mercoledì 19 ottobre 2011

Cronache di D&D IV^ Puntata e V^ Puntata

Bene, benone: sono rientrato in casa alle due, alle cinque e un quarto suona la mia sveglia. Sarebbero buone due ore di sonno piene e rotti. Ma stasera me ne frego: da oggi pomeriggio abbiamo un Dottor Dungeon Master, a cui vanno i complimenti più vivissimi da parte di tutto lo staff del blog (io) e dei suoi lettori (gli altri tre giocatori).
Mi sembra doveroso un tributo di sangue, carta e sonno sacrificato all'altare del Dungeons and Dragons.

Bene bene, apparte la stracarica che m'ha dato la laurea di oggi (premess. Io non avevo mai visto una laurea, me plebeo&tapino) togliamo pure l'apparte, direi che possiamo passare agli affari di stato; ci eravamo lasciati che Osgiliath comandata da Faramir stava venendo assediata da.. come dite? M'ha defecato un draco sul computer? Eh sì..

Stasera non mezza, non una cronaca bensì doppia razione. Al Master, che se lo merita.

«Roma brucia. Nerone suona la lira. La vittoria dei nostri a sud dello schieramento è solamente un granello di sabbia in un deserto. Intorno a loro continua il pandemonio: tagliagole, sciamannati e canaglie di ogni stampo, tutti bramosi di morte e bottino, inseguono i poveri ribelli contadini, i quali si difendono alla meglio. Ormai qui non si salva la libertà, nemmeno la propria casa o la famiglia. Si pensa a salvare la stessa vita. Nel breve, brevissimo riposo della compagine un giovanottino biondo paglia, scatta al galoppo d'un destriero roano in direzione della fattoria in fiamme. "Fermi fermi, amici!" grida lui, alla vista delle armi alzate e pronte a colpire. Nel bailamme generale è facile colpire un amico quanto colpire un nemico. "Dar Gremath ha bisogno di voi! Vedete la casa laggiù? Lui è là, con il gruppo di comando. Nazrin Redtor in persona lo ha attaccato!". Non c'èra tempo da perdere. Se cade il comandante, tutto andrà allo sfascio. Dar Gremath va salvato. Gli avventurieri non perdono tempo e cominciano a correre verso la zona indicata; il giovane era già sfrecciato via, a far danni. Durante il percorso, passando in una via in preda alla distruzione e sempre tenendo d'occhio la collina di Dar Gremath, su uno spiazzo erboso capeggiato da una casa solitaria si notano una banda di furfanti e bestie infernali, tenere d'assedio un gruppo di popolani in preda al terrore. Tra loro c'èrano anche donne, vecchi e bambini. La decisione fu quasi naturale e comune a tutti: gettarsi nella mischia per salvarli.
["Tanto per aiutarli perderemo al massimo trenta secondi" (cit. James)]
"Fatevi sotto, bottini!" sberciò Zebith, mancando una pugnalata ma segando con la seconda, il primo scagnozzo che gli si parò di fronte. Sariel comincia la sua litania di magie mentre Caranthir si fa spazio tra la vite e l'uva. "Ce ne sono degli altri!" gridò allarmato Wulgar, dopo aver avanzato qualche metro. Dietro la casa, a torturare dei poveri popolani indifesi, c'èrano disgustosi demoni neri come la pece. Zebith prosegue la sua avanzata fino ad arrivare alla casa. Un cenno d'intesa con i suoi, e sfondata la finestra, penetra nell'abitazione. Un possibile effetto sorpresa è ancora giocabile. La banda di debosciati intanto si è accorta della presenza nemica e converge l'attenzione su di loro. Due energumeni si avventano verso la coltivazione di Chianti e quindi Caranthir, il quale scansa un colpo dopo l'altro, nonostante la pesantezza dell'armatura a... a... piastre? (Master, l'ha lei la scheda, aiuto). Spostando l'attenzione sul duello principale accanto la magione, si decifra che bestie sono: Diavoli di Catrame, esseri dell'oltretomba tornati appositamente per rompere i coglioni, eh? come? sì, dicevo, diavoli dei quali uno di essi estrae dal suo inventario infernale una rete rosso fuoco. Wulgar ne finisce prigioniero, cadendo a terra, ustionato dalle fiamme. Intrappolato, viene trascinato seco il diavolo e quivi ferito da pugnalate dell'adepto mago del Cerchio di Ferro. Con un uomo in meno, Sariel sprigiona tutta la potenza magica conferitale dal Magnifico Rettore proclama una palla di fuoco gigantesca. Essa colpisce tutti quanti, diavoli compresi. Finita la fiammata ecco l'avanzata folgorante di James; vista la confusione provocata dal globo di fiamme, è facile per lui liberare il suo compagno nano. Lo scozzo prosegue anche nel vigneto: piante di futura uva matura cadono a terra una dopo l'altra, colpite da fendenti mancati e colpi a segno. Caranthir