lunedì 29 agosto 2011

Cronache di D&D I^ Puntata [2/2]

La quiete della notte, il ronzio delle macchinette e la calma del turno di 118 producono uno status di serenezza e di pace adatto per scrivere sul blog. Fintantochè non si svegli qualcuno..
Avevo promesso che oggi avrei pubblicato la seconda parte della prima puntata: chiedo venia, il lavoro m'ha abbastanza preso e non c'è stato versi di buttar giù due righe. Ma adesso son qui, sveglio, con un po' di sonno ma con ancora cinque ore di turno da fare =D
Tosto torniamo al racconto, prima che Morfeo mi faccia prigioniero o qualche briao caschi dalle spallette...

<<La mattina giunse al villaggio. Caranthir viene svegliato dai rumori della gente che si mette a lavoro: cavalli, il fabbro, urla in strada, un bambino che piange. Tutto meno che dal sole. Se ne appura affacciandosi alla stretta finestrella. Piove ancora dal cielo cupo. "In piedi, gente" grugnì ancora insonnolito. I suoi nuovi compagni se la dormivano nella grossa. Sariel scostò con sdegno il braccio impudente di James, il quale nella notte s'èra insediato nel giaciglio di lei. Il nano s'alzò con una girandola di imprecazioni.


A colazione discussero subito d'un fatto: il paladino era scomparso senza lasciare tracce o messaggi. Fu proprio di parola: "Ci rivedremo a Albridge" disse la sera prima. L'accordo era riunirsi lì per combattere il Cerchio di Fuoco. Fatto sta però che la nostra compagnia di avventurieri aveva deciso di scortare Car al suo campo; forse l'obiettivo di quei mercenari era assoldare anche gli elfi in questa ennesima stupida guerra tra umani. Ma Caranthir, seppur dubbioso all'inizio, cominciava a fidarsi di loro. Sembravano persone affidabili; lo avevano salvato, accolto e, a poco, aiutato ulteriormente. A che pro dedicare tutte queste attenzioni? "Forse davvero il loro unico obiettivo è arrivare agli elfi." pensò a tavola Car.
"L'elfo ha bisogno di armi." appurò Zeb. Ed era vero: d'armatura portava quella lezza e sudicia del campeones bullywug. E per arma una lancia lendinosa spuntata e rugginosa. Non è un equipaggiamento adatto ad un Alfiere elfo scelto. "Giusto. A me sembra d'aver visto in paese un fabbro." disse James. "Sì, un fabbro c'è; mi ha svegliato stamani." aggiunse Caranthir.


Ancora sotto la pioggia battente, si recarono alla fioca luce della mattina inoltrata, dal piccolo fabbro del paese. Li accolse un omone nerboruto. Si conclusero diversi negozi; Wulgar si trovò a discutere con l'uomo, sospettoso di quest'ultimo, visto che la precedente volta a badare al negozio vi era una donna, per quel che sosteneva lui. Zebith acquistò nuova roba per sè e comprò all'elfo un'armatura di piastre. Pesava molto. Troppo, rispetto alla sua bella armatura magica andata perduta in pancia ai bullywug. Accusava il peso di tutta quella ferraglia, ma ringraziò riconoscente. E non finì lì. Il fabbro estrasse dalla rastrelliera un'arma: "Questa è una delle migliori spade lunghe che ho forgiato in questo mese. E' molto leggera. Conosco chi mi rifornisce del metallo e so che usa una lega particolare." Tutti discorsi da mercante, la spada era come tutte le altre spade che usano gli umani per tagliarsi la corona a vicenda. Niente a che vedere con il suo stocco di ricognizione. "Di certo non forgio spade togliendo le punte alle lance dei goblin" aggiunse, coronando con una risata. Goblin. Car non poteva sentirli. La sua tribù era in guerra con i goblin del Daggerburg da una vita.


Conclusero i loro affari e proseguirono per l'emporio. Il locale era molto piccolo e stretto ma abbastanza fornito. Visti i loro intenti di viaggio, fecero parecchie scorte. Il vecchietto che teneva il negozio pareva uno sprovveduto. Tirava sul prezzo e non pareva voler concedere il minimo sconto. Non si smosse nemmeno davanti agli eroi che avevano sconfitto gli uomini-rana. Ma era tanto taccagno quanto disattento. Chissà quanti paesani e viandanti si erano approfittati delle disattenzioni del vecchio. Chissà quanta roba gli avevano rubato in tutti quegli anni di gestione. Ma non era affare dei nostri, infatti concluso l'affare, se ne andarono.
Ma vista la pioggia incessante, tornarono presto dentro. "Senta, ha mica niente per la pioggia?" disse Sariel. Le mantelle da pioggia erano l'unica cosa. Non volle fare lo sconto nemmeno al nano, visto che a lui, la metà bastava. Tirchio.


