Bene, benone: sono rientrato in casa alle due, alle cinque e un quarto suona la mia sveglia. Sarebbero buone due ore di sonno piene e rotti. Ma stasera me ne frego: da oggi pomeriggio abbiamo un Dottor Dungeon Master, a cui vanno i complimenti più vivissimi da parte di tutto lo staff del blog (io) e dei suoi lettori (gli altri tre giocatori).
Mi sembra doveroso un tributo di sangue, carta e sonno sacrificato all'altare del Dungeons and Dragons.
Bene bene, apparte la stracarica che m'ha dato la laurea di oggi (premess. Io non avevo mai visto una laurea, me plebeo&tapino) togliamo pure l'apparte, direi che possiamo passare agli affari di stato; ci eravamo lasciati che Osgiliath comandata da Faramir stava venendo assediata da.. come dite? M'ha defecato un draco sul computer? Eh sì..
Stasera non mezza, non una cronaca bensì doppia razione. Al Master, che se lo merita.
«Roma brucia. Nerone suona la lira. La vittoria dei nostri a sud dello schieramento è solamente un granello di sabbia in un deserto. Intorno a loro continua il pandemonio: tagliagole, sciamannati e canaglie di ogni stampo, tutti bramosi di morte e bottino, inseguono i poveri ribelli contadini, i quali si difendono alla meglio. Ormai qui non si salva la libertà, nemmeno la propria casa o la famiglia. Si pensa a salvare la stessa vita. Nel breve, brevissimo riposo della compagine un giovanottino biondo paglia, scatta al galoppo d'un destriero roano in direzione della fattoria in fiamme. "Fermi fermi, amici!" grida lui, alla vista delle armi alzate e pronte a colpire. Nel bailamme generale è facile colpire un amico quanto colpire un nemico. "Dar Gremath ha bisogno di voi! Vedete la casa laggiù? Lui è là, con il gruppo di comando. Nazrin Redtor in persona lo ha attaccato!". Non c'èra tempo da perdere. Se cade il comandante, tutto andrà allo sfascio. Dar Gremath va salvato. Gli avventurieri non perdono tempo e cominciano a correre verso la zona indicata; il giovane era già sfrecciato via, a far danni. Durante il percorso, passando in una via in preda alla distruzione e sempre tenendo d'occhio la collina di Dar Gremath, su uno spiazzo erboso capeggiato da una casa solitaria si notano una banda di furfanti e bestie infernali, tenere d'assedio un gruppo di popolani in preda al terrore. Tra loro c'èrano anche donne, vecchi e bambini. La decisione fu quasi naturale e comune a tutti: gettarsi nella mischia per salvarli.
["Tanto per aiutarli perderemo al massimo trenta secondi" (cit. James)]
"Fatevi sotto, bottini!" sberciò Zebith, mancando una pugnalata ma segando con la seconda, il primo scagnozzo che gli si parò di fronte. Sariel comincia la sua litania di magie mentre Caranthir si fa spazio tra la vite e l'uva. "Ce ne sono degli altri!" gridò allarmato Wulgar, dopo aver avanzato qualche metro. Dietro la casa, a torturare dei poveri popolani indifesi, c'èrano disgustosi demoni neri come la pece. Zebith prosegue la sua avanzata fino ad arrivare alla casa. Un cenno d'intesa con i suoi, e sfondata la finestra, penetra nell'abitazione. Un possibile effetto sorpresa è ancora giocabile. La banda di debosciati intanto si è accorta della presenza nemica e converge l'attenzione su di loro. Due energumeni si avventano verso la coltivazione di Chianti e quindi Caranthir, il quale scansa un colpo dopo l'altro, nonostante la pesantezza dell'armatura a... a... piastre? (Master, l'ha lei la scheda, aiuto). Spostando l'attenzione sul duello principale accanto la magione, si decifra che bestie sono: Diavoli di Catrame, esseri dell'oltretomba tornati appositamente per rompere i coglioni, eh? come? sì, dicevo, diavoli dei quali uno di essi estrae dal suo inventario infernale una rete rosso fuoco. Wulgar ne finisce prigioniero, cadendo a terra, ustionato dalle fiamme. Intrappolato, viene trascinato seco il diavolo e quivi ferito da pugnalate dell'adepto mago del Cerchio di Ferro. Con un uomo in meno, Sariel sprigiona tutta la potenza magica conferitale dal Magnifico Rettore proclama una palla di fuoco gigantesca. Essa colpisce tutti quanti, diavoli compresi. Finita la fiammata ecco l'avanzata folgorante di James; vista la confusione provocata dal globo di fiamme, è facile per lui liberare il suo compagno nano. Lo scozzo prosegue anche nel vigneto: piante di futura uva matura cadono a terra una dopo l'altra, colpite da fendenti mancati e colpi a segno. Caranthir sbuzza finalmente uno dei due buzzurri, spingendolo indietro con un cozzo di scudo. Il secondo, alla vista del suo compare a terra, sembra trovare la luce e riesce a ferire ad un gomito Caranthir. Ma per l'elfo è vita facile, finchè gli avversari sono questi. Un colpo secco e scatta via. Dove? Dove c'è bisogno d'aiuto. Nel contempo una finestra si spalanca: qualcuno da dentro la casa ha visto tutto. Zebith fa la sua comparsa e con una pugnalata tra le ipotetiche costole (non ho fatto anatomia del diavolo) colpisce la bestia. Poi una nube di fumo, solito stile del nostro, copre la scena del delitto. Poi la scena si fa del tutto fulminea. L'adepto, accortosi della situazione, esprime poche parole magiche ed una fiammata nera sorge dal suolo. Pare ristoratrice e benefica per i due diavoli. Ma è vita breve per loro. Zebith sbuca dalla nube e con un urlo belluino, pianta il pugnale nella giugulare dell'adepto. Il volto del drow da nero si tinge di rosso carminio. Sariel si concentra: teletrasportatasi alle spalle delle bestie, con un potente incanto ne abbatte una. Zebith intanto si accorge di Caranthir: eppure voleva venire ad aiutarli, invece è rimasto invischiato nel mosto. L'elfo nero, sembra imbrattato di sangue magico, corre verso la vigna, portando all'inferno un altro tagliagole. L'ultimo duello è tra nano e diavolo. Wulgar lancia la magia Vento martellante, facendo perdere a tutti il senso dell'equilibrio. Ma il diavolo riesce a rialzarsi ed usare un'altra volta la sua rete maledetta. Ma non ha fatto i conti con la Bessie (Bessie?) di James. L'ascia bipenne dell'umano va a catafrangersi (CATAFRANGERSI?) sul cranio indiavolato, liberando questa terra da un'ulteriore amenità. Il sipario cala con lo svenimento di Wulgar e la relativa perdita dei sensi. La situazione si fa critica. I nostri sono a pezzi e soprattutto Dar Gremath non è stato ancora soccorso. Come faranno a uscire da questa situazione spinosa? Non c'è nemmeno tempo per chiederselo. Un polverone più grosso degli altri si fa strada verso la via principale. Combattimenti verso l'altura indicata più di dieci minuti fa pare non ce ne siano più, e se vi sono, sono di scarsa importanza. Una figura imponente nella sua forma fa l'ingresso in quello spiazzo: dietro di lui numerose decine di soldati. "Siete voi!" grida la figuraccia a cavallo. "Siete voi che avete organizzato tutto questo! La pagherete cara, come ha già fatto Dar Gremath!" La distanza tradiva, ma pian piano essa diminuiva. La persona in sella era proprio lui: Nazrin Redtor in persona. "Fateli fuori!" fu tutto quel che ebbe da dire. La battaglia finale aveva inizio. La freccia di Zebith produce già l'uno a zero. "Uaaa-ah!" e il fulmine di Sariel ne stempia altri due. Caranthir in corsa (alla Chingachgook, ultimo dei Mohicani) pianta la spada nella testa elmettata d'un cerchiodiferrista. Ma per quante canaglie e balordi i nostri possano uccidere, la situazione era drammatica. Il Cerchio di Ferro andava a stringersi intorno a loro. Accerchiati e soverchiati dalla forza numerica la compagnia era alle strette. Mirabolanti scene come l'alto elfo che combatte contro tre sgherri alla volta, o il coraggiosissimo duello di James contro Nazrin, dal quale ne uscirà segnato sono novelle cantate dai bardi nelle bettole. Tutto è perduto. James viene colpito da una poderosa legnata e cade a terra, in una pozza di sangue. Zebith, ferito cade in ginocchio: ne riceve, mentre cerca di rialzarsi, una violenta pedata in faccia, facendolo poi cadere con la testa riversa al cielo. Bastardo fu colui che ci ribadì, colpendolo con il piede una seconda volta. Caranthir e Sariel cercano di fare quadrato attorno al loro compare svenuto ma sono sgomenti alla vista dei loro compagni caduti. "Non ce la faremo mai, Sariel" disse sconfitto l'elfo. "Non è vero!" gridò quella, tirando con l'arco folgorante, colpendo a destra e sinistra canaglie e diavoli. "E' stato un piacere conoscerti" concluse lui, abbandonando la posizione e gridando con quanto fiato avesse nei polmoni, corse verso il capo dei cattivi. Ne nacque una breve colluttazione, terminata con la ovvia sconfitta del nostro. Sariel rimane da sola. I suoi occhi corrono in cerca d'aiuto. Niente le è vicino, niente la può salvare. Chiude gli occhi, davanti a sè un orda famelica di immondi pronti a saltarle addosso. Li riapre e la scena è sempre la stessa. Li richiude un'altra volta. E anche l'ultima dei Mohicani non c'è più.»
...bene, sono le tre e venti! Ho finito la quarta puntata delle cronache..! Possiamo dire che adesso è d'uopo un bacile di caffè e magari anche qualche dolcino della cambusa. Detto questo riprendiamo la storia. Che fine ha fatto Sariel? Il riscaldamento globale, chi riceverà la bolletta globale? Se il Sacro Graal era un servizio da sei, dove sono finiti gli altri cinque calici? Cerchi nel grano, cerchi nel grano, ma alla fine cosa trovi? E' vero che calpestare un atomo di stronzio porta fortuna? Quando litighi con un call center si può parlare di scazzo alla risposta? Davvero fu Dracula il primo possessore di una tv al plasma? Che relazione esiste tra il Ratto delle Sabine e Topo Gigio? Tutto questo è Kazzenger!
« Nulla è reale, tutto è lecito... Il buio. Flebile luce rossastra. Le membra indolenzite e un torpore assurdo. Sariel riacquista conoscenza, sentendosi a pezzi. Si guarda intorno, quasi non ricordando dove fosse. Non ha mai visto quella casa, arredata alla contadina povera. E' sola. Ferite sul suo delicato corpo di maga e un silenzio innaturale le tengono compagnia. Si ricorda un po' alla volta cosa è successo. Probabilmente si è teletrasportata, prima di esser fatta prigioniera e schiava di Nazrin, in quella vicina casa, avendo così salva la vita. Ma fuori? Cosa sarà successo? Saranno tutti vivi? Decide di alzarsi, accusando dolori a tutte le giunture. Ispeziona attentamente la casa, facendo attenzione a non far confusione. La casa è vuota ed ha tre stanze. Le finestre sono stoppinate (bel termine...) e da fuori non si ode niente. Un cigolio e [ "Iiiii non lo fa" (cit. Sariel)] un piccolo spiraglio e sprazzo di luce irrompe nella casa. Fuori non si vede niente ma in lontananza si sente parlottare. Sariel, spaventatissima, non si espone fuori ma cerca di carpire qualche parola. Non sa se sono amici o nemici, ma le uniche parole che riesce ad ascoltare è "vittoria" e "fuga". Possono voler dire tutto o niente. L'altra finestra è ancora più aleatoria della prima. Da essa si vede la fattoria di Dar Gremath sulla collina e si nota un fermento unico. Il villaggio è devastato e gran parte delle case è ancora in fiamme. E' il tramonto, e la luce rossa del sole infiamma anche le case rimaste miracolosamente intatte. Fattasi coraggio e datasi un'aggiustata, Sariel fa capolino dall'uscio. "Ma sei tu!". Fatto un rapido giro, se ne era resa conto. Albridge aveva vinto, a carissimo prezzo. Un soldato malconcio aveva riconosciuto Sariel, vedendo in lei l'eroina famosa che aveva organizzato le difese con il comando di Gremath. La prima cosa che volle sapere riguardò i suoi compagni. Lesto il soldatino la accompagnò verso la fattoria. Scene dilanianti si fecero avanti. Un infinità di soldati feriti, morenti e morti si stendeva, lungo la strada, nei campi e nelle case rimaste ancora in piedi, in giro andavano improvvisati infermieri, donne e chierici. Preghiere e sangue, era ciò che era rimasto dell'esercito di Albridge. La compagnia era distesa in una serie di lettighe, al coperto d'una tenda a muro. Zebith aveva perso tre denti, James si era procurato una cicatrice lunga dalla bocca all'orecchio e Caranthir era rimasto zoppicante a destra ma tanto a noi ci importa assai, visto che gli faccio fare una protesi all'anca. Era un sollievo per tutti sapere che tutti erano vivi, malconci ma ancora vivi. Baci e abbracci vengono scambiati ma si sente anche il dolore d'una battaglia dura e delle ferite che probabilmente non verranno mai rimarginate. "Dar Gremath ha detto che dobbiamo andare da lui prima possibile, Sariel. Possiamo andarci intanto noi, no?" propose Wulgar. Gli altri tre erano sempre ricoverati e non potevano andare liberamente a giro. Però le cure, soprattutto mediche, avrebbero potuti metterli in convalescenza già dalla mattinata successiva.
Il capo di Albridge era sopravvissuto. Malmesso pure lui, con la corazza ancora lorda di sangue ed ammaccata, Dar Gremath ricevette nella sua stanza comando i due eroi. "Avete reso un grande servigio alla nostra città. Ma vi credevamo spacciati." disse lui. "Pure voi, caro mio." aggiunse Wulgar, memore della notizia del cavaliere errante d'un certo comandante attaccato da Nazrin Redtor. "Comunque sia, siamo tutti vivi... o quasi". soggiunse il capo. "Chi è che non ce l'ha fatta?" chiese Sariel. "Per adesso il bollettino mi riferisce sessantaquattro morti e quasi il doppio dei feriti" disse tetro "E tra gli ufficiali, Bren Thorson non ce l'ha fatta, una freccia l'ha trapassato. E pure Israfen, il capo degli elfi, è caduto." "E' terribile.." fu tutto quel che Sariel seppe dire. "Appena Caranthir lo saprà.." aggiunse il nano.