sbuzza finalmente uno dei due buzzurri, spingendolo indietro con un cozzo di scudo. Il secondo, alla vista del suo compare a terra, sembra trovare la luce e riesce a ferire ad un gomito Caranthir. Ma per l'elfo è vita facile, finchè gli avversari sono questi. Un colpo secco e scatta via. Dove? Dove c'è bisogno d'aiuto. Nel contempo una finestra si spalanca: qualcuno da dentro la casa ha visto tutto. Zebith fa la sua comparsa e con una pugnalata tra le ipotetiche costole (non ho fatto anatomia del diavolo) colpisce la bestia. Poi una nube di fumo, solito stile del nostro, copre la scena del delitto. Poi la scena si fa del tutto fulminea. L'adepto, accortosi della situazione, esprime poche parole magiche ed una fiammata nera sorge dal suolo. Pare ristoratrice e benefica per i due diavoli. Ma è vita breve per loro. Zebith sbuca dalla nube e con un urlo belluino, pianta il pugnale nella giugulare dell'adepto. Il volto del drow da nero si tinge di rosso carminio. Sariel si concentra: teletrasportatasi alle spalle delle bestie, con un potente incanto ne abbatte una. Zebith intanto si accorge di Caranthir: eppure voleva venire ad aiutarli, invece è rimasto invischiato nel mosto. L'elfo nero, sembra imbrattato di sangue magico, corre verso la vigna, portando all'inferno un altro tagliagole. L'ultimo duello è tra nano e diavolo. Wulgar lancia la magia Vento martellante, facendo perdere a tutti il senso dell'equilibrio. Ma il diavolo riesce a rialzarsi ed usare un'altra volta la sua rete maledetta. Ma non ha fatto i conti con la Bessie (Bessie?) di James. L'ascia bipenne dell'umano va a catafrangersi (CATAFRANGERSI?) sul cranio indiavolato, liberando questa terra da un'ulteriore amenità. Il sipario cala con lo svenimento di Wulgar e la relativa perdita dei sensi. La situazione si fa critica. I nostri sono a pezzi e soprattutto Dar Gremath non è stato ancora soccorso. Come faranno a uscire da questa situazione spinosa? Non c'è nemmeno tempo per chiederselo. Un polverone più grosso degli altri si fa strada verso la via principale. Combattimenti verso l'altura indicata più di dieci minuti fa pare non ce ne siano più, e se vi sono, sono di scarsa importanza. Una figura imponente nella sua forma fa l'ingresso in quello spiazzo: dietro di lui numerose decine di soldati. "Siete voi!" grida la figuraccia a cavallo. "Siete voi che avete organizzato tutto questo! La pagherete cara, come ha già fatto Dar Gremath!" La distanza tradiva, ma pian piano essa diminuiva. La persona in sella era proprio lui: Nazrin Redtor in persona. "Fateli fuori!" fu tutto quel che ebbe da dire. La battaglia finale aveva inizio. La freccia di Zebith produce già l'uno a zero. "Uaaa-ah!" e il fulmine di Sariel ne stempia altri due. Caranthir in corsa (alla Chingachgook, ultimo dei Mohicani) pianta la spada nella testa elmettata d'un cerchiodiferrista. Ma per quante canaglie e balordi i nostri possano uccidere, la situazione era drammatica. Il Cerchio di Ferro andava a stringersi intorno a loro. Accerchiati e soverchiati dalla forza numerica la compagnia era alle strette. Mirabolanti scene come l'alto elfo che combatte contro tre sgherri alla volta, o il coraggiosissimo duello di James contro Nazrin, dal quale ne uscirà segnato sono novelle cantate dai bardi nelle bettole. Tutto è perduto. James viene colpito da una poderosa legnata e cade a terra, in una pozza di sangue. Zebith, ferito cade in ginocchio: ne riceve, mentre cerca di rialzarsi, una violenta pedata in faccia, facendolo poi cadere con la testa riversa al cielo. Bastardo fu colui che ci ribadì, colpendolo con il piede una seconda volta. Caranthir e Sariel cercano di fare quadrato attorno al loro compare svenuto ma sono sgomenti alla vista dei loro compagni caduti. "Non ce la faremo mai, Sariel" disse sconfitto l'elfo. "Non è vero!" gridò quella, tirando con l'arco folgorante, colpendo a destra e sinistra canaglie e diavoli. "E' stato un piacere conoscerti" concluse lui, abbandonando la posizione e gridando con quanto fiato avesse nei polmoni, corse verso il capo dei cattivi. Ne nacque una breve colluttazione, terminata con la ovvia sconfitta del nostro. Sariel rimane da sola. I suoi occhi corrono in cerca d'aiuto. Niente le è vicino, niente la può salvare. Chiude gli occhi, davanti a sè un orda famelica di immondi pronti a saltarle addosso. Li riapre e la scena è sempre la stessa. Li richiude un'altra volta. E anche l'ultima dei Mohicani non c'è più.»

