Sono veramente troppo indietro con tutto e come sempre, ho una marea di progetti da portare avanti. Ho lì sulla scrivania le pagine d'appunti dell'ultima sessione di D&D che mi guardano, mi guardano male. Ma che vi devo dire a voi.. Domenica scorsa ci siamo briscolati, è venuto fòri un mostro, poi è scaduto il parcheggio ad uno, son venuti i vigili...
« Il posto trasecolava di un tanfo indicibile. L'aria viziata, l'umido e il nuovo fetore di sottospecie di cadaveri mostruosi e nonmorti non aiutava di certo l'ambiente. I nostri ragazzi si son dati alla perlustrazione più ampia del posto. Inutili gli sforzi di sfondare le due porte di pesante ferro e legno di quercia. Inutile anche cercare, chi minuziosamente chi alla rinfusa, nelle vaste librerie a fondo della sala. "Venite! Ho trovato qualcosa.." disse ad alta voce lo Zebith. Nell'angolo sinistro, in fondo, era presente una grossa leva. Ed un grosso forziere. "Che aspettiamo? Apriamolo." disse Wulgar, il quale, con un colpo netto di mazza, centrò il lucchetto. "Lascia fare a me.." aggiunse James, vista l'inefficacia del colpo. Una grezza legnata d'ascia tranciò serratura, baule e tutto. "Lo chiamavano "delicato"." disse la maghetta. Il bottino fu prezioso, visto lo sforzo: monete d'oro, un armatura lucente, monili. Probabilmente era la tesoreria di quel piccolo nucleo di delinguenti, ormai resi inefficenti contro l'umanità. "Sento qualcosa di strano.. come di magico" disse sottovoce Wulgar, mentre si provava l'armatura. Il suo sguardo scorse i suoi compagni e cadde su Sariel.
"Inutile dire quanto la comunità degli elfi sia riconoscente verso di voi" continuò a recitare Eriyel. Il drappello era riuscito a tornare al Campo Woodsinger. "Sono giunta quindi ad una conclusione" disse, dopo una piccola pausa la capa degli elfi. La fuga sembrava impossibile, le porte inaccessibili. Fu un colpo di genio di Sariel, di tornare sopra i cerchi del teletrasporto ed esclamare il nome della città eladrin dalla quale erano venuti. "Quale conclusione, sua magnificenza?" chiese rispettoso James. Gli erano passate le ruzze in quel momento catartico.
"Gli elfi scenderanno in guerra. Israfen comanderà una compagnia di cinquanta elfi arcieri addestrati per ogni situazione. Sono già in marcia verso Albridge. Adesso dovete solamente raggiungerli." concluse la vecchia Eriyel. Un grido di giubilo da parte dei nostri. Seppur sia un aiuto limitato era pur sempre un incentivo contro i nemici del Cerchio di Ferro. Ma un tarlo assale i nostri avventurieri. In seguito alla sfida nei sotterranei di Dal Nystriere, Sariel "ricordò" la presenza, nel suo zaino di un teschio nero. Tale artefatto (Magic: The Gathering, Wizard of the Coast ©) fu reperito durante le precedenti avventure dei nostri eroi. Adesso era tornato a manifestarsi, in tutta la sua potenza magica negativa o forse positiva. Niente seppero dire i druidi del campo, anzi, parvero restii a trattare tale argomento. I nostri, sconsoli, tornarono ai loro giacigli senza un'ombra di risposta.
L'alba fu la sveglia per il gruppo. La scorciatoia, la loro via. Due giorni, dicevano le vedette ed esploratori, mancavano al grande duello, tra ribelli e tiranni, sul campo di battaglia di Albridge, ultima roccaforte e sacca di resistenza dei contadini. La marcia è monotona, la campagna sempre la stessa, colline e campi abbandonati. Ci si annoia anche presto a chiaccherare, visto che da parlare c'è veramente poco. I nostri sono tesi e nervosi, al pensiero che domani l'altro potrebbero esser cibo per i corvi. Un evento, nella tarda mattinata, sconvolge il viaggio. Un cavallo, ad alta velocità, corre sulla loro stessa strada. La compagnia decide di tenere piè fermo sulla strada: non sarà un esploratore del Cerchio a impensierirli. Ma, per una volta tanto, era un volto amico. E' Trin, l'halfling spagnola, già conosciuta da parte di tutta la compagnia, meno Caranthir, il quale, al secolo non faceva ancora parte della banda. Li informa di cose già note e annuncia che sta marciando anche lei a dare una mano ai ribelli. Una spada in più è sempre un bene.