La conversazione proseguì riguardo altri problemi tecnici, quando Wulgar volle indire una riunione tra tutti i capi rimasti. Fu fermo su questa idea e pretese un ritrovo entro mezz'ora. Ma il suo obiettivo era parlare con una persona in particolare. "Ricordi il nostro patto sul teschio, vero?" disse sottovoce, lontano dagli altri. "Sì, ma non mi pare il momento." convenne Stryker. Quel chiodo fisso del teschio non andava via.
"Bene Wulgar, per cosa ci hai riuniti tutti quanti?" disse Dar Gremath, ancora un po' stizzato per via di quella frettolosa riunione.
...mmmsì, dunque "Metto giù il capo un attimino poi ricomincio eh.." TUN. Menomale alle sei mi son levato di 'orsa per andà a caccia.. Dunque, è quasi mezzogiorno, direi che posso riprendere a scrivere.. :)
L'obiettivo era chiaro. Nazrin Redtor era riuscito a sfuggire, scornato e sconfitto. Un essere così in libertà era un grosso pericolo per la futura libertà della regione, pertanto andava inseguito, ora da debole, prima che riesca a raggruppare altre forze e spazzare definitivamente la rivolta del Harkenwold. "Dobbiamo ucciderlo!" "Assediamo il castello" esce fuori un esaltato. "E con cosa?" risponde un altro più terra terra. L'idee erano poco chiare, la confusione molta, il tempo poco. Ogni ora che passava era un'ora di rinforzo per il Cerchio di Ferro e un'ora in meno di possibilità di uccidere il loro capo. "Un manipolo di uomini scelti deve penetrare nelle difese di Harken, trovare Nazrin e farlo fuori." fu il verdetto finale, espresso da Dar Gremath. "E chi saranno questi baldi giovani" chiese Wulgar. Domanda ovvia, risposta ovvia.
"Chi glielo spiega adesso?" si domandò Sariel, di ritorno all'ospedale da campo. Wulgar non rispose. La notte scende la sua coltre sul campo dei residui eroi; la tensione è tale da tagliarsi col coltello, il quale purtroppo non la rende commestibile (cit. C. Guzzanti)
E' mattina. "Bleeeh che popò di cicatrice!" disse Sariel ad alta voce, scherzando. James rimase profondamente offeso: il vanesio non si fece scalfire dal nuovo difetto fisico, bensì ne fece un pregio, cominciando a vantarsi che lui aveva combattuto duramente.. "mentre voi eravate a giocare a burraco con i drachi" concluse lo sterminatore. "Ti fa male eh, spilungone" ridendo di sottecchi fece Wulgar. Caranthir non si era ancora abituato alla menomazione dell'anca e zoppicava notevolmente, tant'è che.. sì, ormai lo chiamerò Dottor House, classico. La mattina scorre, comandati in infermieria, senza poter uscire tre su cinque, a discutere mirabolanti piani di attacco. Il bello è che gran parte di loro non era mai stato ad Harken e quindi parlava fondamentalmente del Niente. Caranthir credeva di avere a che fare con una cittadella, fintantochè il pomeriggio non prese visione d'una carta. James ci era stato tanto tempo fa e Zebith aveva già un idea per scalare i muri. Caranthir non riusciva a smettere con le idee di infiltrazione di spie e Wulgar cucinava un uovo fritto sull'ascia di James. Zebith dava noia ai piccioni.
Dopo pranzo riunione generale al comando di Dar Gremath. "Siete dunque pronti a questa missione?" chiese il capo di Albridge. "...suicida?" concluse Sariel. "Suvvia, non siate così pessimisti, noi abbiamo grande fiducia in voi" li rincuorò Dar. La spedizione non era composta da assassini: la maggior parte di loro erano grandi e grossi e non adatti al lavoro di sabotaggio e sotto copertura. Nessuno vedeva Caranthir ad armeggiare una serratura: James avrebbe impugnato l'ascia e buttato giù cancello e serratura.
Partirono nel primo pomeriggio, a piedi. Di scorta avevano preso qualche mantello del Cerchio di Ferro, nel caso si dovessero travestire. Alcuni decisero di riporre nei propri sacchi le corazze pesanti, utile mossa per fingersi mercanti di preziosi. Quella era la copertura principale. Il cammino per la Strada del Re fu sgombro da problemi. Nessuno era in viaggio, il cielo coperto da qualche nuvola. Molte case erano disabitate e spesso e volentieri, saccheggiate e disastrate. Come lanzichenecchi, l'esercito in rotta di Nazrin se la rifaceva con la povera popolazione locale sopravvissuta a mesi e mesi di soprusi e ingiustizie. La situazione di quella regione avrà una fine, e i nostri cominciavano a vedere la luce. Nazrin era alla frutta. O forse no...
"La situazione è tranquillina.." fu tutto quel che disse Zebith. Buio pesto fuori, luna calante. Arrivati fuori da Harken, i nostri non si erano azzardati ad entrare in paese. Se un dio lo volesse, ci mancava altro di trovare in città dei manifesti con i loro volti e una taglia sulla loro testa. Il drow fece una rapida ricognizione e si fece un idea, riferendo ai compagni, della fisionomia della cittadina. Il castello domina la città ["C'è gente entresce?" cit. Zebith] e le case si spargono intorno ad esso; la strada principale è quella del Re, che taglia il paese. Le guardie in città sono parse tranquille, la popolazione in giro a quell'ora, di mezzanotte, era poca. Forse era attivo un coprifuoco. Sorge la quistione se accamparsi fuori o dormire in una locanda. Ma la discussione sull'entrare in paese tutti insieme o gruppi di due o tre si fa troppo lunga, tant'è che Caranthir, gettata la testa sul sacco, cominciò a dormire, dicendo solamente: "Quando è il mio turno di guardia chiamatemi."
Passata la notte in maniera tranquilla fa la sua comparsa l'albetta. I ragazzi si preparano e decidono in silenzio i gruppi per entrare nell'abitato: cinque personaggi così variegati, strani e mistici avrebbero dato certamente nell'occhio, provocando voci e scompiglio ad Harken, finendo poi sicuramente ai ferri. La cittadina di Harken non è poi così grande, come potrebbe essere Hammerfast. Oltre al castello la seconda cosa che si nota in città è una guglia di cristallo posta in cima ad una collinetta. La leggenda vuole che in essa abitasse tanto tempo fa un arcimago, il quale adesso è partito per un lungo viaggio per girare il mondo. Difatti è disabitata. Per visitarla l'orario delle visite è dalle 9.00 alle 19.00 d'estate e 17.00 d'inverno, il costo del biglietto è di cinque monete d'oro e per ulteriori informazioni rivolgetevi all'Opera Primaziale Pisana...
...no, allora, io ero appena arrivato al punto di Wulgar che conosce il vecchio e mi si resetta la pagina perchè non c'èra la linea. Questo è il punto massimo dove ha salvato. Il resto mi ci prende lo sconforto a scriverlo adesso. Anzi, a riscriverlo adesso. Lavoro un po' due foto e poi vedo di rimettermici :)
mercoledì 19 ottobre 2011
martedì 11 ottobre 2011
Cronache di D&D III^ Puntata [2/2]
Questo mese comincia davvero ad essercene troppe.. Tra il 118 e la caccia vivo di notte stile Batman; l'iPhone è come un bimbo piccino, ogni giorno vuole un app nuova. Ho due book da lavorare e in settimana ne scatto un altro...
Tra le altre cose è anche la settimana di lutto per Steve Jobs.
Tosto passiamo alla seconda parte del terzo atto.. Eravamo rimasti al consiglio di guerra? Bei tempi, per davvero, quando la gente viveva con 40 PF..
«Passarono ore a discutere, molte volte del Niente. Il capo di quella campagna finale era Dar Gremath; dopo l'arringa di Sariel non vi erano dubbi. Le idee poste sul tavolo della guerra erano molte, confuse e molto spesso irrealizzabili. Caranthir si impose su una tattica tutta sua in stile elfico, imboscata, toccata e fuga; altri più realisti lasciarono perdere tali vezzosità tecniche. James era già partito in quarta al riguardo delle difese lungo il fiume per gli arcieri e Sariel esplicitava le sue tecniche per difendere il villaggio dal fianco destro.
Idea più giusta non venne più fuori: il giorno dopo arrivò in villaggio la notizia che l'esercito del Cerchio si era scinto in due tronconi, uno diretto al ponte e l'altro, usufruendo d'un guado, passava il confine naturale e si accingeva a sferrare un attacco sul fianco. Morsa a tenaglia, un classico. E loro erano tra l'incudine e il martello.
Il pomeriggio prima del giorno di sangue accadde anche un fatto insolito. L'attenzione del gruppo, dopo pranzo, tornò su quel teschio malefico. "No è mio!" urlava Sariel, respingendo Zebith. Tornarono tutti a discutere sull'utilità di tenere insieme a loro quell'artefatto e sulla possibilità di distruggerlo in seduta stante. "Quell'affare ti ha dato di volta al cervello, dà qua!" grugnì il nano, avanzando una ferrea mano. Non ci furono versi; Sariel era impuntata e non cedeva. Toccò al paladino fare da super partes e mettere fine a quella contesa. Gli animi furono calmati e l'aggeggio rinfrascato. La cena fu consumata in un silenzio quasi infernale. Nessuno aveva nulla da dire, tutti erano consci, a quelle tavole di camerati, che poteva essere il loro ultimo pasto, the last boccons da un momento all'altro. Le sentinelle erano vigili, i fuochi spenti, il coprifuoco attivo.
Quella notte probabilmente nessuno dormì e chi lo fece o era talmente distrutto dal lavoro o era un pazzo.
L'albetta era alle porte. Le frastagliate figure dei monti del Devonshire (EH!?) si delineavano davanti un cielo che da nero andava a tingersi sempre più di chiaro. Non fu ancora sorto il sole che da lontano si udì prima un leggero poi un pesante tramestìo ed infine le grida strazianti delle sentinelle. La battaglia finale ha inizio.
Il blu del cielo ogni tanto sparisce, coperto dal nero ebano delle lunghe frecce. I disgraziati, colpiti, rovinavano nel fiume, provocando grasse ciarbate (non trovavo un sinonimo, chiedo venia) d'acqua. I più veloci e scaltri facevano assaggiare il ferro alla prima linea schierata in fretta e furia sul ponte. Dai boschi dell'est venne giù il mondo. Orde, bande, mostri, un carosello mortale si riversava nel villaggio. Sacche di resistenza, muri di rappresaglia, difese altalenanti si opponevano all'oppressore. Tra questi c'èrano i nostri, sbattuti fuori di casa e spediti in braccio alla morte. Il buongiorno fu dato da un tagliagole che in corsa andò a trovare il sonno eterno attraverso la lama di James; il cadavere crollò in testa al nano. "Ma fai attenzione, coso!" sbottò lui, finendo il morente con la mazza. Un portaordini li raggiunse, mentre loro stavano dirigendosi verso il ponte. "Il fianco sud va coperto" esclamò rivolto a loro. Furono le sue ultime parole perchè un maledetto a cavallo lo trafisse, mentre scorribandeggiava attraverso le case.
La corsa fu folle e impossibile. Saccheggiatori del Cerchio Nero sfuggivano alle precarie difese del fianco; popolani in fuga venivano uccisi barbaramente e già qualche casetta veniva data alle fiamme. Proprio in prossimità d'un casolare abbandonato in fretta e furia i nostri trovarono duello. Un ben visibile ufficiale del Cerchio di Ferro, con il mantello rosso, comandava un drappello ordinandogli di dar fuoco alla casa. La freccia di James va a conficcarsi nella spalla destra del Guardaspalle. Un chiarissimo "uccideteli" indicò l'inizio del combattimento. L'apertura delle danze la dà Sariel, con un globo di fulmini: terminato il fascio di luce a terra giacevano tre cadaveri accanto alla casa. Le frecce di Wulgar e Zebith non vanno a segno, perlappunto segno che la distanza forse è eccessiva. Ma l'esercitazione continua di Caranthir con arco e frecce permette di segnare un altro colpo, nel costato dell'ufficiale. Intanto gli accoliti si avvicinano, passando tra le viti e il muretto della casa. Ma da dietro l'angolo della casa fa la sua comparsa un tremendo draco: come prima cosa sputa un getto d'acido e la traiettoria va a finire sulla persona di Caranthir. L'affare brucia e corrode l'armatura. Un ulteriore urlo è dovuto anche al cavaliere della bestia, il quale scocca una freccia. Gli avventurieri avanzano, cercando il ferro nemico; la mazza di Wulgar ferisce l'immonda creatura, Sariel cerca di ipnotizzarla, ma nel bailamme generale l'attenzione è completamente distolta e Caranthir riceve un altro duro colpo: cade su un ginocchio, ansante e ferito. L'urlo di James è il segnale che si sta per avventare nella mischia, ma la difficoltà di calibrare l'ascia bipenne lo fa mancare un colpo. I fulmini di Sariel sfrigolano un altra volta, illuminando a giorno la scena di guerra. La freccia di Wulgar va a segno su una canaglia e contemporaneamente Zebith atterra e finisce un derelitto. "Muori me.." è l'urlo d'un elfo sfregiato dall'acido e dall'armatura fumante il quale ferisce e fa indietreggiare un ufficiale del Cerchio di Ferro che, detto tra noi, non riesce nemmeno a contrattaccare. E' un continuo sferrar colpi da parte delle canaglie, le quali delle volte eludono le difese dei nostri in diversi punti. "Arco folgorante!" grida Sariel, mettendo in ginocchio il draco e rischiando seriamente di sbalestrare il suo cavaliere. Le potenti attività curative del nano salvano qualcuno in extremis, colpito un ennesima volta, stavolta sullo schiniere. L'armatura magica di Wulgar viene azionata: le ferite di Caranthir non ci sono più, frutto potente dell'arcano. Forte di tale prodigio avanza e termina un altro disgraziato. "E' la tua ora, infame!" e con una pedata Zebith fa volare a terra il Guardaspalle. Inutile descrivere la spada piantata nel cranio e lo sconforto generale delle truppe invasori. Il draco, all'anima de li mortacci sua, inveisce sulla maga del gruppo, scagliandola a terra con un poderoso morso. Accorre in suo aiuto Zebith, come Caranthir accorre in soccorso di James. Ferito ad una mano lascia quasi cadere l'ascia, la sua guardia cade, il tagliagole sta per affondare il colpo.. ma dal suo petto spunta una spada rossa sangue. "Grazie!" ed eccolo già avventarsi, con la mano ferita, verso un altro tagliagole puntato sulla schiena di Caranthir.
Ma i nemici stanno per estinguersi: il colpo finale lo dà Zebith, atterrando e finendo il draco. Intorno a lui Wulgar uccide un altro furfante, Sariel ne secca due e Caranthir uccide l'ultimo.
