domenica 5 febbraio 2012

29.01.12 - It's finish, finish.


29/01/12

«C’è qualche sanguinante?»
Caranthir duella con un Hobgoblin, lo ferisce e lo spinge in avanti. Stryker combatte contro l’altro Hobgoblin che ostruisce la strada alla stanza di Nazrin, ferendolo gravemente. Mika si concentra, attirando su di sé tutte le sue forze mentali, ma la forza di Nazrin lo concentra e non riesce, tant’è che si sposta di lato facendo spazio agli altri. Trin scaglia una freccia e colpisce pieno il secondo Hobgoblin. James a colpi d’ascia ferisce il primo Hobgoblin. Gli Hobgoblin feriti tentano un contrattacco. Il primo cozza sulla difesa di Caranthir, mancandolo. Il secondo cerca di colpire James, ma lo manca. In tutta risposta Caranthir lo ferisce un’altra volta, con un colpo di sbieco. Wulgar traccheggia tagliando il torrone. (???) Sariel prende posizione e lancia un fulmine dalle sue mani. Cominciamo a sentire un odore di bruciato: “CANI!!!” E’ Nazrin urla: “No, non deve andare così!” (Ma non è successo nulla). Si concentra e scaglia un raggio nero di forza negativa, squassando il corridoio. Tornata la luce tutti si trovano ustionati e James è a terra senza coscienza. Fatto questo Nazrin carica in avanti, scagliandosi su Caranthir; “Dai ragazzi questo è il nostro momento”. Ma il colpo non va a segno. Nel frattempo gli adepti oscuri si muovono verso il portone. Uno di essi, pronunciando parole oscure, rigenera visibilmente le ferite degli Hobgoblin.

La battaglia pare impossibile.
Comincia una schermaglia tra Caranthir e Nazrin. Gli sta tenendo testa. Per quanto ancora? Un affondo, dopo uno sbilanciamento del sig. Oscuro, permette di guadagnare terreno all’elfo. Il bene prosegue. Stryker accorre dal collega James e con un imposizione delle mani divina lo riprende: “Alzati e combatti. E’ l’ora finale.” Mika riprova a concentrarsi e controlla la mente di un Hobgoblin malconcio, il quale tira una saccagnata al collega ghiozzone. “Gah-mmmh aaaah gurgle” (trad. CAA FAI?) Anche Wulgar accorre con i propri poteri curativi da James. Trin, grazie all’aiuto di Caranthir sferra una pugnalata al bestio. Continua la propria schermaglia sul cornicione delle scale e infine abbatte il suo terzo Hobgoblin di fila. James, ripresosi in poco tempo, si scaglia in avanti con la sua Bessie e lo ferisce alla coscia. La bestia infame si rigira verso l’elfo. Il dottore oscuro: “Non mi sfuggirai” e scocca un colpo nella difesa bassa dell’elfo. Come si dice nell’Harken: ce n’ha per tre càate. Nel frattempo un vigliacco di adepto prende alla sprovvista il nostro, ferendolo a morte, facendolo crollare a terra.

E’ tempo di morire.
L’altro adepto con i suoi tentacoli neri schianta e colpisce tutto quanto. Feriti, combattenti ancora per poco e morenti vengono trafitti in maniera tremenda. Il paladino entra in mischia, scavalcando il corpo esanime di Caranthir e non andando per il sottile, con una spallata spinge oltre l’Hobgoblin avanzando la linea di combattimento. Mika sposta contro la sua volontà Sariel in modo e maniera di controllare la mente di qualcuno ma fallisce. Ritenta e procura un mal di testa pernicioso al capo dei capi. Trin con una mossa acrobatica arriva a pugnalare alle spalle un Hobgoblin. Wulgar con una seconda imposizione delle mani e qualche parola magica, riprende gradualmente l’elfo caduto. “Alla grazia! Grazie!” esclama il rosso, tornando in combattimento. L’ultimo goblin colpisce e ferisce Trin spostandola via. Sariel con un’abile mossa magica colpisce con una fontana di fiamme, ferendoli gravemente. Nazrin dal mezzo delle fiamme grida: “Come osi sfidarmi?” scagliandosi su Stryker. Gli adepti urlando e ustionati, si ritirano nel loculo del malvagio, ma una di essi pronunciando alcune parole magiche rigenera delle ferite. L’altro, nonostante i colpi, prova di nuovo la mossa del tentacolo, fallendo. Caranthir scatta in avanti e serra una schermaglia serrata con Nazrin, colpendolo diverse volte. Nonostante l’affaticamento del nemico, il capo non dà cenni di cedimento. Stryker illumina la sua fida spada di luce sacra, abbattendola su Nazrin. Il colpo possente ferisce notevolmente il nemico, ma tutto intorno è un macello. Gli adepti continuano con le proprie magie, ma ormai il portone è preso e tutta la banda è entrata in combattimento. La battaglia sta per volgere a termine.
La reazione.
Nazrin approfitta dello sbilanciamento di Stryker, colpendolo di mazzafrusto sulla schiena e facendolo cadere a terra prono, in uno spargimento di sangue. Trin con una mossa emozionante, salta in groppa all’adepta, ghermendole la gola e sgozzandola. Wulgar cerca di ferire qualcuno con un colpo tonante, ma lo sbilanciamento del nano permette al signore oscuro di colpirlo con la medesima mossa di prima. L’Hobgoblin colpisce con una botta potente l’elfo.
Il combattimento infuria, il duello tra Nazrin e Caranthir continua. Wulgar si rialza appoggiandosi su un ginocchio, cercando di riprendere le forze. James sferra un ennesimo attacco verso il lord.
Sariel concentrando le sue ultime forze, usa la sua più potente magia nella stanza. Controlla la mente dell’Hobgoblin, il quale si scaglia sul proprio padrone, mozzandogli la testa. Caranthir, non conscio di quel che succede, ma preso atto della situazione, pianta la spada nel collo del bestio, facendolo crollare a terra, insieme al suo comandante. Trin colpisce con un’ennesima pugnalata l’ultimo rimasto. Wulgar, in barba alla diplomazia, avanza e fracassa il cranio dell’adepto, chiudendo il combattimento.

