« Notti brave, spallette, volanti due contro centocinquanta, piadine fumanti alle due e mezzo di notte, birre sciacquose, twighe e viaggi sull'Aurelia dove la sola luce proviene da due fari nella notte; così tardi che anche le lucciole sono a letto.. Sempre per lidi lontani. »
No, non è l'inizio di una nuova serie noir su questo blog: è un semplice riassunto delle mie ultime serate. Causa, quindi effetto alzarsi con l'orario biologico alle nove ma essere reattivi alle undici e mezzo suonate. Temo che l'andazzo finirà presto: devo andare a correre e spolverare la EA Sports Active. 930 etti è l'ultima linea, di più non indietreggiamo.
Trallaltre cose, siamo andati avanti con il D&D! Dopo una riunione su Googleplàs, durata 52 commenti e 2 settimane, la Giunta Comunale decretossi un dì, anzi, un vespro; domenica scorsa. E siamo andati dimorto, ma dimorto avanti. Quella sera però avevo sonno, scrissi solo una pagina e mezzo (A4)..
Ma dove c'èravamo lasciati? Ah sì, sconfitti i ragni fuori dalla Stonehenge de noartri, c'èra un sistema per... eeeh, e lo vengo a dì a voi. Leggete, leggete...
« La voce cavernosa del nano: "Siete tutti pronti?". Si erano raccolti intorno alla pietra centrale del cerchio magico. Erano tutti abbastanza nervosi. Affrontare un nemico grande e grosso a volte è più facile, rispetto all'affrontare l'ignoto assoluto. Caranthir era in mezzo, pronto a versare il sangue di drago. "Allora io vado" disse quest'ultimo. Si tennero tutti per mano. Perfino Sariel accettò la pronta stretta del James, come se fosse turbata e spaventata. Una mano amica, seppur tentatrice, era d'aiuto.
Tutto accadde in una frazione di secondo o forse anche meno. Le fresche frasche della foresta non c'èrano più. Il cielo azzurro della mattina era scomparso. L'erba era sostituita dalla pietra umida. Dalla luce al buio.
Lo stupore iniziale, di essere stati catapultati in una grotta abitata da goblin, i quali non si capacitavano di un irruzione di umani e simili, durò poco. La reazione, immediata e strepitosa, non si fa aspettare. Un goblin, vestito in maniera diversamente cenciosa dagli altri e soprattutto, allocato in cima ad una scalinata, berciò qualcosa. Ciò attirò l'attenzione di Zebith, il quale lo inquadra immediatamente con il suo arco e lo fulmina. Lesto, il primo goblin che gli si para davanti, cade a terra, dominato dalla ἤλεκτρον.
Gli altri si impegnano nel corpo a corpo, ma il primo cadavere goblin si comporta in maniera strana. Ancor prima di toccare suolo, comincia ad emettere fumo; gas d'ignobile origine che si orizzonta con il capo dei goblin. Esso si rivela poi un mago, dopo pochi secondi. Mediante una magia, strèga Zebith, dominandolo. Ma non c'è malocchio che vada bene al nostro: ribellandosi però si procura una qualche ferita al naso.
I goblin, viscidi e volgari, non si fanno attendere. Alcuni liberano da alcune gabbie, dei drachi; due estraggono le misere armi e danno battaglia a Wulgar, il quale ritarda con la guardia ed incassa due fendenti. Un terzo fellone ferisce ad una gamba l'aggraziata Feyerown. Essa indietreggia: dalla sua sacca estrae la bacchetta "Colpo di Gelo" (made in Germany) e scatena la potenza del freddo contro il raccattato in cima alle scale. Caranthir, vista la scena del suo collega Zeb, non fa discorsi. Corre verso la scalinata e inizia a salire i gradini, aggravato dalla pesantezza dell'armatura. Il mago si accorge della presenza incombente e cerca rapidissimamente una profezia malefica; ma ormai è tardi, Caranthir gli è addosso. La guardia cade rapidamente, Caranthir da posizione inferiore si pone al suo pari, andando avanti di qualche gradino. E quando la lama della spada lunga di Car incontra la fetida pelle della mano goblinesca, ecco la soluzione: un grido squarcia le ragnatele della zona ed una poderosa spallata fa rovinare di sotto dalle scale il disgraziato esserino. Dulcis in fundo, mentre il fattucchiero cerca di rialzarsi, i suoi occhi incontrano, pochi secondi prima di morire, una figura decisamente alta che ormai ha puntato, con una stoccata netta, la sua testa. Quel che rimane è un cadavere polveroso ed una testa mozzata che rotola per gli ultimi gradini rimasti.
Non solo scalinate (di moda) per stasera: il lucchichìo delle armi bianche di James e Wulgar sparisce, ormai tinto di rosso carminio. Teste sfracellate e drachi feriti. Ma quelle bestiacce infami riescono a superare la Classe Armatura dei nostri due lupesi. Il fumo nero è segno che Zebith ha deciso di celarsi, dopo aver colpito duramente un ennesimo goblin. Caranthir, finita la propria opera di distruzione, salta sopra quel tavolino accanto alle scale, proprio quello divorato dalla nube nera di Zebith. Sariel continua la sua potente magia, stavolta producendo fiamme e fuoco. "Debemur morti nos nostraque..", la preghiera potente del nano, il quale è il solo che riesce a frantumare crani di drachi e contemporaneamente invocare i propri déi.
Ma la pugna volge rapidamente al termine e si intravede la superiorità tecnica dei nostri spedizionieri. Un draco giace a terra, succube della magie di Sariel. Il parente cade sotto l'acciaio (inox) dell'Elfo. Zebith impegna ed elimina un altro miserabile e James, con una poderosa pedata, incolla a terra l'ultimo dei Mohicani.