Morte e distruzione aleggiano nell'aia di quella casa, teatro fino ad una settimana fa, di allegri pranzi all'aperto in compagnia di amici. C'èra il tempo di riposarsi solo cinque minuti... »
Tra le altre cose è anche la settimana di lutto per Steve Jobs.
Tosto passiamo alla seconda parte del terzo atto.. Eravamo rimasti al consiglio di guerra? Bei tempi, per davvero, quando la gente viveva con 40 PF..
«Passarono ore a discutere, molte volte del Niente. Il capo di quella campagna finale era Dar Gremath; dopo l'arringa di Sariel non vi erano dubbi. Le idee poste sul tavolo della guerra erano molte, confuse e molto spesso irrealizzabili. Caranthir si impose su una tattica tutta sua in stile elfico, imboscata, toccata e fuga; altri più realisti lasciarono perdere tali vezzosità tecniche. James era già partito in quarta al riguardo delle difese lungo il fiume per gli arcieri e Sariel esplicitava le sue tecniche per difendere il villaggio dal fianco destro.
Idea più giusta non venne più fuori: il giorno dopo arrivò in villaggio la notizia che l'esercito del Cerchio si era scinto in due tronconi, uno diretto al ponte e l'altro, usufruendo d'un guado, passava il confine naturale e si accingeva a sferrare un attacco sul fianco. Morsa a tenaglia, un classico. E loro erano tra l'incudine e il martello.
Il pomeriggio prima del giorno di sangue accadde anche un fatto insolito. L'attenzione del gruppo, dopo pranzo, tornò su quel teschio malefico. "No è mio!" urlava Sariel, respingendo Zebith. Tornarono tutti a discutere sull'utilità di tenere insieme a loro quell'artefatto e sulla possibilità di distruggerlo in seduta stante. "Quell'affare ti ha dato di volta al cervello, dà qua!" grugnì il nano, avanzando una ferrea mano. Non ci furono versi; Sariel era impuntata e non cedeva. Toccò al paladino fare da super partes e mettere fine a quella contesa. Gli animi furono calmati e l'aggeggio rinfrascato. La cena fu consumata in un silenzio quasi infernale. Nessuno aveva nulla da dire, tutti erano consci, a quelle tavole di camerati, che poteva essere il loro ultimo pasto, the last boccons da un momento all'altro. Le sentinelle erano vigili, i fuochi spenti, il coprifuoco attivo.
Quella notte probabilmente nessuno dormì e chi lo fece o era talmente distrutto dal lavoro o era un pazzo.
L'albetta era alle porte. Le frastagliate figure dei monti del Devonshire (EH!?) si delineavano davanti un cielo che da nero andava a tingersi sempre più di chiaro. Non fu ancora sorto il sole che da lontano si udì prima un leggero poi un pesante tramestìo ed infine le grida strazianti delle sentinelle. La battaglia finale ha inizio.
Il blu del cielo ogni tanto sparisce, coperto dal nero ebano delle lunghe frecce. I disgraziati, colpiti, rovinavano nel fiume, provocando grasse ciarbate (non trovavo un sinonimo, chiedo venia) d'acqua. I più veloci e scaltri facevano assaggiare il ferro alla prima linea schierata in fretta e furia sul ponte. Dai boschi dell'est venne giù il mondo. Orde, bande, mostri, un carosello mortale si riversava nel villaggio. Sacche di resistenza, muri di rappresaglia, difese altalenanti si opponevano all'oppressore. Tra questi c'èrano i nostri, sbattuti fuori di casa e spediti in braccio alla morte. Il buongiorno fu dato da un tagliagole che in corsa andò a trovare il sonno eterno attraverso la lama di James; il cadavere crollò in testa al nano. "Ma fai attenzione, coso!" sbottò lui, finendo il morente con la mazza. Un portaordini li raggiunse, mentre loro stavano dirigendosi verso il ponte. "Il fianco sud va coperto" esclamò rivolto a loro. Furono le sue ultime parole perchè un maledetto a cavallo lo trafisse, mentre scorribandeggiava attraverso le case.
La corsa fu folle e impossibile. Saccheggiatori del Cerchio Nero sfuggivano alle precarie difese del fianco; popolani in fuga venivano uccisi barbaramente e già qualche casetta veniva data alle fiamme. Proprio in prossimità d'un casolare abbandonato in fretta e furia i nostri trovarono duello. Un ben visibile ufficiale del Cerchio di Ferro, con il mantello rosso, comandava un drappello ordinandogli di dar fuoco alla casa. La freccia di James va a conficcarsi nella spalla destra del Guardaspalle. Un chiarissimo "uccideteli" indicò l'inizio del combattimento. L'apertura delle danze la dà Sariel, con un globo di fulmini: terminato il fascio di luce a terra giacevano tre cadaveri accanto alla casa. Le frecce di Wulgar e Zebith non vanno a segno, perlappunto segno che la distanza forse è eccessiva. Ma l'esercitazione continua di Caranthir con arco e frecce permette di segnare un altro colpo, nel costato dell'ufficiale. Intanto gli accoliti si avvicinano, passando tra le viti e il muretto della casa. Ma da dietro l'angolo della casa fa la sua comparsa un tremendo draco: come prima cosa sputa un getto d'acido e la traiettoria va a finire sulla persona di Caranthir. L'affare brucia e corrode l'armatura. Un ulteriore urlo è dovuto anche al cavaliere della bestia, il quale scocca una freccia. Gli avventurieri avanzano, cercando il ferro nemico; la mazza di Wulgar ferisce l'immonda creatura, Sariel cerca di ipnotizzarla, ma nel bailamme generale l'attenzione è completamente distolta e Caranthir riceve un altro duro colpo: cade su un ginocchio, ansante e ferito. L'urlo di James è il segnale che si sta per avventare nella mischia, ma la difficoltà di calibrare l'ascia bipenne lo fa mancare un colpo. I fulmini di Sariel sfrigolano un altra volta, illuminando a giorno la scena di guerra. La freccia di Wulgar va a segno su una canaglia e contemporaneamente Zebith atterra e finisce un derelitto. "Muori me.." è l'urlo d'un elfo sfregiato dall'acido e dall'armatura fumante il quale ferisce e fa indietreggiare un ufficiale del Cerchio di Ferro che, detto tra noi, non riesce nemmeno a contrattaccare. E' un continuo sferrar colpi da parte delle canaglie, le quali delle volte eludono le difese dei nostri in diversi punti. "Arco folgorante!" grida Sariel, mettendo in ginocchio il draco e rischiando seriamente di sbalestrare il suo cavaliere. Le potenti attività curative del nano salvano qualcuno in extremis, colpito un ennesima volta, stavolta sullo schiniere. L'armatura magica di Wulgar viene azionata: le ferite di Caranthir non ci sono più, frutto potente dell'arcano. Forte di tale prodigio avanza e termina un altro disgraziato. "E' la tua ora, infame!" e con una pedata Zebith fa volare a terra il Guardaspalle. Inutile descrivere la spada piantata nel cranio e lo sconforto generale delle truppe invasori. Il draco, all'anima de li mortacci sua, inveisce sulla maga del gruppo, scagliandola a terra con un poderoso morso. Accorre in suo aiuto Zebith, come Caranthir accorre in soccorso di James. Ferito ad una mano lascia quasi cadere l'ascia, la sua guardia cade, il tagliagole sta per affondare il colpo.. ma dal suo petto spunta una spada rossa sangue. "Grazie!" ed eccolo già avventarsi, con la mano ferita, verso un altro tagliagole puntato sulla schiena di Caranthir.
Ma i nemici stanno per estinguersi: il colpo finale lo dà Zebith, atterrando e finendo il draco. Intorno a lui Wulgar uccide un altro furfante, Sariel ne secca due e Caranthir uccide l'ultimo.
Morte e distruzione aleggiano nell'aia di quella casa, teatro fino ad una settimana fa, di allegri pranzi all'aperto in compagnia di amici. C'èra il tempo di riposarsi solo cinque minuti... »
venerdì 23 settembre 2011
Cronache di D&D III^ Puntata [1/2]
Sono veramente troppo indietro con tutto e come sempre, ho una marea di progetti da portare avanti. Ho lì sulla scrivania le pagine d'appunti dell'ultima sessione di D&D che mi guardano, mi guardano male. Ma che vi devo dire a voi.. Domenica scorsa ci siamo briscolati, è venuto fòri un mostro, poi è scaduto il parcheggio ad uno, son venuti i vigili...
« Il posto trasecolava di un tanfo indicibile. L'aria viziata, l'umido e il nuovo fetore di sottospecie di cadaveri mostruosi e nonmorti non aiutava di certo l'ambiente. I nostri ragazzi si son dati alla perlustrazione più ampia del posto. Inutili gli sforzi di sfondare le due porte di pesante ferro e legno di quercia. Inutile anche cercare, chi minuziosamente chi alla rinfusa, nelle vaste librerie a fondo della sala. "Venite! Ho trovato qualcosa.." disse ad alta voce lo Zebith. Nell'angolo sinistro, in fondo, era presente una grossa leva. Ed un grosso forziere. "Che aspettiamo? Apriamolo." disse Wulgar, il quale, con un colpo netto di mazza, centrò il lucchetto. "Lascia fare a me.." aggiunse James, vista l'inefficacia del colpo. Una grezza legnata d'ascia tranciò serratura, baule e tutto. "Lo chiamavano "delicato"." disse la maghetta. Il bottino fu prezioso, visto lo sforzo: monete d'oro, un armatura lucente, monili. Probabilmente era la tesoreria di quel piccolo nucleo di delinguenti, ormai resi inefficenti contro l'umanità. "Sento qualcosa di strano.. come di magico" disse sottovoce Wulgar, mentre si provava l'armatura. Il suo sguardo scorse i suoi compagni e cadde su Sariel.
"Inutile dire quanto la comunità degli elfi sia riconoscente verso di voi" continuò a recitare Eriyel. Il drappello era riuscito a tornare al Campo Woodsinger. "Sono giunta quindi ad una conclusione" disse, dopo una piccola pausa la capa degli elfi. La fuga sembrava impossibile, le porte inaccessibili. Fu un colpo di genio di Sariel, di tornare sopra i cerchi del teletrasporto ed esclamare il nome della città eladrin dalla quale erano venuti. "Quale conclusione, sua magnificenza?" chiese rispettoso James. Gli erano passate le ruzze in quel momento catartico.
"Gli elfi scenderanno in guerra. Israfen comanderà una compagnia di cinquanta elfi arcieri addestrati per ogni situazione. Sono già in marcia verso Albridge. Adesso dovete solamente raggiungerli." concluse la vecchia Eriyel. Un grido di giubilo da parte dei nostri. Seppur sia un aiuto limitato era pur sempre un incentivo contro i nemici del Cerchio di Ferro. Ma un tarlo assale i nostri avventurieri. In seguito alla sfida nei sotterranei di Dal Nystriere, Sariel "ricordò" la presenza, nel suo zaino di un teschio nero. Tale artefatto (Magic: The Gathering, Wizard of the Coast ©) fu reperito durante le precedenti avventure dei nostri eroi. Adesso era tornato a manifestarsi, in tutta la sua potenza magica negativa o forse positiva. Niente seppero dire i druidi del campo, anzi, parvero restii a trattare tale argomento. I nostri, sconsoli, tornarono ai loro giacigli senza un'ombra di risposta.
L'alba fu la sveglia per il gruppo. La scorciatoia, la loro via. Due giorni, dicevano le vedette ed esploratori, mancavano al grande duello, tra ribelli e tiranni, sul campo di battaglia di Albridge, ultima roccaforte e sacca di resistenza dei contadini. La marcia è monotona, la campagna sempre la stessa, colline e campi abbandonati. Ci si annoia anche presto a chiaccherare, visto che da parlare c'è veramente poco. I nostri sono tesi e nervosi, al pensiero che domani l'altro potrebbero esser cibo per i corvi. Un evento, nella tarda mattinata, sconvolge il viaggio. Un cavallo, ad alta velocità, corre sulla loro stessa strada. La compagnia decide di tenere piè fermo sulla strada: non sarà un esploratore del Cerchio a impensierirli. Ma, per una volta tanto, era un volto amico. E' Trin, l'halfling spagnola, già conosciuta da parte di tutta la compagnia, meno Caranthir, il quale, al secolo non faceva ancora parte della banda. Li informa di cose già note e annuncia che sta marciando anche lei a dare una mano ai ribelli. Una spada in più è sempre un bene.
Al tramonto giungono ad Albridge, dopo una giornata intera di cammino. Ad accoglierli Dar Gremath, capo dei ribelli di Albridge. Li stavano aspettando, stavano aspettando più rinforzi possibili.
E' buio, si distingue poco dalla piccola cittadina sul fiume. Improvvisate barricate, finestre sprangate, segni evidenti d'abbandono e di saccheggio. Più che un paese, Albridge tentava di diventare una cittadella.
"I capi sono riuniti qui dentro." annunciò Dar, arrivando ad una casa, la quale, unica a due piani, era con tutta probabilità casa sua.
Cominciava così il Consiglio di Guerra...»
« Il posto trasecolava di un tanfo indicibile. L'aria viziata, l'umido e il nuovo fetore di sottospecie di cadaveri mostruosi e nonmorti non aiutava di certo l'ambiente. I nostri ragazzi si son dati alla perlustrazione più ampia del posto. Inutili gli sforzi di sfondare le due porte di pesante ferro e legno di quercia. Inutile anche cercare, chi minuziosamente chi alla rinfusa, nelle vaste librerie a fondo della sala. "Venite! Ho trovato qualcosa.." disse ad alta voce lo Zebith. Nell'angolo sinistro, in fondo, era presente una grossa leva. Ed un grosso forziere. "Che aspettiamo? Apriamolo." disse Wulgar, il quale, con un colpo netto di mazza, centrò il lucchetto. "Lascia fare a me.." aggiunse James, vista l'inefficacia del colpo. Una grezza legnata d'ascia tranciò serratura, baule e tutto. "Lo chiamavano "delicato"." disse la maghetta. Il bottino fu prezioso, visto lo sforzo: monete d'oro, un armatura lucente, monili. Probabilmente era la tesoreria di quel piccolo nucleo di delinguenti, ormai resi inefficenti contro l'umanità. "Sento qualcosa di strano.. come di magico" disse sottovoce Wulgar, mentre si provava l'armatura. Il suo sguardo scorse i suoi compagni e cadde su Sariel.