E’ finita.
L’aria è greve nella stanza, carica di morte. I nostri si guardano dintorno e perquisiscono i cadaveri. Caranthir mozza la testa fracassata dell’ex comandante del castello. “Bleah che schifo” esclama Trin. “Questo li convincerà della nostra vittoria” aggiunse il nano. I nostri si riposano per qualche minuto. Aprono uno scrigno e trovano una fortuna in monete d’oro e d’argento. In un altro sacco di tela trovano una corazza a scaglie. Dopo una perlustrazione veloce ma accurata, i nostri scendono al piano sotto. Nella fuga, Caranthir e Wulgar entrano nel dormitorio delle guardie, scagliando le torce sopra i letti, appiccando un fuoco. I nostri escono all’aperto. Nel piazzale vedono dieci, una dozzina di guardie, i quali avvistandoli corrono verso di loro. Trin piazza una corda e gli avventurieri cominciano a scendere. James e Caranthir coprono la ritirata. Wulgar comincia a scendere, Sariel invece sguscia e casca di sotto. Piano piano tutto il gruppo scende dalla corda, salvandosi e fuggendo nella foresta. Da lontano si vede un fumo sempre più spesso e grida lancinanti nella notte.
La missione è compiuta.

mercoledì 19 ottobre 2011

Cronache di D&D IV^ Puntata e V^ Puntata

Bene, benone: sono rientrato in casa alle due, alle cinque e un quarto suona la mia sveglia. Sarebbero buone due ore di sonno piene e rotti. Ma stasera me ne frego: da oggi pomeriggio abbiamo un Dottor Dungeon Master, a cui vanno i complimenti più vivissimi da parte di tutto lo staff del blog (io) e dei suoi lettori (gli altri tre giocatori).
Mi sembra doveroso un tributo di sangue, carta e sonno sacrificato all'altare del Dungeons and Dragons.

Bene bene, apparte la stracarica che m'ha dato la laurea di oggi (premess. Io non avevo mai visto una laurea, me plebeo&tapino) togliamo pure l'apparte, direi che possiamo passare agli affari di stato; ci eravamo lasciati che Osgiliath comandata da Faramir stava venendo assediata da.. come dite? M'ha defecato un draco sul computer? Eh sì..

Stasera non mezza, non una cronaca bensì doppia razione. Al Master, che se lo merita.