...bene, sono le tre e venti! Ho finito la quarta puntata delle cronache..! Possiamo dire che adesso è d'uopo un bacile di caffè e magari anche qualche dolcino della cambusa. Detto questo riprendiamo la storia. Che fine ha fatto Sariel? Il riscaldamento globale, chi riceverà la bolletta globale? Se il Sacro Graal era un servizio da sei, dove sono finiti gli altri cinque calici? Cerchi nel grano, cerchi nel grano, ma alla fine cosa trovi? E' vero che calpestare un atomo di stronzio porta fortuna? Quando litighi con un call center si può parlare di scazzo alla risposta? Davvero fu Dracula il primo possessore di una tv al plasma? Che relazione esiste tra il Ratto delle Sabine e Topo Gigio? Tutto questo è Kazzenger!

« Nulla è reale, tutto è lecito... Il buio. Flebile luce rossastra. Le membra indolenzite e un torpore assurdo. Sariel riacquista conoscenza, sentendosi a pezzi. Si guarda intorno, quasi non ricordando dove fosse. Non ha mai visto quella casa, arredata alla contadina povera. E' sola. Ferite sul suo delicato corpo di maga e un silenzio innaturale le tengono compagnia. Si ricorda un po' alla volta cosa è successo. Probabilmente si è teletrasportata, prima di esser fatta prigioniera e schiava di Nazrin, in quella vicina casa, avendo così salva la vita. Ma fuori? Cosa sarà successo? Saranno tutti vivi? Decide di alzarsi, accusando dolori a tutte le giunture. Ispeziona attentamente la casa, facendo attenzione a non far confusione. La casa è vuota ed ha tre stanze. Le finestre sono stoppinate (bel termine...) e da fuori non si ode niente. Un cigolio e [ "Iiiii non lo fa" (cit. Sariel)] un piccolo spiraglio e sprazzo di luce irrompe nella casa. Fuori non si vede niente ma in lontananza si sente parlottare. Sariel, spaventatissima, non si espone fuori ma cerca di carpire qualche parola. Non sa se sono amici o nemici, ma le uniche parole che riesce ad ascoltare è "vittoria" e "fuga". Possono voler dire tutto o niente. L'altra finestra è ancora più aleatoria della prima. Da essa si vede la fattoria di Dar Gremath sulla collina e si nota un fermento unico. Il villaggio è devastato e gran parte delle case è ancora in fiamme. E' il tramonto, e la luce rossa del sole infiamma anche le case rimaste miracolosamente intatte. Fattasi coraggio e datasi un'aggiustata, Sariel fa capolino dall'uscio. "Ma sei tu!". Fatto un rapido giro, se ne era resa conto. Albridge aveva vinto, a carissimo prezzo. Un soldato malconcio aveva riconosciuto Sariel, vedendo in lei l'eroina famosa che aveva organizzato le difese con il comando di Gremath. La prima cosa che volle sapere riguardò i suoi compagni. Lesto il soldatino la accompagnò verso la fattoria. Scene dilanianti si fecero avanti. Un infinità di soldati feriti, morenti e morti si stendeva, lungo la strada, nei campi e nelle case rimaste ancora in piedi, in giro andavano improvvisati infermieri, donne e chierici. Preghiere e sangue, era ciò che era rimasto dell'esercito di Albridge. La compagnia era distesa in una serie di lettighe, al coperto d'una tenda a muro. Zebith aveva perso tre denti, James si era procurato una cicatrice lunga dalla bocca all'orecchio e Caranthir era rimasto zoppicante a destra ma tanto a noi ci importa assai, visto che gli faccio fare una protesi all'anca. Era un sollievo per tutti sapere che tutti erano vivi, malconci ma ancora vivi. Baci e abbracci vengono scambiati ma si sente anche il dolore d'una battaglia dura e delle ferite che probabilmente non verranno mai rimarginate. "Dar Gremath ha detto che dobbiamo andare da lui prima possibile, Sariel. Possiamo andarci intanto noi, no?" propose Wulgar. Gli altri tre erano sempre ricoverati e non potevano andare liberamente a giro. Però le cure, soprattutto mediche, avrebbero potuti metterli in convalescenza già dalla mattinata successiva.