La marcia verso la cittade di Marl inizia, sotto la pioggia. Non c'èra tempo da perdere. Era necessaria metà giornata di cammino per arrivare. Il viaggio procede a rilento, causa l'acqua impenitente e il terreno della strada penoso. Le polverose strade primaverili si sono trasformate immediatamente in fiumi di fango, impedendo la navigazione continua. La campagna si distendeva davanti ai loro occhi per poche centinaia di metri, vista la nebbia fitta. Ma si notavano lo stesso i danni della guerra. Tant'è che arrivarono ad un podere, in chiaro stato d'abbandono. Finestre sprangate, edera arrivata quasi al tetto, orto distrutto, la vicina casetta degli attrezzi con il tetto semisfondato. "Questa era abbandonata già prima della guerra" osservò Caranthir. Ma notò qualcos'altro in mezzo alla nebbia delle undici. Un uomo con le chiare insegne del Cerchio di Ferro era a cavallo d'un mostro abominevole. Altri briganti appaiono in mezzo alla nebbia e l'urlo di una donna infrange il silenzio della mattina inoltrata. Al grido di "Prendeteli" i fanti avanzarono verso i nostri. La tattica era tutto per Caranthir. Studiata immediatamente la situazione aveva forse un'idea. Ripararsi dentro la casa abbandonata ed indurli al combattimento al chiuso.
"Seguitemi! Dentro la casa." disse secco, accennando la corsa verso il muricciolo che lo separava dall'uscio. Livi trovò due guardie che sbucarono dall'angolo della casa, i quali sguainando le spade, lo affrontarono. I ragazzi, forse dopo aver visto i guerrieri anche su quel lato, non seguirono le orme dell'elfo rosso. Sariel, pronunciate poche parole magiche, si smaterializzò accanto alla depandance del podere, occludendosi alla vista dei nemici. Wulgar e James rimangono poco dopo vittima di alcuni attacchi. Al nano arrivano due quadrelli di freccia nelle gambe, ma non è questo il peggio. Dagli alberi nascosti dalla bruma, un'onda rosso tenue si sprigiona, andandosi a schiantare sulla figura di James. Il ragazzo, colpito in pieno da una fiammata, rimane seriamente ferito. C'è una maga, in mezzo a loro, ormai è palese.
Magia contro magia. Il nano grida dal dolore e nello strazio invoca una preghiera ad un suo dio in particolare. Tutti i suoi compagni avvertirono un certo strato di sicurezza e protezione in più. I suoi avversari erano al tempo stesso convinti dalle grida di dolore ma preoccupati per il pericolo incombente della profezia nanica.
Ma la magia continua da parte nostra. Zebith, rimasto nascosto nella fanghiglia ed individuato il raggio di luce rosso, spara nella medesima posizione una freccia infuocata. Ma la maga del Cerchio si doveva essere spostata, perchè alcuna grida fu levata da quella parte. I soldati arrancavano nel fango e si avvicinavano pericolosi, in particolare quello in sella al draco. Sariel, quatta quatta, continua il suo aggiramento del podere e giunta in posizione strategica, sparò pericolosi fulmini azzurri ai danni del destriero e della maga. Con tutta probabilità, a differenza di Zeb, le magie di lei sono andate a segno. Continuano a piovere frecce dalle parti del nano, e la schermiglia di Caranthir comincia. Estrae la spada e alza la guardia appena in tempo, prima di pararsi dall'impeto dei mercenari del Cerchio di Ferro. Si difende agilmente da entrambi i fendenti, para un colpo diretto alla gamba ed approfittando un calo di guardia dell'uomo di sinistra, gli affondò metà spada nell'addome. L'uomo si afflosciò come una sacca di cenci. Il suo compagno, allibito, indietreggiò di qualche passo, aiutando la difesa delle spalle con il muro del podere. Contemporaneamente la lotta continua dall'altro angolo della villetta.
James è fatto oggetto ancora una volta di fiammate rosse carminio: la maga ce l'aveva con lui. Ma si era mostrata troppo, venendo alla fioca luce, dietro da un albero. Wulgar l'aveva vista: si tolse di spalla la balestra, incoccò un quadrello e fece fuoco. Un grido di dolore belluino si stagliò nel clangore della pugna. La maga era ferita e più arrabbiata che mai. Ma il peggio deve venire. Il draco con il suo cavaliere mangiarono la strada molto più rapidamente dei propri colleghi e vennero interrotti dal loro cavalcare da uno Sterminatore. James si frappose alla carica pesante, perdendo quasi un braccio causa un morso infame. James in tutta risposta alza urlando di dolore e di passione e lo ferisce con la sua ascia bipenne. Ciò provoca la reazione malvagia della bestia, la quale continua ad attaccarsi al suo braccio, non staccandoglielo per un pelo. Sariel continua con il suo apporto di magie, sparando fulmini blu nelle rispettive direzioni: maga e draco. La prima viene di nuovo colpita da una scarica. La luce blu elettrica la illumina a giorno e uno potrebbe dichiarare che sia parecchio malmessa. Ma non stramazza al suolo, nonostante due scariche da 220 volt e una freccia nanica.