«Roma brucia. Nerone suona la lira. La vittoria dei nostri a sud dello schieramento è solamente un granello di sabbia in un deserto. Intorno a loro continua il pandemonio: tagliagole, sciamannati e canaglie di ogni stampo, tutti bramosi di morte e bottino, inseguono i poveri ribelli contadini, i quali si difendono alla meglio. Ormai qui non si salva la libertà, nemmeno la propria casa o la famiglia. Si pensa a salvare la stessa vita. Nel breve, brevissimo riposo della compagine un giovanottino biondo paglia, scatta al galoppo d'un destriero roano in direzione della fattoria in fiamme. "Fermi fermi, amici!" grida lui, alla vista delle armi alzate e pronte a colpire. Nel bailamme generale è facile colpire un amico quanto colpire un nemico. "Dar Gremath ha bisogno di voi! Vedete la casa laggiù? Lui è là, con il gruppo di comando. Nazrin Redtor in persona lo ha attaccato!". Non c'èra tempo da perdere. Se cade il comandante, tutto andrà allo sfascio. Dar Gremath va salvato. Gli avventurieri non perdono tempo e cominciano a correre verso la zona indicata; il giovane era già sfrecciato via, a far danni. Durante il percorso, passando in una via in preda alla distruzione e sempre tenendo d'occhio la collina di Dar Gremath, su uno spiazzo erboso capeggiato da una casa solitaria si notano una banda di furfanti e bestie infernali, tenere d'assedio un gruppo di popolani in preda al terrore. Tra loro c'èrano anche donne, vecchi e bambini. La decisione fu quasi naturale e comune a tutti: gettarsi nella mischia per salvarli.
["Tanto per aiutarli perderemo al massimo trenta secondi" (cit. James)]
"Fatevi sotto, bottini!" sberciò Zebith, mancando una pugnalata ma segando con la seconda, il primo scagnozzo che gli si parò di fronte. Sariel comincia la sua litania di magie mentre Caranthir si fa spazio tra la vite e l'uva. "Ce ne sono degli altri!" gridò allarmato Wulgar, dopo aver avanzato qualche metro. Dietro la casa, a torturare dei poveri popolani indifesi, c'èrano disgustosi demoni neri come la pece. Zebith prosegue la sua avanzata fino ad arrivare alla casa. Un cenno d'intesa con i suoi, e sfondata la finestra, penetra nell'abitazione. Un possibile effetto sorpresa è ancora giocabile. La banda di debosciati intanto si è accorta della presenza nemica e converge l'attenzione su di loro. Due energumeni si avventano verso la coltivazione di Chianti e quindi Caranthir, il quale scansa un colpo dopo l'altro, nonostante la pesantezza dell'armatura a... a... piastre? (Master, l'ha lei la scheda, aiuto). Spostando l'attenzione sul duello principale accanto la magione, si decifra che bestie sono: Diavoli di Catrame, esseri dell'oltretomba tornati appositamente per rompere i coglioni, eh? come? sì, dicevo, diavoli dei quali uno di essi estrae dal suo inventario infernale una rete rosso fuoco. Wulgar ne finisce prigioniero, cadendo a terra, ustionato dalle fiamme. Intrappolato, viene trascinato seco il diavolo e quivi ferito da pugnalate dell'adepto mago del Cerchio di Ferro. Con un uomo in meno, Sariel sprigiona tutta la potenza magica conferitale dal Magnifico Rettore proclama una palla di fuoco gigantesca. Essa colpisce tutti quanti, diavoli compresi. Finita la fiammata ecco l'avanzata folgorante di James; vista la confusione provocata dal globo di fiamme, è facile per lui liberare il suo compagno nano. Lo scozzo prosegue anche nel vigneto: piante di futura uva matura cadono a terra una dopo l'altra, colpite da fendenti mancati e colpi a segno. Caranthir sbuzza finalmente uno dei due buzzurri, spingendolo indietro con un cozzo di scudo. Il secondo, alla vista del suo compare a terra, sembra trovare la luce e riesce a ferire ad un gomito Caranthir. Ma per l'elfo è vita facile, finchè gli avversari sono questi. Un colpo secco e scatta via. Dove? Dove c'è bisogno d'aiuto. Nel contempo una finestra si spalanca: qualcuno da dentro la casa ha visto tutto. Zebith fa la sua comparsa e con una pugnalata tra le ipotetiche costole (non ho fatto anatomia del diavolo) colpisce la bestia. Poi una nube di fumo, solito stile del nostro, copre la scena del delitto. Poi la scena si fa del tutto fulminea. L'adepto, accortosi della situazione, esprime poche parole magiche ed una fiammata nera sorge dal suolo. Pare ristoratrice e benefica per i due diavoli. Ma è vita breve per loro. Zebith sbuca dalla nube e con un urlo belluino, pianta il pugnale nella giugulare dell'adepto. Il volto del drow da nero si tinge di rosso carminio. Sariel si concentra: teletrasportatasi alle spalle delle bestie, con un potente incanto ne abbatte una. Zebith intanto si accorge di Caranthir: eppure voleva venire ad aiutarli, invece è rimasto invischiato nel mosto. L'elfo nero, sembra imbrattato di sangue magico, corre verso la vigna, portando all'inferno un altro tagliagole. L'ultimo duello è tra nano e diavolo. Wulgar lancia la magia Vento martellante, facendo perdere a tutti il senso dell'equilibrio. Ma il diavolo riesce a rialzarsi ed usare un'altra volta la sua rete maledetta. Ma non ha fatto i conti con la Bessie (Bessie?) di James. L'ascia bipenne dell'umano va a catafrangersi (CATAFRANGERSI?) sul cranio indiavolato, liberando questa terra da un'ulteriore amenità. Il sipario cala con lo svenimento di Wulgar e la relativa perdita dei sensi. La situazione si fa critica. I nostri sono a pezzi e soprattutto Dar Gremath non è stato ancora soccorso. Come faranno a uscire da questa situazione spinosa? Non c'è nemmeno tempo per chiederselo. Un polverone più grosso degli altri si fa strada verso la via principale. Combattimenti verso l'altura indicata più di dieci minuti fa pare non ce ne siano più, e se vi sono, sono di scarsa importanza. Una figura imponente nella sua forma fa l'ingresso in quello spiazzo: dietro di lui numerose decine di soldati. "Siete voi!" grida la figuraccia a cavallo. "Siete voi che avete organizzato tutto questo! La pagherete cara, come ha già fatto Dar Gremath!" La distanza tradiva, ma pian piano essa diminuiva. La persona in sella era proprio lui: Nazrin Redtor in persona. "Fateli fuori!" fu tutto quel che ebbe da dire. La battaglia finale aveva inizio. La freccia di Zebith produce già l'uno a zero. "Uaaa-ah!" e il fulmine di Sariel ne stempia altri due. Caranthir in corsa (alla Chingachgook, ultimo dei Mohicani) pianta la spada nella testa elmettata d'un cerchiodiferrista. Ma per quante canaglie e balordi i nostri possano uccidere, la situazione era drammatica. Il Cerchio di Ferro andava a stringersi intorno a loro. Accerchiati e soverchiati dalla forza numerica la compagnia era alle strette. Mirabolanti scene come l'alto elfo che combatte contro tre sgherri alla volta, o il coraggiosissimo duello di James contro Nazrin, dal quale ne uscirà segnato sono novelle cantate dai bardi nelle bettole. Tutto è perduto. James viene colpito da una poderosa legnata e cade a terra, in una pozza di sangue. Zebith, ferito cade in ginocchio: ne riceve, mentre cerca di rialzarsi, una violenta pedata in faccia, facendolo poi cadere con la testa riversa al cielo. Bastardo fu colui che ci ribadì, colpendolo con il piede una seconda volta. Caranthir e Sariel cercano di fare quadrato attorno al loro compare svenuto ma sono sgomenti alla vista dei loro compagni caduti. "Non ce la faremo mai, Sariel" disse sconfitto l'elfo. "Non è vero!" gridò quella, tirando con l'arco folgorante, colpendo a destra e sinistra canaglie e diavoli. "E' stato un piacere conoscerti" concluse lui, abbandonando la posizione e gridando con quanto fiato avesse nei polmoni, corse verso il capo dei cattivi. Ne nacque una breve colluttazione, terminata con la ovvia sconfitta del nostro. Sariel rimane da sola. I suoi occhi corrono in cerca d'aiuto. Niente le è vicino, niente la può salvare. Chiude gli occhi, davanti a sè un orda famelica di immondi pronti a saltarle addosso. Li riapre e la scena è sempre la stessa. Li richiude un'altra volta. E anche l'ultima dei Mohicani non c'è più.»