Il capo di Albridge era sopravvissuto. Malmesso pure lui, con la corazza ancora lorda di sangue ed ammaccata, Dar Gremath ricevette nella sua stanza comando i due eroi. "Avete reso un grande servigio alla nostra città. Ma vi credevamo spacciati." disse lui. "Pure voi, caro mio." aggiunse Wulgar, memore della notizia del cavaliere errante d'un certo comandante attaccato da Nazrin Redtor. "Comunque sia, siamo tutti vivi... o quasi". soggiunse il capo. "Chi è che non ce l'ha fatta?" chiese Sariel. "Per adesso il bollettino mi riferisce sessantaquattro morti e quasi il doppio dei feriti" disse tetro "E tra gli ufficiali, Bren Thorson non ce l'ha fatta, una freccia l'ha trapassato. E pure Israfen, il capo degli elfi, è caduto." "E' terribile.." fu tutto quel che Sariel seppe dire. "Appena Caranthir lo saprà.." aggiunse il nano.
La conversazione proseguì riguardo altri problemi tecnici, quando Wulgar volle indire una riunione tra tutti i capi rimasti. Fu fermo su questa idea e pretese un ritrovo entro mezz'ora. Ma il suo obiettivo era parlare con una persona in particolare. "Ricordi il nostro patto sul teschio, vero?" disse sottovoce, lontano dagli altri. "Sì, ma non mi pare il momento." convenne Stryker. Quel chiodo fisso del teschio non andava via.
"Bene Wulgar, per cosa ci hai riuniti tutti quanti?" disse Dar Gremath, ancora un po' stizzato per via di quella frettolosa riunione.

...mmmsì, dunque "Metto giù il capo un attimino poi ricomincio eh.." TUN. Menomale alle sei mi son levato di 'orsa per andà a caccia.. Dunque, è quasi mezzogiorno, direi che posso riprendere a scrivere.. :)


L'obiettivo era chiaro. Nazrin Redtor era riuscito a sfuggire, scornato e sconfitto. Un essere così in libertà era un grosso pericolo per la futura libertà della regione, pertanto andava inseguito, ora da debole, prima che riesca a raggruppare altre forze e spazzare definitivamente la rivolta del Harkenwold. "Dobbiamo ucciderlo!" "Assediamo il castello" esce fuori un esaltato. "E con cosa?" risponde un altro più terra terra. L'idee erano poco chiare, la confusione molta, il tempo poco. Ogni ora che passava era un'ora di rinforzo per il Cerchio di Ferro e un'ora in meno di possibilità di uccidere il loro capo. "Un manipolo di uomini scelti deve penetrare nelle difese di Harken, trovare Nazrin e farlo fuori." fu il verdetto finale, espresso da Dar Gremath. "E chi saranno questi baldi giovani" chiese Wulgar. Domanda ovvia, risposta ovvia.