La situazione si fa pericolosa, James è in pericolo. Caranthir continua il suo duello contro lo sgherro, davanti l'uscio. Tentò di entrare, ma la porta era miseramente sprangata. Ma al suo orecchio giunge il grido di dolore di James. "Caranthir, presto!" è la voce di Zebith. Non c'èra tempo da perdere, in meno di un minuto i suoi compagni erano nei guai. L'adepta maga del Cerchio, continuava, seppur scarsa di forze, a lanciare magie. Vista la sua frapposizione tra James e il draco, decise di rivolgere il suo fuoco su Sariel.
Ma Car aveva furia. Con una finta all'indietro costrinse il suo avversario ad una mossa azzardata in avanti. Ebbe tutto il tempo di trinciargli mezzo braccio e con una pedata riversarlo all'indietro. "Pietà, pietà per un poveruomo." furono le sue uniche parole, quando battè la testa nel terreno molle. "Torna alla tua terra, umano. E non impugnare più il ferro contro i più deboli, miserabile" disse con sdegno Caranthir, avendo pietà di quel disgraziato reso ormai inabile al combattimento. Dietro di lui comparvero altri due guerrieri. Ma non aveva tempo da perdere con loro. Fece marcia indietro e tornò sui suoi passi. Reso libero dal combattimento si rese conto cosa stava succedendo. Un draco dominava la strada, James era a terra e Zebith stava cercando di curare il suo compagno ed al tempo stesso impegnare il cavaliere. Spiccò una corsa il nostro elfo e giunse alla schermiglia.
Il parapiglia che accade succede tutto in brevi secondi. Caranthir pianta la spada nel ventre del draco. Esso, stizzato, afferra e ferisce seriamente il primo. James, indietreggiato, estrae una balestra e rapidamente, pianta una freccia nella grossa coscia del abominio. Wulgar cerca anch'esso di colpire il bestio, ma senza successo. Una freccia balena sulle piastre di Car, senza effetto. E poi Sariel: estrae la potente bacchetta Colpo Gelido. L'adepta non fa più parte dei nostri. Un attimo dopo le parole magiche di Sariel, diviene una statua di ghiaccio, immobile. Nonostante la perdita del loro probabile capo, il brigante vicino a Sariel, visto l'accaduto, incombe su di lei e la ferisce con una sciabolata.


Ma ecco il lampo di genio, quelle scene che raccontano le storie in prima e poi.
Zeb cerca di saltare in sella al draco. In tutta risposta si becca un morso. Pronuncia qualche bestemmia e una parola magica. La scena sparisce all'interno di una nube di fumo nera. Pochi attimi dopo, uno verso innaturale e un tonfo sordo. Altro attimo ed un grido di dolore. Poteva essere successo di tutto. James, con il rischio di colpire anche Zeb, sfodera un'asciata nel polverone nero. La lama incoccia qualcosa di solido. Era il cavaliere. Morto.


Caranthir invece s'avvede di un'altro fatto. Sariel era a duello con un balestriere, il quale finirà a terra poco dopo un minuto, stremato dai fulmini blu. Invece il nano è rimasto cocciutamente muto, ed è finito accerchiato da tre briganti. Uno cade sotto i suoi colpi. Car accorre lì dopo pochi metri e se ne approfitta delle spalle di uno, piantandogli la spada nella gabbia toracica, coperta da un sottile strato di armatura di cuoio. Il terzo, in preda al terrore e notando la morte del draco, se la dà a gambe levate.
"Fermati, pavido!" fu il grido dell'elfo rosso. Non ebbe la prontezza di James e di Wulgar. Entrambi estrassero le loro armi da distanza. Ma il punto fu del quadrello del nano, il quale giunse sulla scapola del fuggitivo, atterrandolo. Forse fingeva di esser morto o era svenuto dallo spavento. Fatto sta che era fermo.