...bene, sono le tre e venti! Ho finito la quarta puntata delle cronache..! Possiamo dire che adesso è d'uopo un bacile di caffè e magari anche qualche dolcino della cambusa. Detto questo riprendiamo la storia. Che fine ha fatto Sariel? Il riscaldamento globale, chi riceverà la bolletta globale? Se il Sacro Graal era un servizio da sei, dove sono finiti gli altri cinque calici? Cerchi nel grano, cerchi nel grano, ma alla fine cosa trovi? E' vero che calpestare un atomo di stronzio porta fortuna? Quando litighi con un call center si può parlare di scazzo alla risposta? Davvero fu Dracula il primo possessore di una tv al plasma? Che relazione esiste tra il Ratto delle Sabine e Topo Gigio? Tutto questo è Kazzenger!

« Nulla è reale, tutto è lecito... Il buio. Flebile luce rossastra. Le membra indolenzite e un torpore assurdo. Sariel riacquista conoscenza, sentendosi a pezzi. Si guarda intorno, quasi non ricordando dove fosse. Non ha mai visto quella casa, arredata alla contadina povera. E' sola. Ferite sul suo delicato corpo di maga e un silenzio innaturale le tengono compagnia. Si ricorda un po' alla volta cosa è successo. Probabilmente si è teletrasportata, prima di esser fatta prigioniera e schiava di Nazrin, in quella vicina casa, avendo così salva la vita. Ma fuori? Cosa sarà successo? Saranno tutti vivi? Decide di alzarsi, accusando dolori a tutte le giunture. Ispeziona attentamente la casa, facendo attenzione a non far confusione. La casa è vuota ed ha tre stanze. Le finestre sono stoppinate (bel termine...) e da fuori non si ode niente. Un cigolio e [ "Iiiii non lo fa" (cit. Sariel)] un piccolo spiraglio e sprazzo di luce irrompe nella casa. Fuori non si vede niente ma in lontananza si sente parlottare. Sariel, spaventatissima, non si espone fuori ma cerca di carpire qualche parola. Non sa se sono amici o nemici, ma le uniche parole che riesce ad ascoltare è "vittoria" e "fuga". Possono voler dire tutto o niente. L'altra finestra è ancora più aleatoria della prima. Da essa si vede la fattoria di Dar Gremath sulla collina e si nota un fermento unico. Il villaggio è devastato e gran parte delle case è ancora in fiamme. E' il tramonto, e la luce rossa del sole infiamma anche le case rimaste miracolosamente intatte. Fattasi coraggio e datasi un'aggiustata, Sariel fa capolino dall'uscio. "Ma sei tu!". Fatto un rapido giro, se ne era resa conto. Albridge aveva vinto, a carissimo prezzo. Un soldato malconcio aveva riconosciuto Sariel, vedendo in lei l'eroina famosa che aveva organizzato le difese con il comando di Gremath. La prima cosa che volle sapere riguardò i suoi compagni. Lesto il soldatino la accompagnò verso la fattoria. Scene dilanianti si fecero avanti. Un infinità di soldati feriti, morenti e morti si stendeva, lungo la strada, nei campi e nelle case rimaste ancora in piedi, in giro andavano improvvisati infermieri, donne e chierici. Preghiere e sangue, era ciò che era rimasto dell'esercito di Albridge. La compagnia era distesa in una serie di lettighe, al coperto d'una tenda a muro. Zebith aveva perso tre denti, James si era procurato una cicatrice lunga dalla bocca all'orecchio e Caranthir era rimasto zoppicante a destra ma tanto a noi ci importa assai, visto che gli faccio fare una protesi all'anca. Era un sollievo per tutti sapere che tutti erano vivi, malconci ma ancora vivi. Baci e abbracci vengono scambiati ma si sente anche il dolore d'una battaglia dura e delle ferite che probabilmente non verranno mai rimarginate. "Dar Gremath ha detto che dobbiamo andare da lui prima possibile, Sariel. Possiamo andarci intanto noi, no?" propose Wulgar. Gli altri tre erano sempre ricoverati e non potevano andare liberamente a giro. Però le cure, soprattutto mediche, avrebbero potuti metterli in convalescenza già dalla mattinata successiva.