"Chi glielo spiega adesso?" si domandò Sariel, di ritorno all'ospedale da campo. Wulgar non rispose. La notte scende la sua coltre sul campo dei residui eroi; la tensione è tale da tagliarsi col coltello, il quale purtroppo non la rende commestibile (cit. C. Guzzanti)
E' mattina. "Bleeeh che popò di cicatrice!" disse Sariel ad alta voce, scherzando. James rimase profondamente offeso: il vanesio non si fece scalfire dal nuovo difetto fisico, bensì ne fece un pregio, cominciando a vantarsi che lui aveva combattuto duramente.. "mentre voi eravate a giocare a burraco con i drachi" concluse lo sterminatore. "Ti fa male eh, spilungone" ridendo di sottecchi fece Wulgar. Caranthir non si era ancora abituato alla menomazione dell'anca e zoppicava notevolmente, tant'è che.. sì, ormai lo chiamerò Dottor House, classico. La mattina scorre, comandati in infermieria, senza poter uscire tre su cinque, a discutere mirabolanti piani di attacco. Il bello è che gran parte di loro non era mai stato ad Harken e quindi parlava fondamentalmente del Niente. Caranthir credeva di avere a che fare con una cittadella, fintantochè il pomeriggio non prese visione d'una carta. James ci era stato tanto tempo fa e Zebith aveva già un idea per scalare i muri. Caranthir non riusciva a smettere con le idee di infiltrazione di spie e Wulgar cucinava un uovo fritto sull'ascia di James. Zebith dava noia ai piccioni.
Dopo pranzo riunione generale al comando di Dar Gremath. "Siete dunque pronti a questa missione?" chiese il capo di Albridge. "...suicida?" concluse Sariel. "Suvvia, non siate così pessimisti, noi abbiamo grande fiducia in voi" li rincuorò Dar. La spedizione non era composta da assassini: la maggior parte di loro erano grandi e grossi e non adatti al lavoro di sabotaggio e sotto copertura. Nessuno vedeva Caranthir ad armeggiare una serratura: James avrebbe impugnato l'ascia e buttato giù cancello e serratura.

Partirono nel primo pomeriggio, a piedi. Di scorta avevano preso qualche mantello del Cerchio di Ferro, nel caso si dovessero travestire. Alcuni decisero di riporre nei propri sacchi le corazze pesanti, utile mossa per fingersi mercanti di preziosi. Quella era la copertura principale. Il cammino per la Strada del Re fu sgombro da problemi. Nessuno era in viaggio, il cielo coperto da qualche nuvola. Molte case erano disabitate e spesso e volentieri, saccheggiate e disastrate. Come lanzichenecchi, l'esercito in rotta di Nazrin se la rifaceva con la povera popolazione locale sopravvissuta a mesi e mesi di soprusi e ingiustizie. La situazione di quella regione avrà una fine, e i nostri cominciavano a vedere la luce. Nazrin era alla frutta. O forse no...

"La situazione è tranquillina.." fu tutto quel che disse Zebith. Buio pesto fuori, luna calante. Arrivati fuori da Harken, i nostri non si erano azzardati ad entrare in paese. Se un dio lo volesse, ci mancava altro di trovare in città dei manifesti con i loro volti e una taglia sulla loro testa. Il drow fece una rapida ricognizione e si fece un idea, riferendo ai compagni, della fisionomia della cittadina. Il castello domina la città ["C'è gente entresce?" cit. Zebith] e le case si spargono intorno ad esso; la strada principale è quella del Re, che taglia il paese. Le guardie in città sono parse tranquille, la popolazione in giro a quell'ora, di mezzanotte, era poca. Forse era attivo un coprifuoco. Sorge la quistione se accamparsi fuori o dormire in una locanda. Ma la discussione sull'entrare in paese tutti insieme o gruppi di due o tre si fa troppo lunga, tant'è che Caranthir, gettata la testa sul sacco, cominciò a dormire, dicendo solamente: "Quando è il mio turno di guardia chiamatemi."

Passata la notte in maniera tranquilla fa la sua comparsa l'albetta. I ragazzi si preparano e decidono in silenzio i gruppi per entrare nell'abitato: cinque personaggi così variegati, strani e mistici avrebbero dato certamente nell'occhio, provocando voci e scompiglio ad Harken, finendo poi sicuramente ai ferri. La cittadina di Harken non è poi così grande, come potrebbe essere Hammerfast. Oltre al castello la seconda cosa che si nota in città è una guglia di cristallo posta in cima ad una collinetta. La leggenda vuole che in essa abitasse tanto tempo fa un arcimago, il quale adesso è partito per un lungo viaggio per girare il mondo. Difatti è disabitata. Per visitarla l'orario delle visite è dalle 9.00 alle 19.00 d'estate e 17.00 d'inverno, il costo del biglietto è di cinque monete d'oro e per ulteriori informazioni rivolgetevi all'Opera Primaziale Pisana...