Al tramonto giungono ad Albridge, dopo una giornata intera di cammino. Ad accoglierli Dar Gremath, capo dei ribelli di Albridge. Li stavano aspettando, stavano aspettando più rinforzi possibili.
E' buio, si distingue poco dalla piccola cittadina sul fiume. Improvvisate barricate, finestre sprangate, segni evidenti d'abbandono e di saccheggio. Più che un paese, Albridge tentava di diventare una cittadella.
"I capi sono riuniti qui dentro." annunciò Dar, arrivando ad una casa, la quale, unica a due piani, era con tutta probabilità casa sua.
Cominciava così il Consiglio di Guerra...»
venerdì 23 settembre 2011
mercoledì 21 settembre 2011
Cronache di D&D II^ Puntata [2/2]
« Notti brave, spallette, volanti due contro centocinquanta, piadine fumanti alle due e mezzo di notte, birre sciacquose, twighe e viaggi sull'Aurelia dove la sola luce proviene da due fari nella notte; così tardi che anche le lucciole sono a letto.. Sempre per lidi lontani. »
No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.
Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...
« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.
Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.
"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»
No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.
Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...
« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.
Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.
"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»
domenica 11 settembre 2011
Cronache di D&D II^ Puntata [1/2]
Rieccoci dunque... Lo so, assenza ingiustificata per più di una settimana. Son stato dietro ai test d'ammissione a Medicina e Proff. Sanitarie. Il primo è già saltato, 828esimo.. Il secondo me lo danno domani (si spera).
Infermieristica o no, non si possono interrompere i racconti di punto in bianco.. tosto dunque riprendiamo.
(perchè uso sempre il lemma "tosto"..?)
<<La marcia verso Marl era ripresa, in seguito al combattimento presso il podere. Il tempo era sempre uggioso e non accennava a smettere con la pioggia. All'incirca del mezzogiorno, i nostri avvistano da lontano qualcosa: Marl. Ma si vedeva lontano un miglio che la città non fosse brulicante di vita. "Vado io in ricognizione" esclamò Zebith. Confermata l'idea dai vari cenni di assenso dei compagni, il nostro proseguì da solo alla volta della città abbandonata. Dopo nemmeno mezz'ora di riposo sull'erba bagnata, al riparo d'un grosso pino, il ricognitore era tornato. "Non c'è niente ragazzi. E' tutto distrutto, fatto a pezzi, demolito.." esclamò appena arrivato. "Riposati un attimo e raccontaci meglio" disse il nano. "Ve l'ho detto" aggiunse lui "non c'è nessuna forma umana nel raggio di un chilometro. L'uniche cose che ho visto muoversi erano dei ragni grossi, ma parecchio grossi.. Poi nient'altro".
Decisione collettiva fu quella di aggirare la città, passando dalla campagna adiacente, onde evitare ritorsioni locali da parte dei nuovi "abitanti" di Marl. Caranthir gettò un'ultima occhiata al campanile semidiroccato della cittadina, per poi proseguire verso casa.
La strada si fa sempre più fangosa e dissestata. Segni di passaggio, recenti e non, costellano la strada. Un frugale pasto, consumato in corso d'opera, segna che è l'ora di pranzo. Durante il viaggio per il campo di Woodsinger, i nostri trovano anche una piccola fattoria, abitata da due halfling. E' strano vedere come, in mezzo a tanta distruzione e disgrazia d'una regione devastata, esista ancora una minuscola zona felice, abitata da piccoletti. Forse gli halfling non si rendono nemmeno conto della fortuna d'essere stati ignorati dal Cerchio di Ferro.
Verso metà del pomeriggio, sempre sotto la pioggia scrosciante, la compagnia arriva al limitare della foresta. Qui Caranthir era di casa. Indicò loro una semplice, per lui, scorciatoia, in mezzo alla foresta, perdendo le facili tracce del sentiero. La pioggia sotto i fitti alberi cadeva più rada, e quindi era più facile per l'orecchio ascoltare i rumori. Ma di rumori in quella foresta ce n'erano veramente troppi. "Fermi" disse James, avvertendo l'ennesimo rumore. Fatto sta che a quel semplice segnale, non solo si fermarono i suoi colleghi, ma dall'alto delle piante si calarono quattro elfi. "Chi siete voi, cosa ci fate qui? Non sapete che.." cominciò quello che sembrava il capo pattuglia, ma non seppero mai che cosa dovevano sapere "Caranthir! Sei proprio tu?"
Sì, Campo Woodsinger era sempre più vicino.