Il capo di Albridge era sopravvissuto. Malmesso pure lui, con la corazza ancora lorda di sangue ed ammaccata, Dar Gremath ricevette nella sua stanza comando i due eroi. "Avete reso un grande servigio alla nostra città. Ma vi credevamo spacciati." disse lui. "Pure voi, caro mio." aggiunse Wulgar, memore della notizia del cavaliere errante d'un certo comandante attaccato da Nazrin Redtor. "Comunque sia, siamo tutti vivi... o quasi". soggiunse il capo. "Chi è che non ce l'ha fatta?" chiese Sariel. "Per adesso il bollettino mi riferisce sessantaquattro morti e quasi il doppio dei feriti" disse tetro "E tra gli ufficiali, Bren Thorson non ce l'ha fatta, una freccia l'ha trapassato. E pure Israfen, il capo degli elfi, è caduto." "E' terribile.." fu tutto quel che Sariel seppe dire. "Appena Caranthir lo saprà.." aggiunse il nano.
La conversazione proseguì riguardo altri problemi tecnici, quando Wulgar volle indire una riunione tra tutti i capi rimasti. Fu fermo su questa idea e pretese un ritrovo entro mezz'ora. Ma il suo obiettivo era parlare con una persona in particolare. "Ricordi il nostro patto sul teschio, vero?" disse sottovoce, lontano dagli altri. "Sì, ma non mi pare il momento." convenne Stryker. Quel chiodo fisso del teschio non andava via.
"Bene Wulgar, per cosa ci hai riuniti tutti quanti?" disse Dar Gremath, ancora un po' stizzato per via di quella frettolosa riunione.

...mmmsì, dunque "Metto giù il capo un attimino poi ricomincio eh.." TUN. Menomale alle sei mi son levato di 'orsa per andà a caccia.. Dunque, è quasi mezzogiorno, direi che posso riprendere a scrivere.. :)


L'obiettivo era chiaro. Nazrin Redtor era riuscito a sfuggire, scornato e sconfitto. Un essere così in libertà era un grosso pericolo per la futura libertà della regione, pertanto andava inseguito, ora da debole, prima che riesca a raggruppare altre forze e spazzare definitivamente la rivolta del Harkenwold. "Dobbiamo ucciderlo!" "Assediamo il castello" esce fuori un esaltato. "E con cosa?" risponde un altro più terra terra. L'idee erano poco chiare, la confusione molta, il tempo poco. Ogni ora che passava era un'ora di rinforzo per il Cerchio di Ferro e un'ora in meno di possibilità di uccidere il loro capo. "Un manipolo di uomini scelti deve penetrare nelle difese di Harken, trovare Nazrin e farlo fuori." fu il verdetto finale, espresso da Dar Gremath. "E chi saranno questi baldi giovani" chiese Wulgar. Domanda ovvia, risposta ovvia.

"Chi glielo spiega adesso?" si domandò Sariel, di ritorno all'ospedale da campo. Wulgar non rispose. La notte scende la sua coltre sul campo dei residui eroi; la tensione è tale da tagliarsi col coltello, il quale purtroppo non la rende commestibile (cit. C. Guzzanti)
E' mattina. "Bleeeh che popò di cicatrice!" disse Sariel ad alta voce, scherzando. James rimase profondamente offeso: il vanesio non si fece scalfire dal nuovo difetto fisico, bensì ne fece un pregio, cominciando a vantarsi che lui aveva combattuto duramente.. "mentre voi eravate a giocare a burraco con i drachi" concluse lo sterminatore. "Ti fa male eh, spilungone" ridendo di sottecchi fece Wulgar. Caranthir non si era ancora abituato alla menomazione dell'anca e zoppicava notevolmente, tant'è che.. sì, ormai lo chiamerò Dottor House, classico. La mattina scorre, comandati in infermieria, senza poter uscire tre su cinque, a discutere mirabolanti piani di attacco. Il bello è che gran parte di loro non era mai stato ad Harken e quindi parlava fondamentalmente del Niente. Caranthir credeva di avere a che fare con una cittadella, fintantochè il pomeriggio non prese visione d'una carta. James ci era stato tanto tempo fa e Zebith aveva già un idea per scalare i muri. Caranthir non riusciva a smettere con le idee di infiltrazione di spie e Wulgar cucinava un uovo fritto sull'ascia di James. Zebith dava noia ai piccioni.
Dopo pranzo riunione generale al comando di Dar Gremath. "Siete dunque pronti a questa missione?" chiese il capo di Albridge. "...suicida?" concluse Sariel. "Suvvia, non siate così pessimisti, noi abbiamo grande fiducia in voi" li rincuorò Dar. La spedizione non era composta da assassini: la maggior parte di loro erano grandi e grossi e non adatti al lavoro di sabotaggio e sotto copertura. Nessuno vedeva Caranthir ad armeggiare una serratura: James avrebbe impugnato l'ascia e buttato giù cancello e serratura.

Partirono nel primo pomeriggio, a piedi. Di scorta avevano preso qualche mantello del Cerchio di Ferro, nel caso si dovessero travestire. Alcuni decisero di riporre nei propri sacchi le corazze pesanti, utile mossa per fingersi mercanti di preziosi. Quella era la copertura principale. Il cammino per la Strada del Re fu sgombro da problemi. Nessuno era in viaggio, il cielo coperto da qualche nuvola. Molte case erano disabitate e spesso e volentieri, saccheggiate e disastrate. Come lanzichenecchi, l'esercito in rotta di Nazrin se la rifaceva con la povera popolazione locale sopravvissuta a mesi e mesi di soprusi e ingiustizie. La situazione di quella regione avrà una fine, e i nostri cominciavano a vedere la luce. Nazrin era alla frutta. O forse no...