...no, allora, io ero appena arrivato al punto di Wulgar che conosce il vecchio e mi si resetta la pagina perchè non c'èra la linea. Questo è il punto massimo dove ha salvato. Il resto mi ci prende lo sconforto a scriverlo adesso. Anzi, a riscriverlo adesso. Lavoro un po' due foto e poi vedo di rimettermici :)

martedì 11 ottobre 2011

Cronache di D&D III^ Puntata [2/2]

Questo mese comincia davvero ad essercene troppe.. Tra il 118 e la caccia vivo di notte stile Batman; l'iPhone è come un bimbo piccino, ogni giorno vuole un app nuova. Ho due book da lavorare e in settimana ne scatto un altro...
Tra le altre cose è anche la settimana di lutto per Steve Jobs.
Tosto passiamo alla seconda parte del terzo atto.. Eravamo rimasti al consiglio di guerra? Bei tempi, per davvero, quando la gente viveva con 40 PF..

«Passarono ore a discutere, molte volte del Niente. Il capo di quella campagna finale era Dar Gremath; dopo l'arringa di Sariel non vi erano dubbi. Le idee poste sul tavolo della guerra erano molte, confuse e molto spesso irrealizzabili. Caranthir si impose su una tattica tutta sua in stile elfico, imboscata, toccata e fuga; altri più realisti lasciarono perdere tali vezzosità tecniche. James era già partito in quarta al riguardo delle difese lungo il fiume per gli arcieri e Sariel esplicitava le sue tecniche per difendere il villaggio dal fianco destro.
Idea più giusta non venne più fuori: il giorno dopo arrivò in villaggio la notizia che l'esercito del Cerchio si era scinto in due tronconi, uno diretto al ponte e l'altro, usufruendo d'un guado, passava il confine naturale e si accingeva a sferrare un attacco sul fianco. Morsa a tenaglia, un classico. E loro erano tra l'incudine e il martello.
Il pomeriggio prima del giorno di sangue accadde anche un fatto insolito. L'attenzione del gruppo, dopo pranzo, tornò su quel teschio malefico. "No è mio!" urlava Sariel, respingendo Zebith. Tornarono tutti a discutere sull'utilità di tenere insieme a loro quell'artefatto e sulla possibilità di distruggerlo in seduta stante. "Quell'affare ti ha dato di volta al cervello, dà qua!" grugnì il nano, avanzando una ferrea mano. Non ci furono versi; Sariel era impuntata e non cedeva. Toccò al paladino fare da super partes e mettere fine a quella contesa. Gli animi furono calmati e l'aggeggio rinfrascato. La cena fu consumata in un silenzio quasi infernale. Nessuno aveva nulla da dire, tutti erano consci, a quelle tavole di camerati, che poteva essere il loro ultimo pasto, the last boccons da un momento all'altro. Le sentinelle erano vigili, i fuochi spenti, il coprifuoco attivo.
Quella notte probabilmente nessuno dormì e chi lo fece o era talmente distrutto dal lavoro o era un pazzo.

L'albetta era alle porte. Le frastagliate figure dei monti del Devonshire (EH!?) si delineavano davanti un cielo che da nero andava a tingersi sempre più di chiaro. Non fu ancora sorto il sole che da lontano si udì prima un leggero poi un pesante tramestìo ed infine le grida strazianti delle sentinelle. La battaglia finale ha inizio.
Il blu del cielo ogni tanto sparisce, coperto dal nero ebano delle lunghe frecce. I disgraziati, colpiti, rovinavano nel fiume, provocando grasse ciarbate (non trovavo un sinonimo, chiedo venia) d'acqua. I più veloci e scaltri facevano assaggiare il ferro alla prima linea schierata in fretta e furia sul ponte. Dai boschi dell'est venne giù il mondo. Orde, bande, mostri, un carosello mortale si riversava nel villaggio. Sacche di resistenza, muri di rappresaglia, difese altalenanti si opponevano all'oppressore. Tra questi c'èrano i nostri, sbattuti fuori di casa e spediti in braccio alla morte. Il buongiorno fu dato da un tagliagole che in corsa andò a trovare il sonno eterno attraverso la lama di James; il cadavere crollò in testa al nano. "Ma fai attenzione, coso!" sbottò lui, finendo il morente con la mazza. Un portaordini li raggiunse, mentre loro stavano dirigendosi verso il ponte. "Il fianco sud va coperto" esclamò rivolto a loro. Furono le sue ultime parole perchè un maledetto a cavallo lo trafisse, mentre scorribandeggiava attraverso le case.