Il combattimento era apparentemente finito...>>

domenica 28 agosto 2011

Cronache di D&D I^ Puntata [1/2]

Ebbene sì: ho spolverato i vecchi manuali, digitali e cartacei, e sono ritornato al pezzo.
Dungeons and Dragons, il celeberrimo, il papà di tutti i giochi di ruolo del mondo. Era tanto che mi frullava l'idea di ricominciare, di riprendere seriamente e caso vuole che una allegra comunità di cinque (29) elementi mi abbia "adottato" : D
Nella mia luuunga assenza dal campo di gioco nel frattempo è uscita anche una new version, la 4.0. Vilipendiata da alcuni, vezzeggiata da altri, a parer mio è molto più interessante e riveduta ottimamente; non ci sono più troppi fronzoli inutili e tanti dettagli son stati tolti, tutto, spero, direzionato ad un gioco più immediato ed interessante, graziato da una quantità immane di boiate e cavilli.

La scorsa sessione del giovedì è stato un test di prova. Leggo alla vivailparroco il libello Essential delle regole: quivi esiste solo il guerriero, ladro, chierico e mago. Appena leggo la classe Alfiere mi figuro già in testa un tipo, bandiera alla mano, sciabola nell'altra, il quale al grido di Savoia! si lancia a pelle di leone sulle schiere di coboldi impazziti..
Facciamo che saltiamo a piè pari la prima lezione di D&D, giusto per sveltirci : D

La compagnia di avventurieri in questione attualmente bazzica nelle foreste dell'Harkenwold. Sarebbe buona cosa ch'io facessi un sunto di tutta la storia MA siccome sono arrivato a metà campagna, la storia precedente, lo ammetto, la ricordo a pezzi e bocconi. Facciamo che, a malincuore, prendiamo le cronache dal punto in cui sono entrato in gioco..

C'èra una volta...
Il mio personaggio è un elfo Alfiere. Fa parte degli elfi del campo di Woodsinger. Ancora si sa poco di lui (e se ne saprà ancora meno, finchè non termino il background..) e delle sue origini. E' parso portato al combattimento in campo e si è trovato in mezzo ai nostri avventurieri per puro caso. La capa del suo campo, Eriyel, lo ha mandato in ricognizione per saperne di più sul Cerchio di Ferro. Cos'è? Lo scopriremo in corso d'opera.. Il fatto è che non l'aveva mandato da solo. La pattuglia era composta da tre elfi; caduti in una trappola dei Bullywug, i suoi compagni sono stati uccisi e lui fatto prigioniero. Dopo un viaggio da disgraziato i suoi carcerieri assaggiano le lame e l'arcana magia dei nostri. Liberatosi e fatta conoscenza di loro, comincia anche per lui una nuova avventura all'insegna dell'ignoto. Il suo nome è Caranthir O'naur, Volto Rosso di Fuoco...

<<L'odore acre della grotta ormai non era più pungente, come cinque minuti fa. Caranthir si trovava lì, vivo, libero, senza però più niente del suo equipaggiamento. I Bullywug si erano presi la sua corazza, per quanto stesse larga a loro, i suoi oggetti, il suo stocco da addestramento. Quelle creature meschine e infami avevano avuto quel che si meritavano. Ma non erano finiti lì; quella era solo un infinitesima parte di quelle bestiacce. Non era un problema imminente, comunque. Osservava le facce dei suoi salvatori. Erano in quattro, tutti ben messi ed equipaggiati; pareva sapessero il fatto loro. Uno di loro si rivolse e disse: "Vuoi dell'acqua, straniero?". Era molto basso, rispetto a lui; un nano ed un elfo. Non pareva gli andasse a genio e non si capì il frutto di quella cortesia. Il nano non si abbassò al prendere la sua borraccia, tant'è che grazie ad una magia, produsse un getto d'acqua dal niente. Questo era Wulgar Stonehead, chierico. Dalla grotta provenì un'altra voce. Non erano soli. Un umano fece la sua comparsa, cominciando a dire di tornare al villaggio. Gli avventurieri si stavano ponendo il problema del nuovo arrivato elfico. "Insomma, che vuoi fare? A questo punto ti conviene venire con noi, a meno che tu non voglia aspettare il ritorno di altre bestiacce.." disse con un sorrisetto un tale James Lancaster. La scelta era obbligata: seguirli.