"Inutile dire quanto la comunità degli elfi sia riconoscente verso di voi" continuò a recitare Eriyel. Il drappello era riuscito a tornare al Campo Woodsinger. "Sono giunta quindi ad una conclusione" disse, dopo una piccola pausa la capa degli elfi. La fuga sembrava impossibile, le porte inaccessibili. Fu un colpo di genio di Sariel, di tornare sopra i cerchi del teletrasporto ed esclamare il nome della città eladrin dalla quale erano venuti. "Quale conclusione, sua magnificenza?" chiese rispettoso James. Gli erano passate le ruzze in quel momento catartico.
"Gli elfi scenderanno in guerra. Israfen comanderà una compagnia di cinquanta elfi arcieri addestrati per ogni situazione. Sono già in marcia verso Albridge. Adesso dovete solamente raggiungerli." concluse la vecchia Eriyel. Un grido di giubilo da parte dei nostri. Seppur sia un aiuto limitato era pur sempre un incentivo contro i nemici del Cerchio di Ferro. Ma un tarlo assale i nostri avventurieri. In seguito alla sfida nei sotterranei di Dal Nystriere, Sariel "ricordò" la presenza, nel suo zaino di un teschio nero. Tale artefatto (Magic: The Gathering, Wizard of the Coast ©) fu reperito durante le precedenti avventure dei nostri eroi. Adesso era tornato a manifestarsi, in tutta la sua potenza magica negativa o forse positiva. Niente seppero dire i druidi del campo, anzi, parvero restii a trattare tale argomento. I nostri, sconsoli, tornarono ai loro giacigli senza un'ombra di risposta.
L'alba fu la sveglia per il gruppo. La scorciatoia, la loro via. Due giorni, dicevano le vedette ed esploratori, mancavano al grande duello, tra ribelli e tiranni, sul campo di battaglia di Albridge, ultima roccaforte e sacca di resistenza dei contadini. La marcia è monotona, la campagna sempre la stessa, colline e campi abbandonati. Ci si annoia anche presto a chiaccherare, visto che da parlare c'è veramente poco. I nostri sono tesi e nervosi, al pensiero che domani l'altro potrebbero esser cibo per i corvi. Un evento, nella tarda mattinata, sconvolge il viaggio. Un cavallo, ad alta velocità, corre sulla loro stessa strada. La compagnia decide di tenere piè fermo sulla strada: non sarà un esploratore del Cerchio a impensierirli. Ma, per una volta tanto, era un volto amico. E' Trin, l'halfling spagnola, già conosciuta da parte di tutta la compagnia, meno Caranthir, il quale, al secolo non faceva ancora parte della banda. Li informa di cose già note e annuncia che sta marciando anche lei a dare una mano ai ribelli. Una spada in più è sempre un bene.
Al tramonto giungono ad Albridge, dopo una giornata intera di cammino. Ad accoglierli Dar Gremath, capo dei ribelli di Albridge. Li stavano aspettando, stavano aspettando più rinforzi possibili.
E' buio, si distingue poco dalla piccola cittadina sul fiume. Improvvisate barricate, finestre sprangate, segni evidenti d'abbandono e di saccheggio. Più che un paese, Albridge tentava di diventare una cittadella.
"I capi sono riuniti qui dentro." annunciò Dar, arrivando ad una casa, la quale, unica a due piani, era con tutta probabilità casa sua.
Cominciava così il Consiglio di Guerra...»
mercoledì 21 settembre 2011
Cronache di D&D II^ Puntata [2/2]
« Notti brave, spallette, volanti due contro centocinquanta, piadine fumanti alle due e mezzo di notte, birre sciacquose, twighe e viaggi sull'Aurelia dove la sola luce proviene da due fari nella notte; così tardi che anche le lucciole sono a letto.. Sempre per lidi lontani. »
No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.
Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...
« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.
Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.
"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»
No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.
Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...
« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.
Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.
"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»
domenica 11 settembre 2011
Cronache di D&D II^ Puntata [1/2]
Rieccoci dunque... Lo so, assenza ingiustificata per più di una settimana. Son stato dietro ai test d'ammissione a Medicina e Proff. Sanitarie. Il primo è già saltato, 828esimo.. Il secondo me lo danno domani (si spera).
Infermieristica o no, non si possono interrompere i racconti di punto in bianco.. tosto dunque riprendiamo.
(perchè uso sempre il lemma "tosto"..?)
<<La marcia verso Marl era ripresa, in seguito al combattimento presso il podere. Il tempo era sempre uggioso e non accennava a smettere con la pioggia. All'incirca del mezzogiorno, i nostri avvistano da lontano qualcosa: Marl. Ma si vedeva lontano un miglio che la città non fosse brulicante di vita. "Vado io in ricognizione" esclamò Zebith. Confermata l'idea dai vari cenni di assenso dei compagni, il nostro proseguì da solo alla volta della città abbandonata. Dopo nemmeno mezz'ora di riposo sull'erba bagnata, al riparo d'un grosso pino, il ricognitore era tornato. "Non c'è niente ragazzi. E' tutto distrutto, fatto a pezzi, demolito.." esclamò appena arrivato. "Riposati un attimo e raccontaci meglio" disse il nano. "Ve l'ho detto" aggiunse lui "non c'è nessuna forma umana nel raggio di un chilometro. L'uniche cose che ho visto muoversi erano dei ragni grossi, ma parecchio grossi.. Poi nient'altro".
Decisione collettiva fu quella di aggirare la città, passando dalla campagna adiacente, onde evitare ritorsioni locali da parte dei nuovi "abitanti" di Marl. Caranthir gettò un'ultima occhiata al campanile semidiroccato della cittadina, per poi proseguire verso casa.
La strada si fa sempre più fangosa e dissestata. Segni di passaggio, recenti e non, costellano la strada. Un frugale pasto, consumato in corso d'opera, segna che è l'ora di pranzo. Durante il viaggio per il campo di Woodsinger, i nostri trovano anche una piccola fattoria, abitata da due halfling. E' strano vedere come, in mezzo a tanta distruzione e disgrazia d'una regione devastata, esista ancora una minuscola zona felice, abitata da piccoletti. Forse gli halfling non si rendono nemmeno conto della fortuna d'essere stati ignorati dal Cerchio di Ferro.
Verso metà del pomeriggio, sempre sotto la pioggia scrosciante, la compagnia arriva al limitare della foresta. Qui Caranthir era di casa. Indicò loro una semplice, per lui, scorciatoia, in mezzo alla foresta, perdendo le facili tracce del sentiero. La pioggia sotto i fitti alberi cadeva più rada, e quindi era più facile per l'orecchio ascoltare i rumori. Ma di rumori in quella foresta ce n'erano veramente troppi. "Fermi" disse James, avvertendo l'ennesimo rumore. Fatto sta che a quel semplice segnale, non solo si fermarono i suoi colleghi, ma dall'alto delle piante si calarono quattro elfi. "Chi siete voi, cosa ci fate qui? Non sapete che.." cominciò quello che sembrava il capo pattuglia, ma non seppero mai che cosa dovevano sapere "Caranthir! Sei proprio tu?"
Sì, Campo Woodsinger era sempre più vicino.
La discussione con la capa Eriyel era da poco finita e Caranthir osservava le piccole casette sugli alberi. Il campo era piccolino, venti, forse nemmeno trenta abitazioni. Niente a che vedere con le grandi "metropoli" elfiche di cui narrano i più vecchi. Era tornato al campo, aveva spiegato che fosse successo alla propria pattuglia. E il comandante è stata chiara: niente guerra. I compagni di Caranthir ne erano affranti. Però forse una soluzione c'èra. Andava ripulito un rifugio di goblin, maledetti, accanto al vecchio villaggio di Dal Nystiere. Secondo le fonti di Israfen, pattuglie hanno riferito che ci sia della attività magica negativa, nei paraggi. E pare che l'unico ingresso sia attraverso un piedistallo posto in mezzo ad un circolo di pietre verticali. E pare, a quanto è emerso durante l'ultima discussione, che saranno loro a stanare quelle bestie. Caranthir era distrutto. Nel giro nemmeno d'una settimana aveva quasi girato tutta la regione. Ora toccava rischiare la vita un'altra volta. Era certo che Eriyel non avrebbe mai mosso guerra contro il Cerchio di Ferro. Non è questione elfica una guerra tra umani. Cosa c'èntravano loro? Ma era forse vero che se il Cerchio si fosse allargato avrebbe procurato danno anche al loro campo, e allora chissà, forse in quel momento entrare in guerra sarebbe troppo tardi. Tutti discorsi che si portò a letto, mentre cercava di prender sonno. Domani è un'altra grande avventura.
Si alzarono presto, di buon mattino. Avrebbero voluto altri ragguagli, ma Eriyel e Israfen, le più alte figure di comando di quel posto, erano partiti all'alba, per chissà dove. Strano. "In marcia, su!" disse qualcuno, allegramente. Gli elfi si affacciavano dall'alto delle piante a guardare il curioso drappello. I più giovani elfetti lanciavano foglie secche sui giovani diretti a distruggere il covo di goblin. Sarà segno di buon auspicio?
Il sentiero erboso andava piano piano diradandosi, facendo posto ad una vecchia strada lastricata, ormai antica e distrutta. Segno che erano sulla strada giusta. Dopo un'ora e mezzo di cammino e qualche cambio di rotta, l'approdo doveva essere arrivato. Una radura, delle palesi pietre giganti verticali torreggiavano in mezzo al piccolo rialzo. Qualche albero intorno ed un carro semidistrutto, relitto in mezzo alla strada. Pareva un ottimo posto per un imboscata di briganti. Detto fatto.
Dall'alto delle piante sbucano ragni. Grossi ragni. Uno arrivava in altezza a Wulgar, il quale cerca subito di morderlo. La reazione dei nostri è immediata. L'arco sfolgorante di Sariel colpisce i due ragni appropinquati al nano, mentre, da lontano, sopraggiungono altre bestiacce. E' facile definirli: goblin ed altri ragni. Arrivano a corsa, berciando nella loro lingua gutturale ed ignobile, mentre si avventano sempre su Wulgar, frangiflutti in tal guisa. Vanno a crearsi duelli e lotte campali, tutto insieme. Zebith, presa distanza dal corpo a corpo, invia il suo aiuto in combattimento tramite frecce letali. James, gridando abbatte il primo goblin della giornata, il quale si piega come un sacco di cenci. Caranthir al suo fianco, leva la spada al cielo e la schianta sulla debole difesa del secondo goblin. Un paio di mosse mal parate ed una stoccata finale. Touchè. Altro derelitto che va a baciare il suolo. Nella cruenta ma rapida battaglia, si staglia anche un grido di preghiera del nano, il quale, in tutta risposta, riceve altri colpi dalle terribili tenaglie dei ragni, avventatisi su di lui. Nel mentre frizzano in aria lampi e fulmini blu. Sariel ha trovato la giusta concentrazione e soprattutto la buona mira per colpire due ragni all'unisono. James para i fendenti di quelle bestie pelose, e Caranthir mentre si difende da un debole colpo offertogli dal goblin, lo vede fuggir via, titubante. Scelta saggia vista la fine dei suoi due colleghi.
James, in preda all'ebrezza del combattimento, pianta la sua ascia in mezzo al ragno già acciaccato. Esso finisce di dimenarsi in terra. Le frecce di Zebith continuano a piovere in mezzo alla mischia, precise come il cioccolato Novi, e Caranthir, mediante un colpo possente, cerca di distruggere la tempra d'un altro ragno.
Il tutto si conclude nel giro di mezzo minuto. Wulgar cade su un ginocchio, in seguito al dolore del veleno iniettatogli dalle bestie. I goblin sono in fuga. Caranthir abbatte un altro ragno. I fulmini di Sariel schizzano nel terzo elemento, colpendo a più non posso. Ma è l'ascia di James a sancire la fine dei combattimenti. Immediati i soccorsi al nano, il quale cominciava ad andare a mettere un piede di là.
"Bestie schifose" gridò Caranthir, facendo levare uno stormo di pennuti dal più vicino albero. Detto ciò ribaltò con una pedata il vecchio carro malandato. Aveva scoperto che era pieno di giacigli di goblin.
Ora bisognava entrare dentro il nascondiglio. E un sistema c'èra...>>
Infermieristica o no, non si possono interrompere i racconti di punto in bianco.. tosto dunque riprendiamo.
(perchè uso sempre il lemma "tosto"..?)
<<La marcia verso Marl era ripresa, in seguito al combattimento presso il podere. Il tempo era sempre uggioso e non accennava a smettere con la pioggia. All'incirca del mezzogiorno, i nostri avvistano da lontano qualcosa: Marl. Ma si vedeva lontano un miglio che la città non fosse brulicante di vita. "Vado io in ricognizione" esclamò Zebith. Confermata l'idea dai vari cenni di assenso dei compagni, il nostro proseguì da solo alla volta della città abbandonata. Dopo nemmeno mezz'ora di riposo sull'erba bagnata, al riparo d'un grosso pino, il ricognitore era tornato. "Non c'è niente ragazzi. E' tutto distrutto, fatto a pezzi, demolito.." esclamò appena arrivato. "Riposati un attimo e raccontaci meglio" disse il nano. "Ve l'ho detto" aggiunse lui "non c'è nessuna forma umana nel raggio di un chilometro. L'uniche cose che ho visto muoversi erano dei ragni grossi, ma parecchio grossi.. Poi nient'altro".
Decisione collettiva fu quella di aggirare la città, passando dalla campagna adiacente, onde evitare ritorsioni locali da parte dei nuovi "abitanti" di Marl. Caranthir gettò un'ultima occhiata al campanile semidiroccato della cittadina, per poi proseguire verso casa.
La strada si fa sempre più fangosa e dissestata. Segni di passaggio, recenti e non, costellano la strada. Un frugale pasto, consumato in corso d'opera, segna che è l'ora di pranzo. Durante il viaggio per il campo di Woodsinger, i nostri trovano anche una piccola fattoria, abitata da due halfling. E' strano vedere come, in mezzo a tanta distruzione e disgrazia d'una regione devastata, esista ancora una minuscola zona felice, abitata da piccoletti. Forse gli halfling non si rendono nemmeno conto della fortuna d'essere stati ignorati dal Cerchio di Ferro.
Verso metà del pomeriggio, sempre sotto la pioggia scrosciante, la compagnia arriva al limitare della foresta. Qui Caranthir era di casa. Indicò loro una semplice, per lui, scorciatoia, in mezzo alla foresta, perdendo le facili tracce del sentiero. La pioggia sotto i fitti alberi cadeva più rada, e quindi era più facile per l'orecchio ascoltare i rumori. Ma di rumori in quella foresta ce n'erano veramente troppi. "Fermi" disse James, avvertendo l'ennesimo rumore. Fatto sta che a quel semplice segnale, non solo si fermarono i suoi colleghi, ma dall'alto delle piante si calarono quattro elfi. "Chi siete voi, cosa ci fate qui? Non sapete che.." cominciò quello che sembrava il capo pattuglia, ma non seppero mai che cosa dovevano sapere "Caranthir! Sei proprio tu?"