La discussione con la capa Eriyel era da poco finita e Caranthir osservava le piccole casette sugli alberi. Il campo era piccolino, venti, forse nemmeno trenta abitazioni. Niente a che vedere con le grandi "metropoli" elfiche di cui narrano i più vecchi. Era tornato al campo, aveva spiegato che fosse successo alla propria pattuglia. E il comandante è stata chiara: niente guerra. I compagni di Caranthir ne erano affranti. Però forse una soluzione c'èra. Andava ripulito un rifugio di goblin, maledetti, accanto al vecchio villaggio di Dal Nystiere. Secondo le fonti di Israfen, pattuglie hanno riferito che ci sia della attività magica negativa, nei paraggi. E pare che l'unico ingresso sia attraverso un piedistallo posto in mezzo ad un circolo di pietre verticali. E pare, a quanto è emerso durante l'ultima discussione, che saranno loro a stanare quelle bestie. Caranthir era distrutto. Nel giro nemmeno d'una settimana aveva quasi girato tutta la regione. Ora toccava rischiare la vita un'altra volta. Era certo che Eriyel non avrebbe mai mosso guerra contro il Cerchio di Ferro. Non è questione elfica una guerra tra umani. Cosa c'èntravano loro? Ma era forse vero che se il Cerchio si fosse allargato avrebbe procurato danno anche al loro campo, e allora chissà, forse in quel momento entrare in guerra sarebbe troppo tardi. Tutti discorsi che si portò a letto, mentre cercava di prender sonno. Domani è un'altra grande avventura.
Si alzarono presto, di buon mattino. Avrebbero voluto altri ragguagli, ma Eriyel e Israfen, le più alte figure di comando di quel posto, erano partiti all'alba, per chissà dove. Strano. "In marcia, su!" disse qualcuno, allegramente. Gli elfi si affacciavano dall'alto delle piante a guardare il curioso drappello. I più giovani elfetti lanciavano foglie secche sui giovani diretti a distruggere il covo di goblin. Sarà segno di buon auspicio?
Il sentiero erboso andava piano piano diradandosi, facendo posto ad una vecchia strada lastricata, ormai antica e distrutta. Segno che erano sulla strada giusta. Dopo un'ora e mezzo di cammino e qualche cambio di rotta, l'approdo doveva essere arrivato. Una radura, delle palesi pietre giganti verticali torreggiavano in mezzo al piccolo rialzo. Qualche albero intorno ed un carro semidistrutto, relitto in mezzo alla strada. Pareva un ottimo posto per un imboscata di briganti. Detto fatto.
Dall'alto delle piante sbucano ragni. Grossi ragni. Uno arrivava in altezza a Wulgar, il quale cerca subito di morderlo. La reazione dei nostri è immediata. L'arco sfolgorante di Sariel colpisce i due ragni appropinquati al nano, mentre, da lontano, sopraggiungono altre bestiacce. E' facile definirli: goblin ed altri ragni. Arrivano a corsa, berciando nella loro lingua gutturale ed ignobile, mentre si avventano sempre su Wulgar, frangiflutti in tal guisa. Vanno a crearsi duelli e lotte campali, tutto insieme. Zebith, presa distanza dal corpo a corpo, invia il suo aiuto in combattimento tramite frecce letali. James, gridando abbatte il primo goblin della giornata, il quale si piega come un sacco di cenci. Caranthir al suo fianco, leva la spada al cielo e la schianta sulla debole difesa del secondo goblin. Un paio di mosse mal parate ed una stoccata finale. Touchè. Altro derelitto che va a baciare il suolo. Nella cruenta ma rapida battaglia, si staglia anche un grido di preghiera del nano, il quale, in tutta risposta, riceve altri colpi dalle terribili tenaglie dei ragni, avventatisi su di lui. Nel mentre frizzano in aria lampi e fulmini blu. Sariel ha trovato la giusta concentrazione e soprattutto la buona mira per colpire due ragni all'unisono. James para i fendenti di quelle bestie pelose, e Caranthir mentre si difende da un debole colpo offertogli dal goblin, lo vede fuggir via, titubante. Scelta saggia vista la fine dei suoi due colleghi.
James, in preda all'ebrezza del combattimento, pianta la sua ascia in mezzo al ragno già acciaccato. Esso finisce di dimenarsi in terra. Le frecce di Zebith continuano a piovere in mezzo alla mischia, precise come il cioccolato Novi, e Caranthir, mediante un colpo possente, cerca di distruggere la tempra d'un altro ragno.