"E questo cos'è?" esclama James. Il post battaglia è tutto dedicato all'ispezione del luogo. Due poderose porte, poco arredamento: qualche libreria, un tavolo in mezzo ad un cerchio magico in cima alle scalinate. Proprio da lì, mediante un ardito sistema di mezzi, Sariel e James recuperano delle pergamene ubicate sul tavolato. "Pare una mappa stilata direttamente per arrivare a Campo Woodsinger.." fa il pensoso Caranthir.
Ecco come i bastardi goblin avevano trovato facilmente la via. Ma la missione non era ancora conclusa: il necromante andava stanato e non era di certo quel farabutto da due lire, in cima ad una scalinata.
Il lézzo dei cadaveri andava ad impregnare la piccola area ed i nostri si accingevano ad aprire una delle due porte, precisamente quella a destra. "Andiamo!" disse qualcuno. Di là dalla porta si apre un salone enorme, rispetto a dov'erano finora. Bracieri di grosse dimensioni davano una luce spettrale al posto. Sulle mura un enorme affresco di fattura eladrin, il quale andò a toccare le corde del cuore di Sariel. Alte statue imperiavano sul loco. Ma l'attenzione dei nostri non andò alle statue. Nel mezzo alla sala c'èra una figura veramente indicibile. Oltre a quello spuntarono dal niente due scheletri ed un ragno di fattezze giganti. Zebith, solitamente il più lesto, incocca l'arco e spara contro quella mostruosità. I due scheletri si mettono in difensiva. Ma appena i nostri cercano di avanzare, una voragine si apre davanti a loro, costellata sul fondo da grossi spunzoni.
"Forza, non fermiamoci. Avanti!" grida l'Alfiere, gettando il cuore oltre l'ostacolo. Si trova dall'altra parte, solo. In compagnia del getto di freddo appena scagliatogli dal necromante, il quale va a nascondersi poi dietro la grossa colonna in mezzo al salone. I compagni di avventure cercano di avventarsi dall'altra parte della trappola, ma sia Zebith che Wulgar cascano dentro: deo gratias, le armature non li fanno morire sul colpo. Gli avversari si avventano sull'unico in combattimento. Il ragno gigante impegna il nostro: un getto di bava ed una veloce ragnatela lo fanno sparire dal pavimento. Ma non finisce lì. Gli scheletri gli si avventano addosso e lo fanno indietreggiare fino al bordo della buca. Tenere la guardia di un nonmorto non è cosa da tutti i giorni. Rispunta il necromante, colpendo con un altro colpo di ghiaccio. Ma la ricomparsa gli costa cara. Qualcuno dalla porta emette potenti ed alte fiamme contro il cattivone di turno. Luce contro buio. Sariel va di nuovo a segno.
"Non vorrai tenerteli tutti per te, spero" esclama James, saltando finalmente quell'infernale buca. "Lasciatemene qualcuno!" grida il nano, il quale, dopo immani sforzi, esce dalla trappola. Il ragno fa la sua ricomparsa, ma Caranthir, nonostante il freddo ancestrale, se ne accorge, e lo infilza fino all'elsa. Nel dolore, il ragno dimena una delle sue tante zampe, ferendo il povero James. Come una carica di cavalleria, anche Zebith esce dalla trappola, andando a dar manforte al suo amico Wulgar, il quale era già in combattimento con uno scheletro. Il ragno scompare di nuovo, arrampicandosi su una robusta ragnatela prodotta all'istante.
Il necromante, ustionato, avanza verso la zona calda e dai suoi artigli sprigiona fulmini tonanti nei confronti dell'altra maga. Sariel viene ferita, proprio mentre stava cercando di scavalcare la trappola. Essa finisce in bocca ai pali appuntiti. Visto l'avanzare del nemico potente, Caranthir elude la guardia dei poco reattivi scheletri e si avventa sul mago nero. Insieme a lui viene avanti anche James. Entrambi lo feriscono, saltando con poche stoccate, la difesa. Ma ogniqualvolta il necromante veniva colpito, una nube nera veniva sprigionata dalla sua figura. Come se, per ogni colpo subito, il necromante andava diradandosi. Anche Wulgar avanza e mediante una magia ferisce il mago. Ma quest'ultimo sprigiona un'altra volta una scarica di fulmini, ferendo gravemente Caranthir e Zebith. Ma l'onda d'urto è talmente potente da spingerli indietro fino alla trappola, facendoli cascare. James rimane spiazzato, ma assegna un altro duro colpo. E poco dopo la scomparsa dei due dal campo di battaglia, compare dal niente Sariel, frapposta tra il necromante e James.
"Scusami!" grida la fanciulla, poco prima di sparare fuoco e fiamme un'altra volta. James si copre il volto. Abbassato il braccio e riaperto gli occhi dopo qualche secondo e qualche vampata in meno la situazione è questa. Wulgar si sta cercando di spengere i capelli, il necromante non c'è più; è rimasta solo la tunica a terra. Gli scheletri sono in preda alle fiamme ma uno trova il riposo eterno grazie all'arco sfolgorante. Fa la sua ricomparsa il ragno, il quale cerca di ferire James. Ma Caranthir riesce a trovare un appiglio e dopo uno sforzo immane, si rigetta sul pavimento del campo di battaglia. Sopraggiunge alle terga del ragno e dopo due colpi mancati, lo termina infilandogli la spada nelle fauci. L'ultimo scheletro, sconclusionato vista la sparizione del suo burattinaio, si frantuma in terra. Sì, Zebith era uscito dalla fossa dei puntaspilli..»
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