"La situazione è tranquillina.." fu tutto quel che disse Zebith. Buio pesto fuori, luna calante. Arrivati fuori da Harken, i nostri non si erano azzardati ad entrare in paese. Se un dio lo volesse, ci mancava altro di trovare in città dei manifesti con i loro volti e una taglia sulla loro testa. Il drow fece una rapida ricognizione e si fece un idea, riferendo ai compagni, della fisionomia della cittadina. Il castello domina la città ["C'è gente entresce?" cit. Zebith] e le case si spargono intorno ad esso; la strada principale è quella del Re, che taglia il paese. Le guardie in città sono parse tranquille, la popolazione in giro a quell'ora, di mezzanotte, era poca. Forse era attivo un coprifuoco. Sorge la quistione se accamparsi fuori o dormire in una locanda. Ma la discussione sull'entrare in paese tutti insieme o gruppi di due o tre si fa troppo lunga, tant'è che Caranthir, gettata la testa sul sacco, cominciò a dormire, dicendo solamente: "Quando è il mio turno di guardia chiamatemi."

Passata la notte in maniera tranquilla fa la sua comparsa l'albetta. I ragazzi si preparano e decidono in silenzio i gruppi per entrare nell'abitato: cinque personaggi così variegati, strani e mistici avrebbero dato certamente nell'occhio, provocando voci e scompiglio ad Harken, finendo poi sicuramente ai ferri. La cittadina di Harken non è poi così grande, come potrebbe essere Hammerfast. Oltre al castello la seconda cosa che si nota in città è una guglia di cristallo posta in cima ad una collinetta. La leggenda vuole che in essa abitasse tanto tempo fa un arcimago, il quale adesso è partito per un lungo viaggio per girare il mondo. Difatti è disabitata. Per visitarla l'orario delle visite è dalle 9.00 alle 19.00 d'estate e 17.00 d'inverno, il costo del biglietto è di cinque monete d'oro e per ulteriori informazioni rivolgetevi all'Opera Primaziale Pisana...


...no, allora, io ero appena arrivato al punto di Wulgar che conosce il vecchio e mi si resetta la pagina perchè non c'èra la linea. Questo è il punto massimo dove ha salvato. Il resto mi ci prende lo sconforto a scriverlo adesso. Anzi, a riscriverlo adesso. Lavoro un po' due foto e poi vedo di rimettermici :)

martedì 11 ottobre 2011

Cronache di D&D III^ Puntata [2/2]

Questo mese comincia davvero ad essercene troppe.. Tra il 118 e la caccia vivo di notte stile Batman; l'iPhone è come un bimbo piccino, ogni giorno vuole un app nuova. Ho due book da lavorare e in settimana ne scatto un altro...
Tra le altre cose è anche la settimana di lutto per Steve Jobs.
Tosto passiamo alla seconda parte del terzo atto.. Eravamo rimasti al consiglio di guerra? Bei tempi, per davvero, quando la gente viveva con 40 PF..

«Passarono ore a discutere, molte volte del Niente. Il capo di quella campagna finale era Dar Gremath; dopo l'arringa di Sariel non vi erano dubbi. Le idee poste sul tavolo della guerra erano molte, confuse e molto spesso irrealizzabili. Caranthir si impose su una tattica tutta sua in stile elfico, imboscata, toccata e fuga; altri più realisti lasciarono perdere tali vezzosità tecniche. James era già partito in quarta al riguardo delle difese lungo il fiume per gli arcieri e Sariel esplicitava le sue tecniche per difendere il villaggio dal fianco destro.
Idea più giusta non venne più fuori: il giorno dopo arrivò in villaggio la notizia che l'esercito del Cerchio si era scinto in due tronconi, uno diretto al ponte e l'altro, usufruendo d'un guado, passava il confine naturale e si accingeva a sferrare un attacco sul fianco. Morsa a tenaglia, un classico. E loro erano tra l'incudine e il martello.
Il pomeriggio prima del giorno di sangue accadde anche un fatto insolito. L'attenzione del gruppo, dopo pranzo, tornò su quel teschio malefico. "No è mio!" urlava Sariel, respingendo Zebith. Tornarono tutti a discutere sull'utilità di tenere insieme a loro quell'artefatto e sulla possibilità di distruggerlo in seduta stante. "Quell'affare ti ha dato di volta al cervello, dà qua!" grugnì il nano, avanzando una ferrea mano. Non ci furono versi; Sariel era impuntata e non cedeva. Toccò al paladino fare da super partes e mettere fine a quella contesa. Gli animi furono calmati e l'aggeggio rinfrascato. La cena fu consumata in un silenzio quasi infernale. Nessuno aveva nulla da dire, tutti erano consci, a quelle tavole di camerati, che poteva essere il loro ultimo pasto, the last boccons da un momento all'altro. Le sentinelle erano vigili, i fuochi spenti, il coprifuoco attivo.
Quella notte probabilmente nessuno dormì e chi lo fece o era talmente distrutto dal lavoro o era un pazzo.