Il tutto si conclude nel giro di mezzo minuto. Wulgar cade su un ginocchio, in seguito al dolore del veleno iniettatogli dalle bestie. I goblin sono in fuga. Caranthir abbatte un altro ragno. I fulmini di Sariel schizzano nel terzo elemento, colpendo a più non posso. Ma è l'ascia di James a sancire la fine dei combattimenti. Immediati i soccorsi al nano, il quale cominciava ad andare a mettere un piede di là.
"Bestie schifose" gridò Caranthir, facendo levare uno stormo di pennuti dal più vicino albero. Detto ciò ribaltò con una pedata il vecchio carro malandato. Aveva scoperto che era pieno di giacigli di goblin.
Ora bisognava entrare dentro il nascondiglio. E un sistema c'èra...>>
Infermieristica o no, non si possono interrompere i racconti di punto in bianco.. tosto dunque riprendiamo.
(perchè uso sempre il lemma "tosto"..?)
<<La marcia verso Marl era ripresa, in seguito al combattimento presso il podere. Il tempo era sempre uggioso e non accennava a smettere con la pioggia. All'incirca del mezzogiorno, i nostri avvistano da lontano qualcosa: Marl. Ma si vedeva lontano un miglio che la città non fosse brulicante di vita. "Vado io in ricognizione" esclamò Zebith. Confermata l'idea dai vari cenni di assenso dei compagni, il nostro proseguì da solo alla volta della città abbandonata. Dopo nemmeno mezz'ora di riposo sull'erba bagnata, al riparo d'un grosso pino, il ricognitore era tornato. "Non c'è niente ragazzi. E' tutto distrutto, fatto a pezzi, demolito.." esclamò appena arrivato. "Riposati un attimo e raccontaci meglio" disse il nano. "Ve l'ho detto" aggiunse lui "non c'è nessuna forma umana nel raggio di un chilometro. L'uniche cose che ho visto muoversi erano dei ragni grossi, ma parecchio grossi.. Poi nient'altro".
Decisione collettiva fu quella di aggirare la città, passando dalla campagna adiacente, onde evitare ritorsioni locali da parte dei nuovi "abitanti" di Marl. Caranthir gettò un'ultima occhiata al campanile semidiroccato della cittadina, per poi proseguire verso casa.
La strada si fa sempre più fangosa e dissestata. Segni di passaggio, recenti e non, costellano la strada. Un frugale pasto, consumato in corso d'opera, segna che è l'ora di pranzo. Durante il viaggio per il campo di Woodsinger, i nostri trovano anche una piccola fattoria, abitata da due halfling. E' strano vedere come, in mezzo a tanta distruzione e disgrazia d'una regione devastata, esista ancora una minuscola zona felice, abitata da piccoletti. Forse gli halfling non si rendono nemmeno conto della fortuna d'essere stati ignorati dal Cerchio di Ferro.
Verso metà del pomeriggio, sempre sotto la pioggia scrosciante, la compagnia arriva al limitare della foresta. Qui Caranthir era di casa. Indicò loro una semplice, per lui, scorciatoia, in mezzo alla foresta, perdendo le facili tracce del sentiero. La pioggia sotto i fitti alberi cadeva più rada, e quindi era più facile per l'orecchio ascoltare i rumori. Ma di rumori in quella foresta ce n'erano veramente troppi. "Fermi" disse James, avvertendo l'ennesimo rumore. Fatto sta che a quel semplice segnale, non solo si fermarono i suoi colleghi, ma dall'alto delle piante si calarono quattro elfi. "Chi siete voi, cosa ci fate qui? Non sapete che.." cominciò quello che sembrava il capo pattuglia, ma non seppero mai che cosa dovevano sapere "Caranthir! Sei proprio tu?"
Sì, Campo Woodsinger era sempre più vicino.