La corsa fu folle e impossibile. Saccheggiatori del Cerchio Nero sfuggivano alle precarie difese del fianco; popolani in fuga venivano uccisi barbaramente e già qualche casetta veniva data alle fiamme. Proprio in prossimità d'un casolare abbandonato in fretta e furia i nostri trovarono duello. Un ben visibile ufficiale del Cerchio di Ferro, con il mantello rosso, comandava un drappello ordinandogli di dar fuoco alla casa. La freccia di James va a conficcarsi nella spalla destra del Guardaspalle. Un chiarissimo "uccideteli" indicò l'inizio del combattimento. L'apertura delle danze la dà Sariel, con un globo di fulmini: terminato il fascio di luce a terra giacevano tre cadaveri accanto alla casa. Le frecce di Wulgar e Zebith non vanno a segno, perlappunto segno che la distanza forse è eccessiva. Ma l'esercitazione continua di Caranthir con arco e frecce permette di segnare un altro colpo, nel costato dell'ufficiale. Intanto gli accoliti si avvicinano, passando tra le viti e il muretto della casa. Ma da dietro l'angolo della casa fa la sua comparsa un tremendo draco: come prima cosa sputa un getto d'acido e la traiettoria va a finire sulla persona di Caranthir. L'affare brucia e corrode l'armatura. Un ulteriore urlo è dovuto anche al cavaliere della bestia, il quale scocca una freccia. Gli avventurieri avanzano, cercando il ferro nemico; la mazza di Wulgar ferisce l'immonda creatura, Sariel cerca di ipnotizzarla, ma nel bailamme generale l'attenzione è completamente distolta e Caranthir riceve un altro duro colpo: cade su un ginocchio, ansante e ferito. L'urlo di James è il segnale che si sta per avventare nella mischia, ma la difficoltà di calibrare l'ascia bipenne lo fa mancare un colpo. I fulmini di Sariel sfrigolano un altra volta, illuminando a giorno la scena di guerra. La freccia di Wulgar va a segno su una canaglia e contemporaneamente Zebith atterra e finisce un derelitto. "Muori me.." è l'urlo d'un elfo sfregiato dall'acido e dall'armatura fumante il quale ferisce e fa indietreggiare un ufficiale del Cerchio di Ferro che, detto tra noi, non riesce nemmeno a contrattaccare. E' un continuo sferrar colpi da parte delle canaglie, le quali delle volte eludono le difese dei nostri in diversi punti. "Arco folgorante!" grida Sariel, mettendo in ginocchio il draco e rischiando seriamente di sbalestrare il suo cavaliere. Le potenti attività curative del nano salvano qualcuno in extremis, colpito un ennesima volta, stavolta sullo schiniere. L'armatura magica di Wulgar viene azionata: le ferite di Caranthir non ci sono più, frutto potente dell'arcano. Forte di tale prodigio avanza e termina un altro disgraziato. "E' la tua ora, infame!" e con una pedata Zebith fa volare a terra il Guardaspalle. Inutile descrivere la spada piantata nel cranio e lo sconforto generale delle truppe invasori. Il draco, all'anima de li mortacci sua, inveisce sulla maga del gruppo, scagliandola a terra con un poderoso morso. Accorre in suo aiuto Zebith, come Caranthir accorre in soccorso di James. Ferito ad una mano lascia quasi cadere l'ascia, la sua guardia cade, il tagliagole sta per affondare il colpo.. ma dal suo petto spunta una spada rossa sangue. "Grazie!" ed eccolo già avventarsi, con la mano ferita, verso un altro tagliagole puntato sulla schiena di Caranthir.
Ma i nemici stanno per estinguersi: il colpo finale lo dà Zebith, atterrando e finendo il draco. Intorno a lui Wulgar uccide un altro furfante, Sariel ne secca due e Caranthir uccide l'ultimo.
Morte e distruzione aleggiano nell'aia di quella casa, teatro fino ad una settimana fa, di allegri pranzi all'aperto in compagnia di amici. C'èra il tempo di riposarsi solo cinque minuti... »