L'albetta era alle porte. Le frastagliate figure dei monti del Devonshire (EH!?) si delineavano davanti un cielo che da nero andava a tingersi sempre più di chiaro. Non fu ancora sorto il sole che da lontano si udì prima un leggero poi un pesante tramestìo ed infine le grida strazianti delle sentinelle. La battaglia finale ha inizio.
Il blu del cielo ogni tanto sparisce, coperto dal nero ebano delle lunghe frecce. I disgraziati, colpiti, rovinavano nel fiume, provocando grasse ciarbate (non trovavo un sinonimo, chiedo venia) d'acqua. I più veloci e scaltri facevano assaggiare il ferro alla prima linea schierata in fretta e furia sul ponte. Dai boschi dell'est venne giù il mondo. Orde, bande, mostri, un carosello mortale si riversava nel villaggio. Sacche di resistenza, muri di rappresaglia, difese altalenanti si opponevano all'oppressore. Tra questi c'èrano i nostri, sbattuti fuori di casa e spediti in braccio alla morte. Il buongiorno fu dato da un tagliagole che in corsa andò a trovare il sonno eterno attraverso la lama di James; il cadavere crollò in testa al nano. "Ma fai attenzione, coso!" sbottò lui, finendo il morente con la mazza. Un portaordini li raggiunse, mentre loro stavano dirigendosi verso il ponte. "Il fianco sud va coperto" esclamò rivolto a loro. Furono le sue ultime parole perchè un maledetto a cavallo lo trafisse, mentre scorribandeggiava attraverso le case.

La corsa fu folle e impossibile. Saccheggiatori del Cerchio Nero sfuggivano alle precarie difese del fianco; popolani in fuga venivano uccisi barbaramente e già qualche casetta veniva data alle fiamme. Proprio in prossimità d'un casolare abbandonato in fretta e furia i nostri trovarono duello. Un ben visibile ufficiale del Cerchio di Ferro, con il mantello rosso, comandava un drappello ordinandogli di dar fuoco alla casa. La freccia di James va a conficcarsi nella spalla destra del Guardaspalle. Un chiarissimo "uccideteli" indicò l'inizio del combattimento. L'apertura delle danze la dà Sariel, con un globo di fulmini: terminato il fascio di luce a terra giacevano tre cadaveri accanto alla casa. Le frecce di Wulgar e Zebith non vanno a segno, perlappunto segno che la distanza forse è eccessiva. Ma l'esercitazione continua di Caranthir con arco e frecce permette di segnare un altro colpo, nel costato dell'ufficiale. Intanto gli accoliti si avvicinano, passando tra le viti e il muretto della casa. Ma da dietro l'angolo della casa fa la sua comparsa un tremendo draco: come prima cosa sputa un getto d'acido e la traiettoria va a finire sulla persona di Caranthir. L'affare brucia e corrode l'armatura. Un ulteriore urlo è dovuto anche al cavaliere della bestia, il quale scocca una freccia. Gli avventurieri avanzano, cercando il ferro nemico; la mazza di Wulgar ferisce l'immonda creatura, Sariel cerca di ipnotizzarla, ma nel bailamme generale l'attenzione è completamente distolta e Caranthir riceve un altro duro colpo: cade su un ginocchio, ansante e ferito. L'urlo di James è il segnale che si sta per avventare nella mischia, ma la difficoltà di calibrare l'ascia bipenne lo fa mancare un colpo. I fulmini di Sariel sfrigolano un altra volta, illuminando a giorno la scena di guerra. La freccia di Wulgar va a segno su una canaglia e contemporaneamente Zebith atterra e finisce un derelitto. "Muori me.." è l'urlo d'un elfo sfregiato dall'acido e dall'armatura fumante il quale ferisce e fa indietreggiare un ufficiale del Cerchio di Ferro che, detto tra noi, non riesce nemmeno a contrattaccare. E' un continuo sferrar colpi da parte delle canaglie, le quali delle volte eludono le difese dei nostri in diversi punti. "Arco folgorante!" grida Sariel, mettendo in ginocchio il draco e rischiando seriamente di sbalestrare il suo cavaliere. Le potenti attività curative del nano salvano qualcuno in extremis, colpito un ennesima volta, stavolta sullo schiniere. L'armatura magica di Wulgar viene azionata: le ferite di Caranthir non ci sono più, frutto potente dell'arcano. Forte di tale prodigio avanza e termina un altro disgraziato. "E' la tua ora, infame!" e con una pedata Zebith fa volare a terra il Guardaspalle. Inutile descrivere la spada piantata nel cranio e lo sconforto generale delle truppe invasori. Il draco, all'anima de li mortacci sua, inveisce sulla maga del gruppo, scagliandola a terra con un poderoso morso. Accorre in suo aiuto Zebith, come Caranthir accorre in soccorso di James. Ferito ad una mano lascia quasi cadere l'ascia, la sua guardia cade, il tagliagole sta per affondare il colpo.. ma dal suo petto spunta una spada rossa sangue. "Grazie!" ed eccolo già avventarsi, con la mano ferita, verso un altro tagliagole puntato sulla schiena di Caranthir.
Ma i nemici stanno per estinguersi: il colpo finale lo dà Zebith, atterrando e finendo il draco. Intorno a lui Wulgar uccide un altro furfante, Sariel ne secca due e Caranthir uccide l'ultimo.
Morte e distruzione aleggiano nell'aia di quella casa, teatro fino ad una settimana fa, di allegri pranzi all'aperto in compagnia di amici. C'èra il tempo di riposarsi solo cinque minuti... »

venerdì 23 settembre 2011

Cronache di D&D III^ Puntata [1/2]

Sono veramente troppo indietro con tutto e come sempre, ho una marea di progetti da portare avanti. Ho lì sulla scrivania le pagine d'appunti dell'ultima sessione di D&D che mi guardano, mi guardano male. Ma che vi devo dire a voi.. Domenica scorsa ci siamo briscolati, è venuto fòri un mostro, poi è scaduto il parcheggio ad uno, son venuti i vigili...