La discussione con la capa Eriyel era da poco finita e Caranthir osservava le piccole casette sugli alberi. Il campo era piccolino, venti, forse nemmeno trenta abitazioni. Niente a che vedere con le grandi "metropoli" elfiche di cui narrano i più vecchi. Era tornato al campo, aveva spiegato che fosse successo alla propria pattuglia. E il comandante è stata chiara: niente guerra. I compagni di Caranthir ne erano affranti. Però forse una soluzione c'èra. Andava ripulito un rifugio di goblin, maledetti, accanto al vecchio villaggio di Dal Nystiere. Secondo le fonti di Israfen, pattuglie hanno riferito che ci sia della attività magica negativa, nei paraggi. E pare che l'unico ingresso sia attraverso un piedistallo posto in mezzo ad un circolo di pietre verticali. E pare, a quanto è emerso durante l'ultima discussione, che saranno loro a stanare quelle bestie. Caranthir era distrutto. Nel giro nemmeno d'una settimana aveva quasi girato tutta la regione. Ora toccava rischiare la vita un'altra volta. Era certo che Eriyel non avrebbe mai mosso guerra contro il Cerchio di Ferro. Non è questione elfica una guerra tra umani. Cosa c'èntravano loro? Ma era forse vero che se il Cerchio si fosse allargato avrebbe procurato danno anche al loro campo, e allora chissà, forse in quel momento entrare in guerra sarebbe troppo tardi. Tutti discorsi che si portò a letto, mentre cercava di prender sonno. Domani è un'altra grande avventura.
Si alzarono presto, di buon mattino. Avrebbero voluto altri ragguagli, ma Eriyel e Israfen, le più alte figure di comando di quel posto, erano partiti all'alba, per chissà dove. Strano. "In marcia, su!" disse qualcuno, allegramente. Gli elfi si affacciavano dall'alto delle piante a guardare il curioso drappello. I più giovani elfetti lanciavano foglie secche sui giovani diretti a distruggere il covo di goblin. Sarà segno di buon auspicio?
Il sentiero erboso andava piano piano diradandosi, facendo posto ad una vecchia strada lastricata, ormai antica e distrutta. Segno che erano sulla strada giusta. Dopo un'ora e mezzo di cammino e qualche cambio di rotta, l'approdo doveva essere arrivato. Una radura, delle palesi pietre giganti verticali torreggiavano in mezzo al piccolo rialzo. Qualche albero intorno ed un carro semidistrutto, relitto in mezzo alla strada. Pareva un ottimo posto per un imboscata di briganti. Detto fatto.
Dall'alto delle piante sbucano ragni. Grossi ragni. Uno arrivava in altezza a Wulgar, il quale cerca subito di morderlo. La reazione dei nostri è immediata. L'arco sfolgorante di Sariel colpisce i due ragni appropinquati al nano, mentre, da lontano, sopraggiungono altre bestiacce. E' facile definirli: goblin ed altri ragni. Arrivano a corsa, berciando nella loro lingua gutturale ed ignobile, mentre si avventano sempre su Wulgar, frangiflutti in tal guisa. Vanno a crearsi duelli e lotte campali, tutto insieme. Zebith, presa distanza dal corpo a corpo, invia il suo aiuto in combattimento tramite frecce letali. James, gridando abbatte il primo goblin della giornata, il quale si piega come un sacco di cenci. Caranthir al suo fianco, leva la spada al cielo e la schianta sulla debole difesa del secondo goblin. Un paio di mosse mal parate ed una stoccata finale. Touchè. Altro derelitto che va a baciare il suolo. Nella cruenta ma rapida battaglia, si staglia anche un grido di preghiera del nano, il quale, in tutta risposta, riceve altri colpi dalle terribili tenaglie dei ragni, avventatisi su di lui. Nel mentre frizzano in aria lampi e fulmini blu. Sariel ha trovato la giusta concentrazione e soprattutto la buona mira per colpire due ragni all'unisono. James para i fendenti di quelle bestie pelose, e Caranthir mentre si difende da un debole colpo offertogli dal goblin, lo vede fuggir via, titubante. Scelta saggia vista la fine dei suoi due colleghi.
James, in preda all'ebrezza del combattimento, pianta la sua ascia in mezzo al ragno già acciaccato. Esso finisce di dimenarsi in terra. Le frecce di Zebith continuano a piovere in mezzo alla mischia, precise come il cioccolato Novi, e Caranthir, mediante un colpo possente, cerca di distruggere la tempra d'un altro ragno.
Il tutto si conclude nel giro di mezzo minuto. Wulgar cade su un ginocchio, in seguito al dolore del veleno iniettatogli dalle bestie. I goblin sono in fuga. Caranthir abbatte un altro ragno. I fulmini di Sariel schizzano nel terzo elemento, colpendo a più non posso. Ma è l'ascia di James a sancire la fine dei combattimenti. Immediati i soccorsi al nano, il quale cominciava ad andare a mettere un piede di là.
"Bestie schifose" gridò Caranthir, facendo levare uno stormo di pennuti dal più vicino albero. Detto ciò ribaltò con una pedata il vecchio carro malandato. Aveva scoperto che era pieno di giacigli di goblin.
Ora bisognava entrare dentro il nascondiglio. E un sistema c'èra...>>
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