Sì, Campo Woodsinger era sempre più vicino.
La discussione con la capa Eriyel era da poco finita e Caranthir osservava le piccole casette sugli alberi. Il campo era piccolino, venti, forse nemmeno trenta abitazioni. Niente a che vedere con le grandi "metropoli" elfiche di cui narrano i più vecchi. Era tornato al campo, aveva spiegato che fosse successo alla propria pattuglia. E il comandante è stata chiara: niente guerra. I compagni di Caranthir ne erano affranti. Però forse una soluzione c'èra. Andava ripulito un rifugio di goblin, maledetti, accanto al vecchio villaggio di Dal Nystiere. Secondo le fonti di Israfen, pattuglie hanno riferito che ci sia della attività magica negativa, nei paraggi. E pare che l'unico ingresso sia attraverso un piedistallo posto in mezzo ad un circolo di pietre verticali. E pare, a quanto è emerso durante l'ultima discussione, che saranno loro a stanare quelle bestie. Caranthir era distrutto. Nel giro nemmeno d'una settimana aveva quasi girato tutta la regione. Ora toccava rischiare la vita un'altra volta. Era certo che Eriyel non avrebbe mai mosso guerra contro il Cerchio di Ferro. Non è questione elfica una guerra tra umani. Cosa c'èntravano loro? Ma era forse vero che se il Cerchio si fosse allargato avrebbe procurato danno anche al loro campo, e allora chissà, forse in quel momento entrare in guerra sarebbe troppo tardi. Tutti discorsi che si portò a letto, mentre cercava di prender sonno. Domani è un'altra grande avventura.
Si alzarono presto, di buon mattino. Avrebbero voluto altri ragguagli, ma Eriyel e Israfen, le più alte figure di comando di quel posto, erano partiti all'alba, per chissà dove. Strano. "In marcia, su!" disse qualcuno, allegramente. Gli elfi si affacciavano dall'alto delle piante a guardare il curioso drappello. I più giovani elfetti lanciavano foglie secche sui giovani diretti a distruggere il covo di goblin. Sarà segno di buon auspicio?
Il sentiero erboso andava piano piano diradandosi, facendo posto ad una vecchia strada lastricata, ormai antica e distrutta. Segno che erano sulla strada giusta. Dopo un'ora e mezzo di cammino e qualche cambio di rotta, l'approdo doveva essere arrivato. Una radura, delle palesi pietre giganti verticali torreggiavano in mezzo al piccolo rialzo. Qualche albero intorno ed un carro semidistrutto, relitto in mezzo alla strada. Pareva un ottimo posto per un imboscata di briganti. Detto fatto.
Dall'alto delle piante sbucano ragni. Grossi ragni. Uno arrivava in altezza a Wulgar, il quale cerca subito di morderlo. La reazione dei nostri è immediata. L'arco sfolgorante di Sariel colpisce i due ragni appropinquati al nano, mentre, da lontano, sopraggiungono altre bestiacce. E' facile definirli: goblin ed altri ragni. Arrivano a corsa, berciando nella loro lingua gutturale ed ignobile, mentre si avventano sempre su Wulgar, frangiflutti in tal guisa. Vanno a crearsi duelli e lotte campali, tutto insieme. Zebith, presa distanza dal corpo a corpo, invia il suo aiuto in combattimento tramite frecce letali. James, gridando abbatte il primo goblin della giornata, il quale si piega come un sacco di cenci. Caranthir al suo fianco, leva la spada al cielo e la schianta sulla debole difesa del secondo goblin. Un paio di mosse mal parate ed una stoccata finale. Touchè. Altro derelitto che va a baciare il suolo. Nella cruenta ma rapida battaglia, si staglia anche un grido di preghiera del nano, il quale, in tutta risposta, riceve altri colpi dalle terribili tenaglie dei ragni, avventatisi su di lui. Nel mentre frizzano in aria lampi e fulmini blu. Sariel ha trovato la giusta concentrazione e soprattutto la buona mira per colpire due ragni all'unisono. James para i fendenti di quelle bestie pelose, e Caranthir mentre si difende da un debole colpo offertogli dal goblin, lo vede fuggir via, titubante. Scelta saggia vista la fine dei suoi due colleghi.
James, in preda all'ebrezza del combattimento, pianta la sua ascia in mezzo al ragno già acciaccato. Esso finisce di dimenarsi in terra. Le frecce di Zebith continuano a piovere in mezzo alla mischia, precise come il cioccolato Novi, e Caranthir, mediante un colpo possente, cerca di distruggere la tempra d'un altro ragno.
Il tutto si conclude nel giro di mezzo minuto. Wulgar cade su un ginocchio, in seguito al dolore del veleno iniettatogli dalle bestie. I goblin sono in fuga. Caranthir abbatte un altro ragno. I fulmini di Sariel schizzano nel terzo elemento, colpendo a più non posso. Ma è l'ascia di James a sancire la fine dei combattimenti. Immediati i soccorsi al nano, il quale cominciava ad andare a mettere un piede di là.
"Bestie schifose" gridò Caranthir, facendo levare uno stormo di pennuti dal più vicino albero. Detto ciò ribaltò con una pedata il vecchio carro malandato. Aveva scoperto che era pieno di giacigli di goblin.
Ora bisognava entrare dentro il nascondiglio. E un sistema c'èra...>>
lunedì 29 agosto 2011
Cronache di D&D I^ Puntata [2/2]
La quiete della notte, il ronzio delle macchinette e la calma del turno di 118 producono uno status di serenezza e di pace adatto per scrivere sul blog. Fintantochè non si svegli qualcuno..
Avevo promesso che oggi avrei pubblicato la seconda parte della prima puntata: chiedo venia, il lavoro m'ha abbastanza preso e non c'è stato versi di buttar giù due righe. Ma adesso son qui, sveglio, con un po' di sonno ma con ancora cinque ore di turno da fare =D
Tosto torniamo al racconto, prima che Morfeo mi faccia prigioniero o qualche briao caschi dalle spallette...
<<La mattina giunse al villaggio. Caranthir viene svegliato dai rumori della gente che si mette a lavoro: cavalli, il fabbro, urla in strada, un bambino che piange. Tutto meno che dal sole. Se ne appura affacciandosi alla stretta finestrella. Piove ancora dal cielo cupo. "In piedi, gente" grugnì ancora insonnolito. I suoi nuovi compagni se la dormivano nella grossa. Sariel scostò con sdegno il braccio impudente di James, il quale nella notte s'èra insediato nel giaciglio di lei. Il nano s'alzò con una girandola di imprecazioni.
A colazione discussero subito d'un fatto: il paladino era scomparso senza lasciare tracce o messaggi. Fu proprio di parola: "Ci rivedremo a Albridge" disse la sera prima. L'accordo era riunirsi lì per combattere il Cerchio di Fuoco. Fatto sta però che la nostra compagnia di avventurieri aveva deciso di scortare Car al suo campo; forse l'obiettivo di quei mercenari era assoldare anche gli elfi in questa ennesima stupida guerra tra umani. Ma Caranthir, seppur dubbioso all'inizio, cominciava a fidarsi di loro. Sembravano persone affidabili; lo avevano salvato, accolto e, a poco, aiutato ulteriormente. A che pro dedicare tutte queste attenzioni? "Forse davvero il loro unico obiettivo è arrivare agli elfi." pensò a tavola Car.
"L'elfo ha bisogno di armi." appurò Zeb. Ed era vero: d'armatura portava quella lezza e sudicia del campeones bullywug. E per arma una lancia lendinosa spuntata e rugginosa. Non è un equipaggiamento adatto ad un Alfiere elfo scelto. "Giusto. A me sembra d'aver visto in paese un fabbro." disse James. "Sì, un fabbro c'è; mi ha svegliato stamani." aggiunse Caranthir.
Ancora sotto la pioggia battente, si recarono alla fioca luce della mattina inoltrata, dal piccolo fabbro del paese. Li accolse un omone nerboruto. Si conclusero diversi negozi; Wulgar si trovò a discutere con l'uomo, sospettoso di quest'ultimo, visto che la precedente volta a badare al negozio vi era una donna, per quel che sosteneva lui. Zebith acquistò nuova roba per sè e comprò all'elfo un'armatura di piastre. Pesava molto. Troppo, rispetto alla sua bella armatura magica andata perduta in pancia ai bullywug. Accusava il peso di tutta quella ferraglia, ma ringraziò riconoscente. E non finì lì. Il fabbro estrasse dalla rastrelliera un'arma: "Questa è una delle migliori spade lunghe che ho forgiato in questo mese. E' molto leggera. Conosco chi mi rifornisce del metallo e so che usa una lega particolare." Tutti discorsi da mercante, la spada era come tutte le altre spade che usano gli umani per tagliarsi la corona a vicenda. Niente a che vedere con il suo stocco di ricognizione. "Di certo non forgio spade togliendo le punte alle lance dei goblin" aggiunse, coronando con una risata. Goblin. Car non poteva sentirli. La sua tribù era in guerra con i goblin del Daggerburg da una vita.
Conclusero i loro affari e proseguirono per l'emporio. Il locale era molto piccolo e stretto ma abbastanza fornito. Visti i loro intenti di viaggio, fecero parecchie scorte. Il vecchietto che teneva il negozio pareva uno sprovveduto. Tirava sul prezzo e non pareva voler concedere il minimo sconto. Non si smosse nemmeno davanti agli eroi che avevano sconfitto gli uomini-rana. Ma era tanto taccagno quanto disattento. Chissà quanti paesani e viandanti si erano approfittati delle disattenzioni del vecchio. Chissà quanta roba gli avevano rubato in tutti quegli anni di gestione. Ma non era affare dei nostri, infatti concluso l'affare, se ne andarono.
Ma vista la pioggia incessante, tornarono presto dentro. "Senta, ha mica niente per la pioggia?" disse Sariel. Le mantelle da pioggia erano l'unica cosa. Non volle fare lo sconto nemmeno al nano, visto che a lui, la metà bastava. Tirchio.
La marcia verso la cittade di Marl inizia, sotto la pioggia. Non c'èra tempo da perdere. Era necessaria metà giornata di cammino per arrivare. Il viaggio procede a rilento, causa l'acqua impenitente e il terreno della strada penoso. Le polverose strade primaverili si sono trasformate immediatamente in fiumi di fango, impedendo la navigazione continua. La campagna si distendeva davanti ai loro occhi per poche centinaia di metri, vista la nebbia fitta. Ma si notavano lo stesso i danni della guerra. Tant'è che arrivarono ad un podere, in chiaro stato d'abbandono. Finestre sprangate, edera arrivata quasi al tetto, orto distrutto, la vicina casetta degli attrezzi con il tetto semisfondato. "Questa era abbandonata già prima della guerra" osservò Caranthir. Ma notò qualcos'altro in mezzo alla nebbia delle undici. Un uomo con le chiare insegne del Cerchio di Ferro era a cavallo d'un mostro abominevole. Altri briganti appaiono in mezzo alla nebbia e l'urlo di una donna infrange il silenzio della mattina inoltrata. Al grido di "Prendeteli" i fanti avanzarono verso i nostri. La tattica era tutto per Caranthir. Studiata immediatamente la situazione aveva forse un'idea. Ripararsi dentro la casa abbandonata ed indurli al combattimento al chiuso.
"Seguitemi! Dentro la casa." disse secco, accennando la corsa verso il muricciolo che lo separava dall'uscio. Livi trovò due guardie che sbucarono dall'angolo della casa, i quali sguainando le spade, lo affrontarono. I ragazzi, forse dopo aver visto i guerrieri anche su quel lato, non seguirono le orme dell'elfo rosso. Sariel, pronunciate poche parole magiche, si smaterializzò accanto alla depandance del podere, occludendosi alla vista dei nemici. Wulgar e James rimangono poco dopo vittima di alcuni attacchi. Al nano arrivano due quadrelli di freccia nelle gambe, ma non è questo il peggio. Dagli alberi nascosti dalla bruma, un'onda rosso tenue si sprigiona, andandosi a schiantare sulla figura di James. Il ragazzo, colpito in pieno da una fiammata, rimane seriamente ferito. C'è una maga, in mezzo a loro, ormai è palese.
Magia contro magia. Il nano grida dal dolore e nello strazio invoca una preghiera ad un suo dio in particolare. Tutti i suoi compagni avvertirono un certo strato di sicurezza e protezione in più. I suoi avversari erano al tempo stesso convinti dalle grida di dolore ma preoccupati per il pericolo incombente della profezia nanica.
Ma la magia continua da parte nostra. Zebith, rimasto nascosto nella fanghiglia ed individuato il raggio di luce rosso, spara nella medesima posizione una freccia infuocata. Ma la maga del Cerchio si doveva essere spostata, perchè alcuna grida fu levata da quella parte. I soldati arrancavano nel fango e si avvicinavano pericolosi, in particolare quello in sella al draco. Sariel, quatta quatta, continua il suo aggiramento del podere e giunta in posizione strategica, sparò pericolosi fulmini azzurri ai danni del destriero e della maga. Con tutta probabilità, a differenza di Zeb, le magie di lei sono andate a segno. Continuano a piovere frecce dalle parti del nano, e la schermiglia di Caranthir comincia. Estrae la spada e alza la guardia appena in tempo, prima di pararsi dall'impeto dei mercenari del Cerchio di Ferro. Si difende agilmente da entrambi i fendenti, para un colpo diretto alla gamba ed approfittando un calo di guardia dell'uomo di sinistra, gli affondò metà spada nell'addome. L'uomo si afflosciò come una sacca di cenci. Il suo compagno, allibito, indietreggiò di qualche passo, aiutando la difesa delle spalle con il muro del podere. Contemporaneamente la lotta continua dall'altro angolo della villetta.
James è fatto oggetto ancora una volta di fiammate rosse carminio: la maga ce l'aveva con lui. Ma si era mostrata troppo, venendo alla fioca luce, dietro da un albero. Wulgar l'aveva vista: si tolse di spalla la balestra, incoccò un quadrello e fece fuoco. Un grido di dolore belluino si stagliò nel clangore della pugna. La maga era ferita e più arrabbiata che mai. Ma il peggio deve venire. Il draco con il suo cavaliere mangiarono la strada molto più rapidamente dei propri colleghi e vennero interrotti dal loro cavalcare da uno Sterminatore. James si frappose alla carica pesante, perdendo quasi un braccio causa un morso infame. James in tutta risposta alza urlando di dolore e di passione e lo ferisce con la sua ascia bipenne. Ciò provoca la reazione malvagia della bestia, la quale continua ad attaccarsi al suo braccio, non staccandoglielo per un pelo. Sariel continua con il suo apporto di magie, sparando fulmini blu nelle rispettive direzioni: maga e draco. La prima viene di nuovo colpita da una scarica. La luce blu elettrica la illumina a giorno e uno potrebbe dichiarare che sia parecchio malmessa. Ma non stramazza al suolo, nonostante due scariche da 220 volt e una freccia nanica.
