Sono veramente troppo indietro con tutto e come sempre, ho una marea di progetti da portare avanti. Ho lì sulla scrivania le pagine d'appunti dell'ultima sessione di D&D che mi guardano, mi guardano male. Ma che vi devo dire a voi.. Domenica scorsa ci siamo briscolati, è venuto fòri un mostro, poi è scaduto il parcheggio ad uno, son venuti i vigili...
« Il posto trasecolava di un tanfo indicibile. L'aria viziata, l'umido e il nuovo fetore di sottospecie di cadaveri mostruosi e nonmorti non aiutava di certo l'ambiente. I nostri ragazzi si son dati alla perlustrazione più ampia del posto. Inutili gli sforzi di sfondare le due porte di pesante ferro e legno di quercia. Inutile anche cercare, chi minuziosamente chi alla rinfusa, nelle vaste librerie a fondo della sala. "Venite! Ho trovato qualcosa.." disse ad alta voce lo Zebith. Nell'angolo sinistro, in fondo, era presente una grossa leva. Ed un grosso forziere. "Che aspettiamo? Apriamolo." disse Wulgar, il quale, con un colpo netto di mazza, centrò il lucchetto. "Lascia fare a me.." aggiunse James, vista l'inefficacia del colpo. Una grezza legnata d'ascia tranciò serratura, baule e tutto. "Lo chiamavano "delicato"." disse la maghetta. Il bottino fu prezioso, visto lo sforzo: monete d'oro, un armatura lucente, monili. Probabilmente era la tesoreria di quel piccolo nucleo di delinguenti, ormai resi inefficenti contro l'umanità. "Sento qualcosa di strano.. come di magico" disse sottovoce Wulgar, mentre si provava l'armatura. Il suo sguardo scorse i suoi compagni e cadde su Sariel.
"Inutile dire quanto la comunità degli elfi sia riconoscente verso di voi" continuò a recitare Eriyel. Il drappello era riuscito a tornare al Campo Woodsinger. "Sono giunta quindi ad una conclusione" disse, dopo una piccola pausa la capa degli elfi. La fuga sembrava impossibile, le porte inaccessibili. Fu un colpo di genio di Sariel, di tornare sopra i cerchi del teletrasporto ed esclamare il nome della città eladrin dalla quale erano venuti. "Quale conclusione, sua magnificenza?" chiese rispettoso James. Gli erano passate le ruzze in quel momento catartico.
"Gli elfi scenderanno in guerra. Israfen comanderà una compagnia di cinquanta elfi arcieri addestrati per ogni situazione. Sono già in marcia verso Albridge. Adesso dovete solamente raggiungerli." concluse la vecchia Eriyel. Un grido di giubilo da parte dei nostri. Seppur sia un aiuto limitato era pur sempre un incentivo contro i nemici del Cerchio di Ferro. Ma un tarlo assale i nostri avventurieri. In seguito alla sfida nei sotterranei di Dal Nystriere, Sariel "ricordò" la presenza, nel suo zaino di un teschio nero. Tale artefatto (Magic: The Gathering, Wizard of the Coast ©) fu reperito durante le precedenti avventure dei nostri eroi. Adesso era tornato a manifestarsi, in tutta la sua potenza magica negativa o forse positiva. Niente seppero dire i druidi del campo, anzi, parvero restii a trattare tale argomento. I nostri, sconsoli, tornarono ai loro giacigli senza un'ombra di risposta.
L'alba fu la sveglia per il gruppo. La scorciatoia, la loro via. Due giorni, dicevano le vedette ed esploratori, mancavano al grande duello, tra ribelli e tiranni, sul campo di battaglia di Albridge, ultima roccaforte e sacca di resistenza dei contadini. La marcia è monotona, la campagna sempre la stessa, colline e campi abbandonati. Ci si annoia anche presto a chiaccherare, visto che da parlare c'è veramente poco. I nostri sono tesi e nervosi, al pensiero che domani l'altro potrebbero esser cibo per i corvi. Un evento, nella tarda mattinata, sconvolge il viaggio. Un cavallo, ad alta velocità, corre sulla loro stessa strada. La compagnia decide di tenere piè fermo sulla strada: non sarà un esploratore del Cerchio a impensierirli. Ma, per una volta tanto, era un volto amico. E' Trin, l'halfling spagnola, già conosciuta da parte di tutta la compagnia, meno Caranthir, il quale, al secolo non faceva ancora parte della banda. Li informa di cose già note e annuncia che sta marciando anche lei a dare una mano ai ribelli. Una spada in più è sempre un bene.
Al tramonto giungono ad Albridge, dopo una giornata intera di cammino. Ad accoglierli Dar Gremath, capo dei ribelli di Albridge. Li stavano aspettando, stavano aspettando più rinforzi possibili.
E' buio, si distingue poco dalla piccola cittadina sul fiume. Improvvisate barricate, finestre sprangate, segni evidenti d'abbandono e di saccheggio. Più che un paese, Albridge tentava di diventare una cittadella.
"I capi sono riuniti qui dentro." annunciò Dar, arrivando ad una casa, la quale, unica a due piani, era con tutta probabilità casa sua.
Cominciava così il Consiglio di Guerra...»
Nessun commento:
Posta un commento