Era tutto molto strano per Caranthir. Non era uscito spesso da Woodsinger, e tutte le volte era una novità. La rocca di Thor era molto lontana dal luogo in cui erano. Il sole era ancora abbastanza alto nel cielo quando nubi minacciose arrivarono da dietro le colline Briar e portarono pioggia in abbondanza. La strada in terra battuta diventò presto una scia di fango melmoso. Il percorso fu difficile così fino a sera, quando arrivati al limitare di un abitato si sentirono intimare l'altolà, proveniente da una garitta. Una guardia uscì coperta da una mantella pesante e illuminandoli con una torcia esclamò: "Siete tornati! Gli avventurieri sono tornati!". L'espressione di giubilo in quell'uomo ripagava le fatiche spese a combattere quegli abomini. "Seguitemi, Bren sarà impaziente di vedervi" disse, e li condusse all'interno dell'abitato. Il villaggio, nonostante rimanga al chiarore della sera, era visibilmente piccolo. Poche case, intorno alla strada maestra ("..tipo Colignola" esclamaii n.d.r.) e nessun'anima in giro. Tutti rintanati in casa per paura della pioggia o qualcosa di peggio.


Le nocche dell'uomo bussarono alla porta di noce di una delle poche case a due piani. Venne ad aprire un uomo, tale Bren, capovillaggio. "Accomodatevi" disse, appena li riconobbe. Per Caranthir fu un sollievo entrare in un edificio accogliente, per quanto possa amare la natura. Il caldo del caminetto, acceso giusto per l'occasione della pioggia, era un toccasana. Furono fatti mettere al loro agio, rifocillati e verso le ultime cucchiaiate di minestra, l'impaziente sindaco disse: "Insomma com'è andata?"
"Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta" disse la pubblicità dell'Amaro Montenero, pardon, Zebith Do'urden, altro personaggio eminente della figliolata.
"I Bullywug erano numerosi e non è stata una battaglia facile. Ce ne saranno altri in giro, ma quelli che erano nel loro covo sono stati sgominati" aggiunse la maga Sariel Feyerolun. "Bene, molto bene" disse consolato Bren. La discussione proseguì ancora un po' decidendo le future strategie per combattere il Cerchio di Ferro.
Cerchio di Ferro: è un organizzazione di malviventi i quali hanno preso il controllo della regione di Harkenwold, togliendo di mezzo il precedente governo. Il loro capo è Nazir Redtor.
"Ma insomma, come mai ti sei ritrovato prigioniero di quegli affari, elfo?" disse Wulgar. Era l'ora di vuotare il sacco e dichiarare la missione. "Provengo dal Campo di Woodsinger e sono stato inviato dal mio capo a valutare la gravità di questa situazione. L'efferatezze del Cerchio di Ferro sono giunte fino alle nostre orecchie." pronunciò con gravità Caranthir. "Per adesso non vogliamo immischiarci in codeste questioni di vile potere" aggiunse, provocando un immediato sconforto negli astanti. "Ma" riaprendo la discussione "se i briganti minacceranno direttamente il campo, la scelta sarà unica. Guerra." Guardò le facce dei suoi nuovi compagni. Chissà qual'èra il loro compito, quale scopo avevano in tutto questo. Temeva che avrebbe avuto molto tempo a disposizione per scoprirlo. "Poi io non decido niente, è il consiglio degli anziani e il capo che ha in mano tale responsabilità". concluse.

La notte scese la sua coltre sui nostri stanchi eroi. L'alloggio e il pasto fu offerto dal podestà; la locanda dove avrebbero dovuto pernottare brulicava di soldati, mercenari e milizie di basso profilo. Gente tolta dal campo di segale e, datale un'arma e la promessa di un bottino ricco d'oro, avrebbe fatto a pezzi il mondo. Caranthir non apprezzava chi apprezzava solo il denaro. Nella vita la prima cosa è la natura, dicono gli elfi. Scoprì, davanti ad un boccale di birra, che Il Nano proveniva da Hammerfast e di più non si sbottonò. James scherzava pesantemente con Sariel, con fini chiaramente adulatori. Chissà che avevano quei due. Zeb parlottava sottobanco con l'oste, trattando forse la quarta pinta di cerveza. Car avviò un paio di discussioni con i militari presenti. Non cavò un ragno dal buco, se il suo obiettivo era trovare una nuova arma. Avrebbe dovuto aspettare la mattina e l'apertura dei pochi, miseri negozi.
Piano piano la gente si alzava e faceva visita alle camere. Era l'ora di andare in branda.
"Perlomeno sono ancora vivo" pensò, quando Car si tirò su le coperte, visto che fino a dodici ore prima aveva visto la morte in faccia.>>
[fine prima parte - I^ Puntata]