La situazione si fa pericolosa, James è in pericolo. Caranthir continua il suo duello contro lo sgherro, davanti l'uscio. Tentò di entrare, ma la porta era miseramente sprangata. Ma al suo orecchio giunge il grido di dolore di James. "Caranthir, presto!" è la voce di Zebith. Non c'èra tempo da perdere, in meno di un minuto i suoi compagni erano nei guai. L'adepta maga del Cerchio, continuava, seppur scarsa di forze, a lanciare magie. Vista la sua frapposizione tra James e il draco, decise di rivolgere il suo fuoco su Sariel.
Ma Car aveva furia. Con una finta all'indietro costrinse il suo avversario ad una mossa azzardata in avanti. Ebbe tutto il tempo di trinciargli mezzo braccio e con una pedata riversarlo all'indietro. "Pietà, pietà per un poveruomo." furono le sue uniche parole, quando battè la testa nel terreno molle. "Torna alla tua terra, umano. E non impugnare più il ferro contro i più deboli, miserabile" disse con sdegno Caranthir, avendo pietà di quel disgraziato reso ormai inabile al combattimento. Dietro di lui comparvero altri due guerrieri. Ma non aveva tempo da perdere con loro. Fece marcia indietro e tornò sui suoi passi. Reso libero dal combattimento si rese conto cosa stava succedendo. Un draco dominava la strada, James era a terra e Zebith stava cercando di curare il suo compagno ed al tempo stesso impegnare il cavaliere. Spiccò una corsa il nostro elfo e giunse alla schermiglia.
Il parapiglia che accade succede tutto in brevi secondi. Caranthir pianta la spada nel ventre del draco. Esso, stizzato, afferra e ferisce seriamente il primo. James, indietreggiato, estrae una balestra e rapidamente, pianta una freccia nella grossa coscia del abominio. Wulgar cerca anch'esso di colpire il bestio, ma senza successo. Una freccia balena sulle piastre di Car, senza effetto. E poi Sariel: estrae la potente bacchetta Colpo Gelido. L'adepta non fa più parte dei nostri. Un attimo dopo le parole magiche di Sariel, diviene una statua di ghiaccio, immobile. Nonostante la perdita del loro probabile capo, il brigante vicino a Sariel, visto l'accaduto, incombe su di lei e la ferisce con una sciabolata.
Ma ecco il lampo di genio, quelle scene che raccontano le storie in prima e poi.
Zeb cerca di saltare in sella al draco. In tutta risposta si becca un morso. Pronuncia qualche bestemmia e una parola magica. La scena sparisce all'interno di una nube di fumo nera. Pochi attimi dopo, uno verso innaturale e un tonfo sordo. Altro attimo ed un grido di dolore. Poteva essere successo di tutto. James, con il rischio di colpire anche Zeb, sfodera un'asciata nel polverone nero. La lama incoccia qualcosa di solido. Era il cavaliere. Morto.
Caranthir invece s'avvede di un'altro fatto. Sariel era a duello con un balestriere, il quale finirà a terra poco dopo un minuto, stremato dai fulmini blu. Invece il nano è rimasto cocciutamente muto, ed è finito accerchiato da tre briganti. Uno cade sotto i suoi colpi. Car accorre lì dopo pochi metri e se ne approfitta delle spalle di uno, piantandogli la spada nella gabbia toracica, coperta da un sottile strato di armatura di cuoio. Il terzo, in preda al terrore e notando la morte del draco, se la dà a gambe levate.
"Fermati, pavido!" fu il grido dell'elfo rosso. Non ebbe la prontezza di James e di Wulgar. Entrambi estrassero le loro armi da distanza. Ma il punto fu del quadrello del nano, il quale giunse sulla scapola del fuggitivo, atterrandolo. Forse fingeva di esser morto o era svenuto dallo spavento. Fatto sta che era fermo.
Il combattimento era apparentemente finito...>>
Avevo promesso che oggi avrei pubblicato la seconda parte della prima puntata: chiedo venia, il lavoro m'ha abbastanza preso e non c'è stato versi di buttar giù due righe. Ma adesso son qui, sveglio, con un po' di sonno ma con ancora cinque ore di turno da fare =D
Tosto torniamo al racconto, prima che Morfeo mi faccia prigioniero o qualche briao caschi dalle spallette...
<<La mattina giunse al villaggio. Caranthir viene svegliato dai rumori della gente che si mette a lavoro: cavalli, il fabbro, urla in strada, un bambino che piange. Tutto meno che dal sole. Se ne appura affacciandosi alla stretta finestrella. Piove ancora dal cielo cupo. "In piedi, gente" grugnì ancora insonnolito. I suoi nuovi compagni se la dormivano nella grossa. Sariel scostò con sdegno il braccio impudente di James, il quale nella notte s'èra insediato nel giaciglio di lei. Il nano s'alzò con una girandola di imprecazioni.
A colazione discussero subito d'un fatto: il paladino era scomparso senza lasciare tracce o messaggi. Fu proprio di parola: "Ci rivedremo a Albridge" disse la sera prima. L'accordo era riunirsi lì per combattere il Cerchio di Fuoco. Fatto sta però che la nostra compagnia di avventurieri aveva deciso di scortare Car al suo campo; forse l'obiettivo di quei mercenari era assoldare anche gli elfi in questa ennesima stupida guerra tra umani. Ma Caranthir, seppur dubbioso all'inizio, cominciava a fidarsi di loro. Sembravano persone affidabili; lo avevano salvato, accolto e, a poco, aiutato ulteriormente. A che pro dedicare tutte queste attenzioni? "Forse davvero il loro unico obiettivo è arrivare agli elfi." pensò a tavola Car.
"L'elfo ha bisogno di armi." appurò Zeb. Ed era vero: d'armatura portava quella lezza e sudicia del campeones bullywug. E per arma una lancia lendinosa spuntata e rugginosa. Non è un equipaggiamento adatto ad un Alfiere elfo scelto. "Giusto. A me sembra d'aver visto in paese un fabbro." disse James. "Sì, un fabbro c'è; mi ha svegliato stamani." aggiunse Caranthir.
Ancora sotto la pioggia battente, si recarono alla fioca luce della mattina inoltrata, dal piccolo fabbro del paese. Li accolse un omone nerboruto. Si conclusero diversi negozi; Wulgar si trovò a discutere con l'uomo, sospettoso di quest'ultimo, visto che la precedente volta a badare al negozio vi era una donna, per quel che sosteneva lui. Zebith acquistò nuova roba per sè e comprò all'elfo un'armatura di piastre. Pesava molto. Troppo, rispetto alla sua bella armatura magica andata perduta in pancia ai bullywug. Accusava il peso di tutta quella ferraglia, ma ringraziò riconoscente. E non finì lì. Il fabbro estrasse dalla rastrelliera un'arma: "Questa è una delle migliori spade lunghe che ho forgiato in questo mese. E' molto leggera. Conosco chi mi rifornisce del metallo e so che usa una lega particolare." Tutti discorsi da mercante, la spada era come tutte le altre spade che usano gli umani per tagliarsi la corona a vicenda. Niente a che vedere con il suo stocco di ricognizione. "Di certo non forgio spade togliendo le punte alle lance dei goblin" aggiunse, coronando con una risata. Goblin. Car non poteva sentirli. La sua tribù era in guerra con i goblin del Daggerburg da una vita.
Conclusero i loro affari e proseguirono per l'emporio. Il locale era molto piccolo e stretto ma abbastanza fornito. Visti i loro intenti di viaggio, fecero parecchie scorte. Il vecchietto che teneva il negozio pareva uno sprovveduto. Tirava sul prezzo e non pareva voler concedere il minimo sconto. Non si smosse nemmeno davanti agli eroi che avevano sconfitto gli uomini-rana. Ma era tanto taccagno quanto disattento. Chissà quanti paesani e viandanti si erano approfittati delle disattenzioni del vecchio. Chissà quanta roba gli avevano rubato in tutti quegli anni di gestione. Ma non era affare dei nostri, infatti concluso l'affare, se ne andarono.
Ma vista la pioggia incessante, tornarono presto dentro. "Senta, ha mica niente per la pioggia?" disse Sariel. Le mantelle da pioggia erano l'unica cosa. Non volle fare lo sconto nemmeno al nano, visto che a lui, la metà bastava. Tirchio.
La marcia verso la cittade di Marl inizia, sotto la pioggia. Non c'èra tempo da perdere. Era necessaria metà giornata di cammino per arrivare. Il viaggio procede a rilento, causa l'acqua impenitente e il terreno della strada penoso. Le polverose strade primaverili si sono trasformate immediatamente in fiumi di fango, impedendo la navigazione continua. La campagna si distendeva davanti ai loro occhi per poche centinaia di metri, vista la nebbia fitta. Ma si notavano lo stesso i danni della guerra. Tant'è che arrivarono ad un podere, in chiaro stato d'abbandono. Finestre sprangate, edera arrivata quasi al tetto, orto distrutto, la vicina casetta degli attrezzi con il tetto semisfondato. "Questa era abbandonata già prima della guerra" osservò Caranthir. Ma notò qualcos'altro in mezzo alla nebbia delle undici. Un uomo con le chiare insegne del Cerchio di Ferro era a cavallo d'un mostro abominevole. Altri briganti appaiono in mezzo alla nebbia e l'urlo di una donna infrange il silenzio della mattina inoltrata. Al grido di "Prendeteli" i fanti avanzarono verso i nostri. La tattica era tutto per Caranthir. Studiata immediatamente la situazione aveva forse un'idea. Ripararsi dentro la casa abbandonata ed indurli al combattimento al chiuso.
"Seguitemi! Dentro la casa." disse secco, accennando la corsa verso il muricciolo che lo separava dall'uscio. Livi trovò due guardie che sbucarono dall'angolo della casa, i quali sguainando le spade, lo affrontarono. I ragazzi, forse dopo aver visto i guerrieri anche su quel lato, non seguirono le orme dell'elfo rosso. Sariel, pronunciate poche parole magiche, si smaterializzò accanto alla depandance del podere, occludendosi alla vista dei nemici. Wulgar e James rimangono poco dopo vittima di alcuni attacchi. Al nano arrivano due quadrelli di freccia nelle gambe, ma non è questo il peggio. Dagli alberi nascosti dalla bruma, un'onda rosso tenue si sprigiona, andandosi a schiantare sulla figura di James. Il ragazzo, colpito in pieno da una fiammata, rimane seriamente ferito. C'è una maga, in mezzo a loro, ormai è palese.
Magia contro magia. Il nano grida dal dolore e nello strazio invoca una preghiera ad un suo dio in particolare. Tutti i suoi compagni avvertirono un certo strato di sicurezza e protezione in più. I suoi avversari erano al tempo stesso convinti dalle grida di dolore ma preoccupati per il pericolo incombente della profezia nanica.
Ma la magia continua da parte nostra. Zebith, rimasto nascosto nella fanghiglia ed individuato il raggio di luce rosso, spara nella medesima posizione una freccia infuocata. Ma la maga del Cerchio si doveva essere spostata, perchè alcuna grida fu levata da quella parte. I soldati arrancavano nel fango e si avvicinavano pericolosi, in particolare quello in sella al draco. Sariel, quatta quatta, continua il suo aggiramento del podere e giunta in posizione strategica, sparò pericolosi fulmini azzurri ai danni del destriero e della maga. Con tutta probabilità, a differenza di Zeb, le magie di lei sono andate a segno. Continuano a piovere frecce dalle parti del nano, e la schermiglia di Caranthir comincia. Estrae la spada e alza la guardia appena in tempo, prima di pararsi dall'impeto dei mercenari del Cerchio di Ferro. Si difende agilmente da entrambi i fendenti, para un colpo diretto alla gamba ed approfittando un calo di guardia dell'uomo di sinistra, gli affondò metà spada nell'addome. L'uomo si afflosciò come una sacca di cenci. Il suo compagno, allibito, indietreggiò di qualche passo, aiutando la difesa delle spalle con il muro del podere. Contemporaneamente la lotta continua dall'altro angolo della villetta.
James è fatto oggetto ancora una volta di fiammate rosse carminio: la maga ce l'aveva con lui. Ma si era mostrata troppo, venendo alla fioca luce, dietro da un albero. Wulgar l'aveva vista: si tolse di spalla la balestra, incoccò un quadrello e fece fuoco. Un grido di dolore belluino si stagliò nel clangore della pugna. La maga era ferita e più arrabbiata che mai. Ma il peggio deve venire. Il draco con il suo cavaliere mangiarono la strada molto più rapidamente dei propri colleghi e vennero interrotti dal loro cavalcare da uno Sterminatore. James si frappose alla carica pesante, perdendo quasi un braccio causa un morso infame. James in tutta risposta alza urlando di dolore e di passione e lo ferisce con la sua ascia bipenne. Ciò provoca la reazione malvagia della bestia, la quale continua ad attaccarsi al suo braccio, non staccandoglielo per un pelo. Sariel continua con il suo apporto di magie, sparando fulmini blu nelle rispettive direzioni: maga e draco. La prima viene di nuovo colpita da una scarica. La luce blu elettrica la illumina a giorno e uno potrebbe dichiarare che sia parecchio malmessa. Ma non stramazza al suolo, nonostante due scariche da 220 volt e una freccia nanica.
La situazione si fa pericolosa, James è in pericolo. Caranthir continua il suo duello contro lo sgherro, davanti l'uscio. Tentò di entrare, ma la porta era miseramente sprangata. Ma al suo orecchio giunge il grido di dolore di James. "Caranthir, presto!" è la voce di Zebith. Non c'èra tempo da perdere, in meno di un minuto i suoi compagni erano nei guai. L'adepta maga del Cerchio, continuava, seppur scarsa di forze, a lanciare magie. Vista la sua frapposizione tra James e il draco, decise di rivolgere il suo fuoco su Sariel.
Ma Car aveva furia. Con una finta all'indietro costrinse il suo avversario ad una mossa azzardata in avanti. Ebbe tutto il tempo di trinciargli mezzo braccio e con una pedata riversarlo all'indietro. "Pietà, pietà per un poveruomo." furono le sue uniche parole, quando battè la testa nel terreno molle. "Torna alla tua terra, umano. E non impugnare più il ferro contro i più deboli, miserabile" disse con sdegno Caranthir, avendo pietà di quel disgraziato reso ormai inabile al combattimento. Dietro di lui comparvero altri due guerrieri. Ma non aveva tempo da perdere con loro. Fece marcia indietro e tornò sui suoi passi. Reso libero dal combattimento si rese conto cosa stava succedendo. Un draco dominava la strada, James era a terra e Zebith stava cercando di curare il suo compagno ed al tempo stesso impegnare il cavaliere. Spiccò una corsa il nostro elfo e giunse alla schermiglia.