« Il posto trasecolava di un tanfo indicibile. L'aria viziata, l'umido e il nuovo fetore di sottospecie di cadaveri mostruosi e nonmorti non aiutava di certo l'ambiente. I nostri ragazzi si son dati alla perlustrazione più ampia del posto. Inutili gli sforzi di sfondare le due porte di pesante ferro e legno di quercia. Inutile anche cercare, chi minuziosamente chi alla rinfusa, nelle vaste librerie a fondo della sala. "Venite! Ho trovato qualcosa.." disse ad alta voce lo Zebith. Nell'angolo sinistro, in fondo, era presente una grossa leva. Ed un grosso forziere. "Che aspettiamo? Apriamolo." disse Wulgar, il quale, con un colpo netto di mazza, centrò il lucchetto. "Lascia fare a me.." aggiunse James, vista l'inefficacia del colpo. Una grezza legnata d'ascia tranciò serratura, baule e tutto. "Lo chiamavano "delicato"." disse la maghetta. Il bottino fu prezioso, visto lo sforzo: monete d'oro, un armatura lucente, monili. Probabilmente era la tesoreria di quel piccolo nucleo di delinguenti, ormai resi inefficenti contro l'umanità. "Sento qualcosa di strano.. come di magico" disse sottovoce Wulgar, mentre si provava l'armatura. Il suo sguardo scorse i suoi compagni e cadde su Sariel.

"Inutile dire quanto la comunità degli elfi sia riconoscente verso di voi" continuò a recitare Eriyel. Il drappello era riuscito a tornare al Campo Woodsinger. "Sono giunta quindi ad una conclusione" disse, dopo una piccola pausa la capa degli elfi. La fuga sembrava impossibile, le porte inaccessibili. Fu un colpo di genio di Sariel, di tornare sopra i cerchi del teletrasporto ed esclamare il nome della città eladrin dalla quale erano venuti. "Quale conclusione, sua magnificenza?" chiese rispettoso James. Gli erano passate le ruzze in quel momento catartico.
"Gli elfi scenderanno in guerra. Israfen comanderà una compagnia di cinquanta elfi arcieri addestrati per ogni situazione. Sono già in marcia verso Albridge. Adesso dovete solamente raggiungerli." concluse la vecchia Eriyel. Un grido di giubilo da parte dei nostri. Seppur sia un aiuto limitato era pur sempre un incentivo contro i nemici del Cerchio di Ferro. Ma un tarlo assale i nostri avventurieri. In seguito alla sfida nei sotterranei di Dal Nystriere, Sariel "ricordò" la presenza, nel suo zaino di un teschio nero. Tale artefatto (Magic: The Gathering, Wizard of the Coast ©) fu reperito durante le precedenti avventure dei nostri eroi. Adesso era tornato a manifestarsi, in tutta la sua potenza magica negativa o forse positiva. Niente seppero dire i druidi del campo, anzi, parvero restii a trattare tale argomento. I nostri, sconsoli, tornarono ai loro giacigli senza un'ombra di risposta.

L'alba fu la sveglia per il gruppo. La scorciatoia, la loro via. Due giorni, dicevano le vedette ed esploratori, mancavano al grande duello, tra ribelli e tiranni, sul campo di battaglia di Albridge, ultima roccaforte e sacca di resistenza dei contadini. La marcia è monotona, la campagna sempre la stessa, colline e campi abbandonati. Ci si annoia anche presto a chiaccherare, visto che da parlare c'è veramente poco. I nostri sono tesi e nervosi, al pensiero che domani l'altro potrebbero esser cibo per i corvi. Un evento, nella tarda mattinata, sconvolge il viaggio. Un cavallo, ad alta velocità, corre sulla loro stessa strada. La compagnia decide di tenere piè fermo sulla strada: non sarà un esploratore del Cerchio a impensierirli. Ma, per una volta tanto, era un volto amico. E' Trin, l'halfling spagnola, già conosciuta da parte di tutta la compagnia, meno Caranthir, il quale, al secolo non faceva ancora parte della banda. Li informa di cose già note e annuncia che sta marciando anche lei a dare una mano ai ribelli. Una spada in più è sempre un bene.
Al tramonto giungono ad Albridge, dopo una giornata intera di cammino. Ad accoglierli Dar Gremath, capo dei ribelli di Albridge. Li stavano aspettando, stavano aspettando più rinforzi possibili.
E' buio, si distingue poco dalla piccola cittadina sul fiume. Improvvisate barricate, finestre sprangate, segni evidenti d'abbandono e di saccheggio. Più che un paese, Albridge tentava di diventare una cittadella.
"I capi sono riuniti qui dentro." annunciò Dar, arrivando ad una casa, la quale, unica a due piani, era con tutta probabilità casa sua.
Cominciava così il Consiglio di Guerra...»

mercoledì 21 settembre 2011

Cronache di D&D II^ Puntata [2/2]

« Notti brave, spallette, volanti due contro centocinquanta, piadine fumanti alle due e mezzo di notte, birre sciacquose, twighe e viaggi sull'Aurelia dove la sola luce proviene da due fari nella notte; così tardi che anche le lucciole sono a letto.. Sempre per lidi lontani. »

No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.

Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...

« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.

Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.

"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»