Il parapiglia che accade succede tutto in brevi secondi. Caranthir pianta la spada nel ventre del draco. Esso, stizzato, afferra e ferisce seriamente il primo. James, indietreggiato, estrae una balestra e rapidamente, pianta una freccia nella grossa coscia del abominio. Wulgar cerca anch'esso di colpire il bestio, ma senza successo. Una freccia balena sulle piastre di Car, senza effetto. E poi Sariel: estrae la potente bacchetta Colpo Gelido. L'adepta non fa più parte dei nostri. Un attimo dopo le parole magiche di Sariel, diviene una statua di ghiaccio, immobile. Nonostante la perdita del loro probabile capo, il brigante vicino a Sariel, visto l'accaduto, incombe su di lei e la ferisce con una sciabolata.
Ma ecco il lampo di genio, quelle scene che raccontano le storie in prima e poi.
Zeb cerca di saltare in sella al draco. In tutta risposta si becca un morso. Pronuncia qualche bestemmia e una parola magica. La scena sparisce all'interno di una nube di fumo nera. Pochi attimi dopo, uno verso innaturale e un tonfo sordo. Altro attimo ed un grido di dolore. Poteva essere successo di tutto. James, con il rischio di colpire anche Zeb, sfodera un'asciata nel polverone nero. La lama incoccia qualcosa di solido. Era il cavaliere. Morto.
Caranthir invece s'avvede di un'altro fatto. Sariel era a duello con un balestriere, il quale finirà a terra poco dopo un minuto, stremato dai fulmini blu. Invece il nano è rimasto cocciutamente muto, ed è finito accerchiato da tre briganti. Uno cade sotto i suoi colpi. Car accorre lì dopo pochi metri e se ne approfitta delle spalle di uno, piantandogli la spada nella gabbia toracica, coperta da un sottile strato di armatura di cuoio. Il terzo, in preda al terrore e notando la morte del draco, se la dà a gambe levate.
"Fermati, pavido!" fu il grido dell'elfo rosso. Non ebbe la prontezza di James e di Wulgar. Entrambi estrassero le loro armi da distanza. Ma il punto fu del quadrello del nano, il quale giunse sulla scapola del fuggitivo, atterrandolo. Forse fingeva di esser morto o era svenuto dallo spavento. Fatto sta che era fermo.
Il combattimento era apparentemente finito...>>
domenica 28 agosto 2011
Cronache di D&D I^ Puntata [1/2]
Ebbene sì: ho spolverato i vecchi manuali, digitali e cartacei, e sono ritornato al pezzo.
Dungeons and Dragons, il celeberrimo, il papà di tutti i giochi di ruolo del mondo. Era tanto che mi frullava l'idea di ricominciare, di riprendere seriamente e caso vuole che una allegra comunità di cinque (29) elementi mi abbia "adottato" : D
Nella mia luuunga assenza dal campo di gioco nel frattempo è uscita anche una new version, la 4.0. Vilipendiata da alcuni, vezzeggiata da altri, a parer mio è molto più interessante e riveduta ottimamente; non ci sono più troppi fronzoli inutili e tanti dettagli son stati tolti, tutto, spero, direzionato ad un gioco più immediato ed interessante, graziato da una quantità immane di boiate e cavilli.
La scorsa sessione del giovedì è stato un test di prova. Leggo alla vivailparroco il libello Essential delle regole: quivi esiste solo il guerriero, ladro, chierico e mago. Appena leggo la classe Alfiere mi figuro già in testa un tipo, bandiera alla mano, sciabola nell'altra, il quale al grido di Savoia! si lancia a pelle di leone sulle schiere di coboldi impazziti..
Facciamo che saltiamo a piè pari la prima lezione di D&D, giusto per sveltirci : D
La compagnia di avventurieri in questione attualmente bazzica nelle foreste dell'Harkenwold. Sarebbe buona cosa ch'io facessi un sunto di tutta la storia MA siccome sono arrivato a metà campagna, la storia precedente, lo ammetto, la ricordo a pezzi e bocconi. Facciamo che, a malincuore, prendiamo le cronache dal punto in cui sono entrato in gioco..
C'èra una volta...
Il mio personaggio è un elfo Alfiere. Fa parte degli elfi del campo di Woodsinger. Ancora si sa poco di lui (e se ne saprà ancora meno, finchè non termino il background..) e delle sue origini. E' parso portato al combattimento in campo e si è trovato in mezzo ai nostri avventurieri per puro caso. La capa del suo campo, Eriyel, lo ha mandato in ricognizione per saperne di più sul Cerchio di Ferro. Cos'è? Lo scopriremo in corso d'opera.. Il fatto è che non l'aveva mandato da solo. La pattuglia era composta da tre elfi; caduti in una trappola dei Bullywug, i suoi compagni sono stati uccisi e lui fatto prigioniero. Dopo un viaggio da disgraziato i suoi carcerieri assaggiano le lame e l'arcana magia dei nostri. Liberatosi e fatta conoscenza di loro, comincia anche per lui una nuova avventura all'insegna dell'ignoto. Il suo nome è Caranthir O'naur, Volto Rosso di Fuoco...
<<L'odore acre della grotta ormai non era più pungente, come cinque minuti fa. Caranthir si trovava lì, vivo, libero, senza però più niente del suo equipaggiamento. I Bullywug si erano presi la sua corazza, per quanto stesse larga a loro, i suoi oggetti, il suo stocco da addestramento. Quelle creature meschine e infami avevano avuto quel che si meritavano. Ma non erano finiti lì; quella era solo un infinitesima parte di quelle bestiacce. Non era un problema imminente, comunque. Osservava le facce dei suoi salvatori. Erano in quattro, tutti ben messi ed equipaggiati; pareva sapessero il fatto loro. Uno di loro si rivolse e disse: "Vuoi dell'acqua, straniero?". Era molto basso, rispetto a lui; un nano ed un elfo. Non pareva gli andasse a genio e non si capì il frutto di quella cortesia. Il nano non si abbassò al prendere la sua borraccia, tant'è che grazie ad una magia, produsse un getto d'acqua dal niente. Questo era Wulgar Stonehead, chierico. Dalla grotta provenì un'altra voce. Non erano soli. Un umano fece la sua comparsa, cominciando a dire di tornare al villaggio. Gli avventurieri si stavano ponendo il problema del nuovo arrivato elfico. "Insomma, che vuoi fare? A questo punto ti conviene venire con noi, a meno che tu non voglia aspettare il ritorno di altre bestiacce.." disse con un sorrisetto un tale James Lancaster. La scelta era obbligata: seguirli.
Era tutto molto strano per Caranthir. Non era uscito spesso da Woodsinger, e tutte le volte era una novità. La rocca di Thor era molto lontana dal luogo in cui erano. Il sole era ancora abbastanza alto nel cielo quando nubi minacciose arrivarono da dietro le colline Briar e portarono pioggia in abbondanza. La strada in terra battuta diventò presto una scia di fango melmoso. Il percorso fu difficile così fino a sera, quando arrivati al limitare di un abitato si sentirono intimare l'altolà, proveniente da una garitta. Una guardia uscì coperta da una mantella pesante e illuminandoli con una torcia esclamò: "Siete tornati! Gli avventurieri sono tornati!". L'espressione di giubilo in quell'uomo ripagava le fatiche spese a combattere quegli abomini. "Seguitemi, Bren sarà impaziente di vedervi" disse, e li condusse all'interno dell'abitato. Il villaggio, nonostante rimanga al chiarore della sera, era visibilmente piccolo. Poche case, intorno alla strada maestra ("..tipo Colignola" esclamaii n.d.r.) e nessun'anima in giro. Tutti rintanati in casa per paura della pioggia o qualcosa di peggio.
Le nocche dell'uomo bussarono alla porta di noce di una delle poche case a due piani. Venne ad aprire un uomo, tale Bren, capovillaggio. "Accomodatevi" disse, appena li riconobbe. Per Caranthir fu un sollievo entrare in un edificio accogliente, per quanto possa amare la natura. Il caldo del caminetto, acceso giusto per l'occasione della pioggia, era un toccasana. Furono fatti mettere al loro agio, rifocillati e verso le ultime cucchiaiate di minestra, l'impaziente sindaco disse: "Insomma com'è andata?"
"Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta" disse la pubblicità dell'Amaro Montenero, pardon, Zebith Do'urden, altro personaggio eminente della figliolata.
"I Bullywug erano numerosi e non è stata una battaglia facile. Ce ne saranno altri in giro, ma quelli che erano nel loro covo sono stati sgominati" aggiunse la maga Sariel Feyerolun. "Bene, molto bene" disse consolato Bren. La discussione proseguì ancora un po' decidendo le future strategie per combattere il Cerchio di Ferro.
Dungeons and Dragons, il celeberrimo, il papà di tutti i giochi di ruolo del mondo. Era tanto che mi frullava l'idea di ricominciare, di riprendere seriamente e caso vuole che una allegra comunità di cinque (29) elementi mi abbia "adottato" : D
Nella mia luuunga assenza dal campo di gioco nel frattempo è uscita anche una new version, la 4.0. Vilipendiata da alcuni, vezzeggiata da altri, a parer mio è molto più interessante e riveduta ottimamente; non ci sono più troppi fronzoli inutili e tanti dettagli son stati tolti, tutto, spero, direzionato ad un gioco più immediato ed interessante, graziato da una quantità immane di boiate e cavilli.
La scorsa sessione del giovedì è stato un test di prova. Leggo alla vivailparroco il libello Essential delle regole: quivi esiste solo il guerriero, ladro, chierico e mago. Appena leggo la classe Alfiere mi figuro già in testa un tipo, bandiera alla mano, sciabola nell'altra, il quale al grido di Savoia! si lancia a pelle di leone sulle schiere di coboldi impazziti..
Facciamo che saltiamo a piè pari la prima lezione di D&D, giusto per sveltirci : D
La compagnia di avventurieri in questione attualmente bazzica nelle foreste dell'Harkenwold. Sarebbe buona cosa ch'io facessi un sunto di tutta la storia MA siccome sono arrivato a metà campagna, la storia precedente, lo ammetto, la ricordo a pezzi e bocconi. Facciamo che, a malincuore, prendiamo le cronache dal punto in cui sono entrato in gioco..
C'èra una volta...
Il mio personaggio è un elfo Alfiere. Fa parte degli elfi del campo di Woodsinger. Ancora si sa poco di lui (e se ne saprà ancora meno, finchè non termino il background..) e delle sue origini. E' parso portato al combattimento in campo e si è trovato in mezzo ai nostri avventurieri per puro caso. La capa del suo campo, Eriyel, lo ha mandato in ricognizione per saperne di più sul Cerchio di Ferro. Cos'è? Lo scopriremo in corso d'opera.. Il fatto è che non l'aveva mandato da solo. La pattuglia era composta da tre elfi; caduti in una trappola dei Bullywug, i suoi compagni sono stati uccisi e lui fatto prigioniero. Dopo un viaggio da disgraziato i suoi carcerieri assaggiano le lame e l'arcana magia dei nostri. Liberatosi e fatta conoscenza di loro, comincia anche per lui una nuova avventura all'insegna dell'ignoto. Il suo nome è Caranthir O'naur, Volto Rosso di Fuoco...
<<L'odore acre della grotta ormai non era più pungente, come cinque minuti fa. Caranthir si trovava lì, vivo, libero, senza però più niente del suo equipaggiamento. I Bullywug si erano presi la sua corazza, per quanto stesse larga a loro, i suoi oggetti, il suo stocco da addestramento. Quelle creature meschine e infami avevano avuto quel che si meritavano. Ma non erano finiti lì; quella era solo un infinitesima parte di quelle bestiacce. Non era un problema imminente, comunque. Osservava le facce dei suoi salvatori. Erano in quattro, tutti ben messi ed equipaggiati; pareva sapessero il fatto loro. Uno di loro si rivolse e disse: "Vuoi dell'acqua, straniero?". Era molto basso, rispetto a lui; un nano ed un elfo. Non pareva gli andasse a genio e non si capì il frutto di quella cortesia. Il nano non si abbassò al prendere la sua borraccia, tant'è che grazie ad una magia, produsse un getto d'acqua dal niente. Questo era Wulgar Stonehead, chierico. Dalla grotta provenì un'altra voce. Non erano soli. Un umano fece la sua comparsa, cominciando a dire di tornare al villaggio. Gli avventurieri si stavano ponendo il problema del nuovo arrivato elfico. "Insomma, che vuoi fare? A questo punto ti conviene venire con noi, a meno che tu non voglia aspettare il ritorno di altre bestiacce.." disse con un sorrisetto un tale James Lancaster. La scelta era obbligata: seguirli.
Era tutto molto strano per Caranthir. Non era uscito spesso da Woodsinger, e tutte le volte era una novità. La rocca di Thor era molto lontana dal luogo in cui erano. Il sole era ancora abbastanza alto nel cielo quando nubi minacciose arrivarono da dietro le colline Briar e portarono pioggia in abbondanza. La strada in terra battuta diventò presto una scia di fango melmoso. Il percorso fu difficile così fino a sera, quando arrivati al limitare di un abitato si sentirono intimare l'altolà, proveniente da una garitta. Una guardia uscì coperta da una mantella pesante e illuminandoli con una torcia esclamò: "Siete tornati! Gli avventurieri sono tornati!". L'espressione di giubilo in quell'uomo ripagava le fatiche spese a combattere quegli abomini. "Seguitemi, Bren sarà impaziente di vedervi" disse, e li condusse all'interno dell'abitato. Il villaggio, nonostante rimanga al chiarore della sera, era visibilmente piccolo. Poche case, intorno alla strada maestra ("..tipo Colignola" esclamaii n.d.r.) e nessun'anima in giro. Tutti rintanati in casa per paura della pioggia o qualcosa di peggio.
Le nocche dell'uomo bussarono alla porta di noce di una delle poche case a due piani. Venne ad aprire un uomo, tale Bren, capovillaggio. "Accomodatevi" disse, appena li riconobbe. Per Caranthir fu un sollievo entrare in un edificio accogliente, per quanto possa amare la natura. Il caldo del caminetto, acceso giusto per l'occasione della pioggia, era un toccasana. Furono fatti mettere al loro agio, rifocillati e verso le ultime cucchiaiate di minestra, l'impaziente sindaco disse: "Insomma com'è andata?"
"Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta" disse la pubblicità dell'Amaro Montenero, pardon, Zebith Do'urden, altro personaggio eminente della figliolata.
"I Bullywug erano numerosi e non è stata una battaglia facile. Ce ne saranno altri in giro, ma quelli che erano nel loro covo sono stati sgominati" aggiunse la maga Sariel Feyerolun. "Bene, molto bene" disse consolato Bren. La discussione proseguì ancora un po' decidendo le future strategie per combattere il Cerchio di Ferro.
Cerchio di Ferro: è un organizzazione di malviventi i quali hanno preso il controllo della regione di Harkenwold, togliendo di mezzo il precedente governo. Il loro capo è Nazir Redtor.
"Ma insomma, come mai ti sei ritrovato prigioniero di quegli affari, elfo?" disse Wulgar. Era l'ora di vuotare il sacco e dichiarare la missione. "Provengo dal Campo di Woodsinger e sono stato inviato dal mio capo a valutare la gravità di questa situazione. L'efferatezze del Cerchio di Ferro sono giunte fino alle nostre orecchie." pronunciò con gravità Caranthir. "Per adesso non vogliamo immischiarci in codeste questioni di vile potere" aggiunse, provocando un immediato sconforto negli astanti. "Ma" riaprendo la discussione "se i briganti minacceranno direttamente il campo, la scelta sarà unica. Guerra." Guardò le facce dei suoi nuovi compagni. Chissà qual'èra il loro compito, quale scopo avevano in tutto questo. Temeva che avrebbe avuto molto tempo a disposizione per scoprirlo. "Poi io non decido niente, è il consiglio degli anziani e il capo che ha in mano tale responsabilità". concluse.
La notte scese la sua coltre sui nostri stanchi eroi. L'alloggio e il pasto fu offerto dal podestà; la locanda dove avrebbero dovuto pernottare brulicava di soldati, mercenari e milizie di basso profilo. Gente tolta dal campo di segale e, datale un'arma e la promessa di un bottino ricco d'oro, avrebbe fatto a pezzi il mondo. Caranthir non apprezzava chi apprezzava solo il denaro. Nella vita la prima cosa è la natura, dicono gli elfi. Scoprì, davanti ad un boccale di birra, che Il Nano proveniva da Hammerfast e di più non si sbottonò. James scherzava pesantemente con Sariel, con fini chiaramente adulatori. Chissà che avevano quei due. Zeb parlottava sottobanco con l'oste, trattando forse la quarta pinta di cerveza. Car avviò un paio di discussioni con i militari presenti. Non cavò un ragno dal buco, se il suo obiettivo era trovare una nuova arma. Avrebbe dovuto aspettare la mattina e l'apertura dei pochi, miseri negozi.
Piano piano la gente si alzava e faceva visita alle camere. Era l'ora di andare in branda.
"Perlomeno sono ancora vivo" pensò, quando Car si tirò su le coperte, visto che fino a dodici ore prima aveva visto la morte in faccia.>>
[fine prima parte - I^ Puntata]
mercoledì 6 luglio 2011
Barbarossa - Tra Orsha e Mogilev (1)
Era un po' che non assistevo ad una partita di Flames of War, noto gioco da tavolo basato sulla Seconda Guerra Mondiale. Mi pareva simpatico scrivere una cronaca della partita, rivista in chiave narrativa..
Sembrava fosse passata un'eternità da quando, nel cuore della notte, furono svegliati dal Mládshiy Serzhánt, nel minimo tepore delle loro baracche. Ora Danilov stringeva il suo Mosin-Nagant a bordo del camion, diretti per chissà quale destinazione. L'Alto Comando aveva in mente un attacco. Senza fare grandi pronostici l'obiettivo sarà qualche posizione fortificata nei dintorni di Orsha, pensò il nostro. Dipende quale posizione. Aveva sentito dire da qualche suo commilitone che in settimana ci sarebbe stata un offensiva. Non si sa però verso chi e quando e come.
I pensieri furono in fretta interrotti: una brusca frenata e fine di tutti gli scossoni del viaggio. Tutti a terra, urla il Mládshiy Leytenánt Sokolov. Scendono e prendono posizione in uno dei tanti campi di segale abbandonati a sè stessi. Davanti a loro una bassa collina costellata da viti, sopra di loro la luna calante. Osservando intorno a sè, Danilov nota altri Studebaker scaricare ragazzi della Udarny Strelkovy. L'offensiva deve essere di notevole importanza, non è il solito giro di pattuglia. L'ordine è chiaro, avanzare. Stando bassi, seppur non si notano nemici o strutture difensive, la compagnia di Danilov avanza fino alla collina.
Irtosi in cima al colle, tutti hanno una visione più chiara. Alla poca luce della luna e delle prime luci dell'alba lo scenario che han davanti è fascinoso ed al tempo stesso terribile. Quattro batterie intere di cannoni d'artiglieria tedesche hanno trovato posto lì davanti a loro. Le fortificazioni sono ingenti. Probabilmente il movimento è già stato avvistato dagli scout teutonici. Il tenente ordina di fermarsi. Tutti e sessanta i ragazzi si fermano e spariscono, chi dietro dei massi, chi nelle viti abbandonate. Si attendono ordini, parte una staffetta; c'è ancora il silenzio radio.
Hasso è nel dormiveglia. Non è di guardia stanotte, ma è smontato dal turno di sentinella serale e non riesce a prender sonno del tutto. Avverte però che qualcosa non va. La linea tra Orsha e Mogilev è di vitale importanza, come è stato ricordato dall'Oberst in visita due settimane fa. I russi cercheranno qualsiasi mezzo per poter trovare una breccia nella linea difensiva. Ma non hanno fatto i conti con la 78esima Sturmdivision.
Hasso è un artigliere ma ha visto le capacità combattive dei suoi colleghi. I soldati della 78esima sono veterani di parecchie campagne; hanno visto la morte in faccia ma sono ancora qua. Eh già.
Improvvisamente una vedetta grida qualcosa, l'ufficiale di picchetto corre alla postazione. E' l'allarme nella trincea numero sette. Hasso si scaraventa a terra, trova la giacca di fretta e furia ed è già fuori. Aveva sentito giusto.
La radio crepita qualcosa: gli osservatori avanzati individuano grosse formazioni di truppe a piedi nelle colline antistanti. Dalle loro posizioni Hasso vede soltanto i rigogliosi campi di segale. Le coordinate vengono calcolate rapidamente. Il Leutnant impartisce gli ordini ed i solerti artiglieri del Reich eseguono.
L'artiglieria comincia con il suo fuoco mortale...
Sembrava fosse passata un'eternità da quando, nel cuore della notte, furono svegliati dal Mládshiy Serzhánt, nel minimo tepore delle loro baracche. Ora Danilov stringeva il suo Mosin-Nagant a bordo del camion, diretti per chissà quale destinazione. L'Alto Comando aveva in mente un attacco. Senza fare grandi pronostici l'obiettivo sarà qualche posizione fortificata nei dintorni di Orsha, pensò il nostro. Dipende quale posizione. Aveva sentito dire da qualche suo commilitone che in settimana ci sarebbe stata un offensiva. Non si sa però verso chi e quando e come.
I pensieri furono in fretta interrotti: una brusca frenata e fine di tutti gli scossoni del viaggio. Tutti a terra, urla il Mládshiy Leytenánt Sokolov. Scendono e prendono posizione in uno dei tanti campi di segale abbandonati a sè stessi. Davanti a loro una bassa collina costellata da viti, sopra di loro la luna calante. Osservando intorno a sè, Danilov nota altri Studebaker scaricare ragazzi della Udarny Strelkovy. L'offensiva deve essere di notevole importanza, non è il solito giro di pattuglia. L'ordine è chiaro, avanzare. Stando bassi, seppur non si notano nemici o strutture difensive, la compagnia di Danilov avanza fino alla collina.
Irtosi in cima al colle, tutti hanno una visione più chiara. Alla poca luce della luna e delle prime luci dell'alba lo scenario che han davanti è fascinoso ed al tempo stesso terribile. Quattro batterie intere di cannoni d'artiglieria tedesche hanno trovato posto lì davanti a loro. Le fortificazioni sono ingenti. Probabilmente il movimento è già stato avvistato dagli scout teutonici. Il tenente ordina di fermarsi. Tutti e sessanta i ragazzi si fermano e spariscono, chi dietro dei massi, chi nelle viti abbandonate. Si attendono ordini, parte una staffetta; c'è ancora il silenzio radio.
Hasso è nel dormiveglia. Non è di guardia stanotte, ma è smontato dal turno di sentinella serale e non riesce a prender sonno del tutto. Avverte però che qualcosa non va. La linea tra Orsha e Mogilev è di vitale importanza, come è stato ricordato dall'Oberst in visita due settimane fa. I russi cercheranno qualsiasi mezzo per poter trovare una breccia nella linea difensiva. Ma non hanno fatto i conti con la 78esima Sturmdivision.
Hasso è un artigliere ma ha visto le capacità combattive dei suoi colleghi. I soldati della 78esima sono veterani di parecchie campagne; hanno visto la morte in faccia ma sono ancora qua. Eh già.
Improvvisamente una vedetta grida qualcosa, l'ufficiale di picchetto corre alla postazione. E' l'allarme nella trincea numero sette. Hasso si scaraventa a terra, trova la giacca di fretta e furia ed è già fuori. Aveva sentito giusto.
La radio crepita qualcosa: gli osservatori avanzati individuano grosse formazioni di truppe a piedi nelle colline antistanti. Dalle loro posizioni Hasso vede soltanto i rigogliosi campi di segale. Le coordinate vengono calcolate rapidamente. Il Leutnant impartisce gli ordini ed i solerti artiglieri del Reich eseguono.
L'artiglieria comincia con il suo fuoco mortale...
domenica 3 luglio 2011
Di cosa sa la libertà?
«di alcool principalmente
ahahah»
«di libertà! il pensare che alle 15 non mi devo mettere a studiare **»
E' finita. Avevo promesso che avrei cominciato a scrivere un blog quando avrei finito, e lo sto facendo.
Come primo post non ho grandi idee. Ho dato gli orali di Maturità da nemmen tre giorni e non me ne rendo ancora conto. Nessuno ci ha mai preparato a quella cosa lì; trovarsi davanti a otto persone ed illustrare un progetto, una tesi della quale non eri sicuro nemmeno te stesso, e sentirsi sotto torchio per un'ora e dieci, pensando costantemente che da quelle domande sui costi di amministrazione oppure del welfare state dipendeva un'altro anno della tua vita..
«ti tutttooooo!!!»
«ora come ora giuro non riesco a immaginarmela caro marco..
sto smaniando..
tutti che pubblacono foto, mare sole, discoteche bella vita..
tutti che dicono di aver finito...
e io a casa da sola
con quest caldo.. »
«di nulla, beato te che hai finito..»
«di ponci
la tua invece?XD»
«ascolta, non mi parlare di libertà! che per altri 4 giorni sono chiuso in carcere!»
«esser liberi per vuol dire che fai quello che ti pare senza essere comandato»
..eppure è andata. Quasi trenta persone son venute a trovarmi, manco mi laureassi. Ma dopo sette anni di Ragioneria, uno non ne pòle più davvero, era diventata la storia infinita. Comunque non mi dilungherei oltre su tali commenti, finchè non abbiamo le prove nero su bianco martedì p.v. con i quadri finali aspetterei a cantar vittoria... Nel frattempo continuo a raccogliere testimonianze di tutti i miei colleghi scampati da quest'incubo infernale dell'Esame di Stato. E come dicono tutti, sì è solo l'inizio, eccetera eccetera.. Non me ne frega dell'inizio, a me importa solo d'aver concluso e cominciare finalmente una vita nuova.
Bando alle ciance signori miei: il primo giro offro io.
«la libertà è trovarsi al pranzo della domenica, dopo la sbornia del sabato, da soli
cucinare qualche porcheria
rutto libero
e attaccassi alla bottiglia
questa è libertà»
«sbornie fie e svaccamento totale!
piglia bene»
«dipende
a volte puzza di cacca di mucca
se sei in montagna
sennò anche di crema solare
se sei a Tirrenia»
«dimmelo te visto che io ho ancora l orale :( :( :( »
«di figa!
hai spanato loro il baugigi (ai "membri" della commissione)?»
ahahah»
«di libertà! il pensare che alle 15 non mi devo mettere a studiare **»
Come primo post non ho grandi idee. Ho dato gli orali di Maturità da nemmen tre giorni e non me ne rendo ancora conto. Nessuno ci ha mai preparato a quella cosa lì; trovarsi davanti a otto persone ed illustrare un progetto, una tesi della quale non eri sicuro nemmeno te stesso, e sentirsi sotto torchio per un'ora e dieci, pensando costantemente che da quelle domande sui costi di amministrazione oppure del welfare state dipendeva un'altro anno della tua vita..
«ti tutttooooo!!!»
«ora come ora giuro non riesco a immaginarmela caro marco..
sto smaniando..
tutti che pubblacono foto, mare sole, discoteche bella vita..
tutti che dicono di aver finito...
e io a casa da sola
con quest caldo.. »
«di nulla, beato te che hai finito..»
«di ponci
la tua invece?XD»
«ascolta, non mi parlare di libertà! che per altri 4 giorni sono chiuso in carcere!»
«esser liberi per vuol dire che fai quello che ti pare senza essere comandato»
..eppure è andata. Quasi trenta persone son venute a trovarmi, manco mi laureassi. Ma dopo sette anni di Ragioneria, uno non ne pòle più davvero, era diventata la storia infinita. Comunque non mi dilungherei oltre su tali commenti, finchè non abbiamo le prove nero su bianco martedì p.v. con i quadri finali aspetterei a cantar vittoria... Nel frattempo continuo a raccogliere testimonianze di tutti i miei colleghi scampati da quest'incubo infernale dell'Esame di Stato. E come dicono tutti, sì è solo l'inizio, eccetera eccetera.. Non me ne frega dell'inizio, a me importa solo d'aver concluso e cominciare finalmente una vita nuova.
Bando alle ciance signori miei: il primo giro offro io.
«la libertà è trovarsi al pranzo della domenica, dopo la sbornia del sabato, da soli
cucinare qualche porcheria
rutto libero
e attaccassi alla bottiglia
questa è libertà»
«sbornie fie e svaccamento totale!
piglia bene»
«dipende
a volte puzza di cacca di mucca
se sei in montagna
sennò anche di crema solare
se sei a Tirrenia»
«dimmelo te visto che io ho ancora l orale :( :( :( »
«di figa!
hai spanato loro il baugigi (ai "membri" della commissione)?»
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